mercoledì 29 luglio 2015

Il libro dell'umore #6

Poche e semplici le regole:
 Associate ai libri che avete letto l'emozione o lo stato d'animo che vi hanno suscitato
 Spiegatene brevemente il perché
 Aspettate i commenti

Salve avventori!
Dopo tantissimo (troppo) tempo riprendiamo questa rubrica che avevamo un po' scordato.
Ogni libro (o quasi) che leggiamo ci lascia dentro qualcosa, emozioni che, positive o negative che siano, vale la pena di ricordare.
Il libro dell'umore è il modo migliore che io e Little Pigo abbiamo trovato per riassumerle in poche parole.

Incantata, deliziata, divertita: "Miss Charity" di Marie-Aude Murail 
Miss Charity Tiddler più che la protagonista di un libro è una cara amica. 
L'ho vista crescere, sognare, innamorarsi della vita. L'ho vista illusa, delusa e poi rialzarsi e perseverare per realizzare i suoi sogni. Con lei ho riso e pianto. Un libro e dei protagonisti che porterò sempre nel cuore.

Arrabbiata, impotente: "I trasfigurati" di John Wyndham
Rabbia è la sensazione che non si può non provare leggendo queste pagine. Un senso di rabbia e impotenza per la profonda ingiustizia che condanna chi è diverso dalla norma.
In parte anche un senso di comprensione verso la paura umana di fronte a tutto ciò che non è comprensibile e che la mente non riesce ad accettare.
Ve ne parlerò meglio prossimamente nella recensione.

Questa si è rivelata una lettura abbastanza pesante.
Le quattro protagoniste sono personaggi apatici e inerti che subiscono la vita anziché prenderne il controllo.
Tutte molto simili agiscono alle sventure pressoché nel medesimo modo.
Ed è stato abbastanza snervante per me leggere per quattro volte la stessa storia della donna ferita e abbandonata che reagisce affogando i dispiaceri nell'alcool e passando da un rapporto occasionale all'altro.
Storie amare che lasciano ben poca speranza.

Una lettura che non mi ha soddisfatto. 
Ho provato una profonda insofferenza nei confronti della protagonista e delle sue decisioni. Ho trovato sconclusionata e stupida quasi ogni sua azione. Un personaggio che nel tentativo di aggiustare una situazione non fa che peggiorarla e aggravarla. 
Suzy-Sue rappresenta, in poche parole, la donna che non vorrei essere mai.

Divertita, spensierata: "Borgo Propizio" di Loredana Limone
Un libro fresco, leggero e spensierato. Una piacevole boccata d'aria fresca.
Nessun personaggio negativo, nessun problema. Un libro che lascia il cuore leggero. Ogni tanto ci vuole!

Deliziata, triste, malinconica: "Lo straordinario viaggio di Edward Tulane" di Kate DiCamillo
Oh che libro delizioso questo. Edward Tulane è capace di toccare le corde del cuore e rimanere lì, ben saldo.
Tante sono le emozioni che si provano viaggiando insieme a lui. Gioia per le persone conosciute e tristezza per quelle lasciate alle spalle. Malinconia, perché chiunque ha avuto un amico inanimato a cui ha dedicato le prime attenzioni e una parte del suo cuore.

martedì 28 luglio 2015

Recensione: "Il tocco dell'aldilà" di Ornella Calcagnile

Titolo: Il tocco dell'aldilà
Autore: Ornella Calcagnile
Editore: Dunwich Edizioni
Data di pubblicazione: 14 Giugno 2015
Pagine: 49
Prezzo: 0,99 € (eBook)

Trama:
Imma e David sono solo amici virtuali, uniti dai social e la passione per i film, almeno fino a quando non decidono di incontrarsi. David ha tutte le qualità possibili e immaginabili che un ventiquattrenne possa desiderare: è bello, intelligente e prestante. Tuttavia si impone un isolamento inspiegabile agli occhi di chi lo circonda. 
Nessuno conosce l’inquietan­te segreto che fin da bambino, quando il suo cuore ha smesso di battere per qualche istante, affligge il giovane. 
Imma, spigliata e solare, rappresenta una boccata d’aria fresca nella sua vita grigia e solitaria, ma la serenità non durerà a lungo. La ragazza scoprirà, nel modo più cruento, cosa si cela nei trascorsi del suo sventurato amico, affrontandone i fantasmi del passato e avvicinandosi a un mondo che mai l’aveva sfiorata.

Recensione:
Ornella Calcagnile in queste pagine racconta una storia che fonde in sé il genere romantico e quello dedicato al paranormale.
Inizialmente sembra di leggere una normale storia di conoscenza tra due giovani ragazzi vittime della solitudine, che si incontrano casualmente nella rete, e tra i quali nasce, col passare del tempo, un'amicizia sempre più profonda che ha tutti i presupposti per sfociare in una storia d'amore.
I due ragazzi si ascoltano e si capiscono. Trovano in quel rapporto virtuale il conforto che nessun rapporto reale ha mai dato loro.
Da qui nasce il desiderio, sempre più forte, di incontrarsi.
Una conoscenza "normale" come tante ai giorni nostri, se non fosse che David nasconde un segreto che ha condizionato la sua vita, e quella dei suoi cari, sin da quando era solo un bambino.
L'incontro tra i due andrà meglio del previsto, ma un giro per il centro di Napoli, la città di lei, farà venire a galla il segreto e, con lui, le sue drastiche conseguenze.
Tutto cambia per Imma che in questo giorno riceverà una sorta di "passaggio del testimone". 
Ora il segreto è anche suo. Riuscirà a domare gli eventi senza lasciarsi travolgere e distruggere da essi?
Ovviamente non risponderò a questa domanda. Avrei potuto essere meno vaga, ma il libro è così breve che dire altro significherebbe dire tutto. 
Ed è questa la pecca più grande che mi spinge a non poter dare un giudizio positivo a questa storia. 
Meno di 50 pagine sono poche per una storia, soprattutto se è complessa, e se vuole apparire realistica.
Andava sicuramente approfondita, andavano descritti in maniera più ampia i sentimenti, le emozioni, e il terrore dei protagonisti.
Anche il finale avrebbe meritato un più ampio respiro, invece la fase che avrebbe dovuto essere la più drammatica, concitata ed emozionante del racconto, si risolve tutta "alla tarallucci e vino".
Una storia in definitiva ben scritta e una trama non male, che proprio per questo avrebbero meritato uno svolgimento più dettagliato e approfondito.

Considerazioni:
Quando ho iniziato la lettura di questo libro mi sono subito resa conto che l'autrice scrive bene. 
Ad un certo punto della lettura però ho iniziato ad avere paura, e purtroppo non si trattava della paura (o suggestione) che si dovrebbe avere quando si legge un libro sui fantasmi. La paura era di ritrovarmi a leggere la solita storiella tra la ragazza semplice e il ragazzo misterioso, tenebroso e sexy che poi si scopre essere un vampiro.
Fortunatamente la storia prende una svolta decisamente più originale.
Ma la paura per un po' c'è stata. E perché?
Perché l'autrice cade nell'errore (o in quello che a parer mio è tale) di descrivere il ragazzo secondo i soliti cliché. Alto, bello, occhi chiarissimi, carnagione lattea, corporatura muscolosa, pettorali scolpiti e ventre super piatto.
Nulla da dire a riguardo, sono sicura che a molte lettrici quest'immagine non dispiacerà affatto, ma secondo me è poco realistica in questo contesto, perché non risponde affatto a quello che ci si aspetterebbe dal personaggio.
Perché non descrivere un ragazzo semplicemente normale?
Insomma, dubito fortemente che un ragazzo che non esce di casa (i cui unici svaghi e passatempi sono il cinema, la musica, libri e internet), tormentato da anni dalle continue visite, non proprio gradite, di gente dall'oltretomba, abbia come priorità quella di tenersi in perfetta forma.
Le persone depresse ai limiti della psicosi sono un po' diverse da quest'immagine idilliaca che ci viene presentata. Quindi un ritratto poco realistico.
Una storia può anche narrare di eventi fantastici e soprannaturali, ma questi dovrebbero sempre essere narrati in maniera credibile e coerente.
Anche le reazioni e i sentimenti espressi dai personaggi hanno le medesime carenze.
Mi riferisco allo stato di shock che qualsiasi persona dovrebbe avere dopo essersi risvegliata da un incidente mortale. Della disperazione che dei genitori dovrebbero esprimere per la morte del loro figlio, o che la protagonista avrebbe dovuto esprimere per la morte di un amico/amante. E così via...
Tutti stati d'animo tragici e forti che avrebbero meritato di essere espressi adeguatamente.
Un libro, questo, che risente davvero tanto del poco spazio che gli è stato riservato per lo svolgimento. E' nato e si è concluso ancora prima di crescere e muovere i primi passi.

il mio voto per questo libro 

venerdì 24 luglio 2015

Waiting for #8

Salve avventori!
Rieccoci con con un nuovo appuntamento della rubrica "Waiting for" con la quale vi segnaliamo le prossime uscite, o quei titoli che non vediamo l'ora di avere nella nostra libreria.


E questa volta vi parlerò di un libro che sto davvero aspettando da tempo, ovvero da quando ho letto l'ultima parola del suo predecessore.
È da allora, infatti, che aspetto con ansia questo seguito e finalmente l'attesa pare essere "quasi" giunta al termine. O almeno diciamo che riesco a scorgere la luce in fondo al tunnel.
Se vi dico Ransom Riggs a cosa pensate?
E se aggiungo il nome di una certa "Miss Peregrine" vi dice niente?
Ebbene si!!! 
Il terzo (e spero ultimo) capitolo di questa saga sta finalmente per essere pubblicato negli Stati Uniti con il titolo "Library of souls"

Library of souls di Ransom Riggs

L'uscita è prevista per il 22 settembre 2015. Resta solo da chiedersi quando la Rizzoli lo pubblicherà in Italia *-*
Speriamo di non dover aspettare troppo!
In attesa di vedere il libro nelle nostre librerie, chi vorrà potrà leggerne il primo capitolo (in inglese) visitando il sito dell'autore dove troverete l'anteprima gratuita.
Intanto possiamo tormentarci anche nell'attesa del film tratto dal primo capitolo di questa serie, ovvero "La casa per bambini speciali di Miss Peregrine" la cui uscita, negli Stati Uniti, dovrebbe essere prevista, salvo ritardi, per il 4 marzo 2016.
La pellicola, come penso saprete tutti ormai, ha come regista il grandissimo Tim Burton e vede come attori grandi nomi come: Asa Butterfield (già noto per film come: "Il bambino col pigiama a righe", "Hugo Cabret" e "Ender's Game") nel ruolo di Jacob e Eva Green nel ruolo di Miss Peregrine (scelta che non condivido, ma pazienza).

Anche voi attendete con ansia queste uscite?

Qui le mie recensioni dei capitoli precedenti di questa saga così peculiare ^^
La casa per bambini speciali di Miss Peregrine
Hollow City. Il ritorno dei bambini speciali di Miss Peregrine

giovedì 23 luglio 2015

I hate this cover #3



Salve avventori! 
Eccoci con un nuovo appuntamento di questa rubrica, che ha per protagoniste, come ben sapete, le copertine che, per un motivo o per l'altro, non riusciamo proprio ad apprezzare.
A tal proposito sono lieta di annunciare che questa volta non parleremo di una cover targata Newton Compton! Quasi non mi sembra vero XD 
Ma veniamo al dunque. Sicuramente avrete sentito parlare del libro "Aristotle and Dante discover the secrets of the universe".
Ricordo che tempo fa ne parlavano in molti, e altrettanti aspettavano con trepidazione l'uscita italiana.
Ebbene finalmente il momento tanto atteso è arrivato: la casa editrice Loescher ha pubblicato il romanzo di Benjamin Alire Saenz, facendone un'edizione scolastica. 
Ed ecco qui sotto il risultato.


Aristotele è un ragazzino arrabbiato con un fratello in prigione. Dante è un so-tutto-io che ha una strana visione del mondo. Quando i due si incontrano in piscina, sembrano non avere nulla in comune. Ma quando i due solitari iniziano a passare del tempo insieme, scoprono di condividere un'amicizia speciale - quella che ti cambia la vita e non finisce mai. Ed è grazie a questa amicizia che Ari e Dante impareranno le verità più importanti su di loro e che tipo di persone vogliono essere.







Credo sia lodevole destinare ai ragazzi delle scuole un romanzo del genere, invogliando così le fasce di età più giovani alla lettura di libri, attuali, ma con contenuti di un certo spessore. Qualcosa di diverso sia dai soliti "Promessi sposi" che da storie tipo "Twilight".
Ma, premesso ciò, era proprio necessario questo cambio di cover?
Quella originale era così bella, così suggestiva. Il cielo notturno, l'automobile in primo piano, il titolo con un font davvero particolare, tutte cose che, messe assieme in questo modo, non possono non attirare l'attenzione.
E invece quella italiana... ne vogliamo parlare?
Mi ricorda tanto il mio vecchio manuale di matematica!
Avrei potuto capire se nella cover originale ci fosse stata una donna mezza nuda, ma cosa c'era di tanto sbagliato in una macchina parcheggiata?
Mi spiace dirlo, ma se fossi un ragazzino, già tenendo in mano questo libro, proverei un senso di noia.
Tra la copertina stile testo scolastico ed il titolo che, di per sé, allude ad un manuale di scienze, sarei ben poco invogliata ad intraprendere la lettura. 
Perché ammettiamolo, anche l'occhio vuole la sua parte!
Detto ciò, spero vivamente che la casa editrice pensi urgentemente ad una nuova edizione, almeno per quelli che non vedono i banchi di scuola da un pezzo.

martedì 21 luglio 2015

Recensione: "Il confine del silenzio" di C.L. Taylor

Titolo: Il confine del silenzio
Titolo originale: The Accident
Autore: C.L. Taylor
Editore: Longanesi
Data di pubblicazione: 28 Maggio 2015
Pagine: 320
Prezzo: 16,40 € (cartaceo); 9,99 € (ebook)

Trama:
Sue Jackson è una donna realizzata: ha una famiglia felice, un marito con una solida carriera politica, una bella casa a Brighton, in Inghilterra. Ma quando la figlia quindicenne Charlotte entra in coma dopo essere stata investita da un autobus, tutta la sua felicità va in pezzi. 
Eppure, se possibile, il ricovero della ragazzina in terapia intensiva non è l’incubo peggiore che Sue deve affrontare. Cresce, infatti, dentro di lei il terribile sospetto che non si tratti di un incidente, ma di un tentativo di suicidio. Sue allora fa quello che solo una madre disperata può fare: apre il diario di Charlotte.
«Nascondere questo segreto mi sta uccidendo», è la terribile sentenza che spunta dai meandri della vita di una ragazza inquieta. Ed è solo la prima di una serie di rivelazioni che porteranno Sue a scoprire aspetti insospettati della vita di sua figlia, ma anche episodi del proprio passato che aveva faticosamente cercato di rimuovere. 
Inizia così una discesa agli inferi che coincide con la scoperta di un male sempre più oscuro, sempre più difficile da arginare, e che sta per travolgere la vita di tutti.

Recensione:
Un thriller forse, ma soprattutto un giallo mal riuscito.
Charlotte e il suo incidente che avrebbero dovuto essere, almeno così mi era sembrato di capire, il fulcro della storia non sono altro che il pretesto per raccontarci vita, morte e miracoli della vera protagonista, Sue Jackson, sua madre. 
Ogni capitolo è diviso in due parti, una prima parte in cui Sue ci racconta il presente, e l'altra in cui possiamo leggere pagine del suo diario, scritte da lei vent'anni prima.
Nella prima parte, quindi, Sue ci rivela, man mano, qualche particolare della sua vita: ci descrive le condizioni in cui versa sua figlia Charlotte, e la stanza d'ospedale in cui si trova, ci parla inoltre del rapporto, sempre più freddo e distante, che la lega a Brian, suo marito. 
Si lascia andare, come è ovvio che sia in momenti di sconforto e disperazione, e si tormenta con una domanda: "Perché Charlotte ha tentato di uccidersi?"
Nella seconda parte, invece, attraverso le pagine del suo diario la vediamo innamorarsi di James Evans, un tipo che, sin dalla prima apparizione, pare tutt'altro che raccomandabile.
A questo punto, ovvero già dal primo capitolo, il mistero va a farsi benedire.
Per quale motivo l'autrice avrebbe dovuto raccontarci del passato di Sue se non c'entrasse nulla con il presente?
E siccome due più due fa sempre quattro, chiunque finito il primo capitolo penserebbe, a ragione, che le due cose siano correlate.
Una volta capito che il motivo per cui Charlotte si è andata a schiantare contro un autobus in corsa è James, un ex fidanzato della madre, non ci resta che capirne il motivo.
Tutto il resto del libro non è altro che questo. 
Leggere del rapporto ossessivo e malato che lega sempre di più James a Sue e che la vede sempre più sottomessa e umiliata al volere di lui.
Sempre di più si delinea, dai racconti del passato, l'immagine di James come quella di uno psicopatico che farebbe di tutto per tenere Sue legata a sé e che, nel momento in cui la perde, è alimentato esclusivamente dal desiderio di ferirla.
Nel presente vediamo invece una Sue caparbia e combattiva, che entra nei panni di un investigatore per ricercare la verità e delle prove che avvalorino la sua tesi.
Il romanzo non è noioso, ma nemmeno avvincente quanto ci di aspetterebbe da un thriller.
Come dicevo all'inizio della recensione, è costruito più come un giallo dove, la protagonista agisce sola (spesso combinando più guai che altro) contro il parere di tutti per svelare il mistero che l'attanaglia. 
L'aspetto angosciante, tipico dei thriller, è affidato solo a questo suo essere sola contro il mondo. Non viene creduta da nessuno ma, d'altronde, nemmeno fa o dice qualcosa per far valere le sue ragioni.
È fin troppo evidente che si tratta di un romanzo d'esordio, sia per la prevedibilità di molte situazioni, che per i risvolti fin troppo banali. Inoltre anche il linguaggio utilizzato presenta le tipiche espressioni che fin troppo spesso mi è capitato di trovare nei romanzi degli autori emergenti. 

Considerazioni:
Questo libro per quanto mi riguarda è stato abbastanza deludente. 
Mi aspettavo di leggere un thriller incentrato sull'incidente che aveva coinvolto Charlotte e sui suoi pregressi, invece mi sono ritrovata a leggere capitoli, su capitoli in cui la vera protagonista è Sue, sua madre, e il suo passato tormentato.
Dire che è stato irritante e snervante leggere di una donna tanto debole e con poca stima di se stessa è dire poco.
In questo, credo che la scrittrice abbia fatto centro, perché dubito che con le sue parole volesse scaturire, nel lettore, emozioni diverse da quelle che ho provato io.
Si potrebbero aprire pagine e pagine di discussione sull'argomento "violenza sulle donne", ma c'è sempre da fare un po' di distinzione, perché anche le donne non possono sempre giustificare il loro restare assieme a dei mostri accampando le solite scuse.
James praticava su Sue due tipi di violenza: in primis quella psicologica, in seguito quella fisica, ma c'è da dire che non si può liquidare il comportamento di Sue (che lo giustifica continuamente e gli resta accanto), definendolo "debolezza". No, lei è proprio stupida.
James si è sempre rivelato, sin dal primo incontro, un tipo strano e poco equilibrato.
E se io, da lettrice, lo trovavo viscido e disgustoso in ogni gesto e azione, Sue lo trovava invece adorabile e perfetto.
Più il racconto prosegue, più le azioni di James diventano spregevoli e ingiustificabili. Al punto che la stessa Sue si sveglia dallo stato di ipnosi che l'ha condizionata e decide, finalmente, di lasciarlo. Poco dopo però ci torna insieme. 
Allora, a mia volta, smetto di giustificarla e la marchio come "caso cronico di idiozia irrecuperabile senza appello".
Per quanto riguarda il resto della vicenda ho trovato il tutto o poco realistico e credibile.
Faccio l'esempio del comportamento inconcepibile degli amici e conoscenti di Charlotte a cui sua madre si rivolge in cerca di aiuto e risposte.
La ex migliore amica di Charlotte, Ella e sua madre Judy, non hanno il minimo di empatia nei confronti di una madre che vive nel terrore di perdere sua figlia.
Judy, da madre, avrebbe dovuto mettere da parte gli antichi e sciocchi rancori e lo stesso avrebbe dovuto fare sua figlia. 
Un'amicizia decennale non può essere messa a repentaglio da un litigio infantile e, anche se lo fosse, di fronte ad una situazione tanto tragica, qualsiasi persona con un minimo di cuore metterebbe l'orgoglio da parte. Ma ciò non avviene.
Altra situazione assurda e decisamente poco credibile è la presenza, stranamente casuale, nella scuola di Charlotte, di un'insegnate che, guarda caso, si chiama esattamente come l'ex fidanzato psicotico di Sue. Roba che solo nei film, o nei libri dei principianti... e, purtroppo, "Il confine del silenzio" ha in sé molti dei difetti tipici dei romanzi d'esordio.


Ringrazio la casa editrice Longanesi per avermi inviato una copia del romanzo.

il mio voto in biscotti 
 

lunedì 20 luglio 2015

I love this cover #10

Buon lunedì avventori!
Rieccoci con un altro appuntamento della nostra rubrica "I love this cover".
Quella che vi propongo oggi è la cover di un libro scritto a quattro mani da Chiara Andreazza e Valentina Furnò,  ossia "I cieli di tabula", pubblicato dalla Leone Editore (che ci ha gentilmente omaggiato con una copia cartacea).
In copertina potete notare una splendida illustrazione di Aniruddha Lele, illustratore indiano.




Mentre sta videogiocando al gioco di ruolo chiamato "The Dreaming World", Alyssa viene catapultata in un mondo alternativo. 
Qui incontra per la prima volta il gatto parlante di nome Kether. Spaventata, si disconnette dal gioco, ma l’incontro con Kether è solo l’inizio di un lungo viaggio nel mondo di Tabula, e di una serie di eventi che metteranno a repentaglio la sua stessa vita.








Quello che mi ha subito colpito di questa cover sono stati gli splendidi colori sfumati che rendono benissimo l'idea di un mondo magico e incantato.
Inoltre quello che apprezzo è che l'illustrazione sembra inerente al contenuto del libro, almeno da quanto si evince dalla trama.
Personalmente l'unica cosa che avrei modificato è la grandezza dei caratteri, e la posizione del titolo. Un tantino ingombrante, copre troppo l'illustrazione.

venerdì 17 luglio 2015

Sotto l'ombrellone #6


Rieccoci con un nuovo appuntamento della nostra tanto amata rubrica "Sotto l'ombrellone".
Io e Little Pigo vorremmo tanto rendervi partecipi delle piccole avventure che ci stanno capitando nel tentativo, talvolta vano, di riuscire a scorgere i titoli che i lettori da spiaggia portano con sé.
La maggior parte delle volte, ve lo assicuriamo, c'è dallo sbellicarsi dal ridere XD
E la cara sorellina non facilita affatto la segretezza della missione, perché quando attacca con la ridarella non la smette più! Inoltre il riso si sa... è contagioso.
Spesso mi sono chiesta cosa pensassero i lettori di noi XD
Ma veniamo al dunque, come dicevo vorremmo tanto rendervi partecipi, documentando le nostre azioni temerarie alla "mission impossibile" con video e foto.
Ovviamente non possiamo farlo per vari motivi, tra questi il fatto che sarebbe sicuramente illegale, ma la nostra scheda con tanto di "identikit del lettore". che appuntiamo diligentemente sul posto, vi aiuteranno ad immaginare la situazione.
Dal canto nostro cercheremo di essere più dettagliate possibili.

 Città di carta di John Green 

Lo conosco? Si 

L'ho letto? No 

Identikit del lettore: Questa lettrice mi ha fatto davvero penare XD 
Ero in acqua, quando in lontananza, sulla scogliera opposta, ho avvistato una lettrice! 
Dovevo assolutamente cercare di avvicinarmi per capire cosa stesse leggendo. Mi sono fatta dunque una bella (e stancante) nuotata lungo quel tratto di costa che ci separava. 
Una volta avvicinatami, non riuscivo ancora a capire cosa stesse leggendo, quindi sono uscita dall'acqua e mi sono avventurata sugli scogli... il tutto senza scarpe >.< 
Dopo qualche passo di puro dolore, ho finalmente capito a cosa concedeva la sua attenzione. Tutta questa fatica per John Green -__-" 
Comunque, ero così presa dai miei piedi doloranti che non ho fatto caso al suo aspetto, vi basti sapere che aveva una coda alta e capelli lunghi e portava occhiali da sole enormi. 

Costume da bagno: mi spiace ma non ho fatto molto caso nemmeno a questo, mi sembra fosse scuro però ^-^o

 Un giorno perfetto per innamorarsi di Anna Premoli 

Lo conosco?  No

L'ho letto? No

Identikit del lettore:  Ragazza sui 25 anni. Capelli sciolti e lisci di colore castano chiaro. Molto magra con fisico atletico (probabilmente una ginnasta). Era stesa su un telo mare di Minnie.

Costume da bagno: Due pezzi arancione e fucsia.


 Una spola di filo blu di Anne Tyler

Lo conosco?  No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: Donna sui 40/50 anni. Magra e pallidissima, con capelli biondo cenere, coperti in parte da un grande cappello di paglia. Distesa su una sdraio, portava occhiali da vista con montatura "a gatto".

Costume da bagno: bikini celeste chiarissimo, tendente al bianco


 Qualcosa di vero di Barbara Fiorio  

Lo conosco?  Si

L'ho letto? No

Identikit del lettore: Donna sui 35/40 anni. Capelli corti mossi, occhiali dalla montatura rettangolare.
Un fisico abbastanza abbondante e ancora poco abbronzato. Era in spiaggia con il suo bambino, tutto intento a giocare con le formine sulla sabbia ^-^

Costume da bagno: La donna indossava dei pantaloni di lino bianchi fino al ginocchio e la parte superiore di un costume blu scuro.


E anche questa volta abbiamo fatto il nostro dovere.
Siamo curiose di scoprire quali altre avventure ci riserverà questa rubrica.
E voi? Avete avvistato qualche libro in spiaggia?

giovedì 16 luglio 2015

Chi ben comincia... #23

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti

"I trasfigurati" di John Wyndham

Buongiorno avventori! 
Che caldo che fa in questi giorni >.<
Oggi non ho potuto andare a mare, perciò ne approfitto per aggiornare il blog. 
Voi cosa fate di bello? E a quali letture vi state dedicando in queste afose giornate estive?
L'incipit che vi presento in questo nuovo appuntamento di "chi ben comincia" è quello de "I trasfigurati" di John Wyndham, libro che ho iniziato ieri sera e che, almeno per adesso, mi sta piacendo moltissimo.
Intanto vi lascio con le righe iniziali che, sebbene siano poche, fanno presagire l'esistenza di un mondo molto diverso da quello che conosciamo.
Cosa ne dite? Vi ho un po' incuriositi almeno un pochino?

Quand'ero bambino, mi capitava spesso di vedere in sogno una città, e lo strano era che, a quel tempo, non sapevo nemmeno cosa fosse una città. Eppure quella città, che sorgeva al centro di una grande baia azzurra, mi appariva di continuo. Ne vedevo le strade, le case che vi si allineavano, il porto e perfino le barche attraccate al molo; e sì che, da sveglio, non avevo mai visto il mare, o una barca... 
Le case erano completamente diverse da quelle che conoscevo e nelle strade il traffico era strano; i carri correvano senza che nessun cavallo li tirasse e ogni tanto il cielo era attraversato da strani oggetti scintillanti a forma di pesce che certamente non erano uccelli.
Quel luogo meraviglioso mi appariva quasi sempre alla luce del giorno, ma di tanto in tanto mi accadeva di vederlo di notte, con le luci che sembravano collane di lucciole lungo la spiaggia, e altri punti luminosi che si muovevano sul mare e nell’aria.
Era un posto bellissimo, affascinante; e una volta, quando ero ancora piccolo e molte cose non le capivo da solo, chiesi a Mary, mia sorella maggiore, dove potesse trovarsi quella magnifica città.

martedì 14 luglio 2015

Recensione: "Reykjavík Café" di Sólveig Jónsdóttir

Titolo: Reykjavík Café
Titolo originale: Korter
Autore: Sólveig Jónsdóttir
Editore: Sonzogno
Data di pubblicazione: 2015
Pagine: 320
Prezzo: 17,50 € (cartaceo); 9,99 € (ebook)


Trama:
Per una donna i trent'anni sono un'età meravigliosa, si comincia a fare sul serio e ad assaporare il bello della vita. Peccato che non sia quasi mai veramente così. 
Hervör, Karen, Silja e Mía, ad esempio, sono tutte alle prese con situazioni sentimentali caotiche e insoddisfacenti. C'è quella che si accontenta di saltuarie notti di sesso con l'ex professore di università, chi vive dai nonni, trascorrendo i weekend in discoteca e svegliandosi ogni volta in un letto diverso. Oppure quella che, essendo medico, è spesso costretta a turni fuori casa e, guarda un po', la volta che rientra senza avvisare sorprende il neo marito con una biondina. E poi c'è la più scombinata di tutte: è stata lasciata dal fidanzato, un avvocato benestante, e ora vive in una mansarda in mezzo agli scatoloni del trasloco, faticando a trovare un lavoro e una direzione nella vita. 
Le quattro giovani donne non si conoscono né sembrano avere molti punti in comune. A unirle è la pausa obbligata al Reykjavík Café dove, nel buio gennaio islandese, vanno a cercare un po' di calore e dove le loro storie finiranno per intrecciarsi. Finché, fra un latte macchiato e un cocktail di troppo, rovesci del destino e risate condite da improbabili consigli, ognuna troverà il modo di raggiungere la propria felicità, o qualcosa di molto vicino. 

Recensione:
Reykjavík, la capitale della fredda Islanda, ospita questo romanzo e le sue quattro scombinate protagoniste.
La vita di Hervör, Mía, Silja e Karen prosegue invariata come sempre. Ognuna va avanti con la propria esistenza, più o meno equilibrata, fino a quando arriva per loro il giorno in cui tutto viene messo in discussione.
Esiste per tutti quel giorno, quello in cui avviene qualcosa di talmente inaspettato e sconvolgente da rappresentare un punto di rottura. 
Il momento in cui si comprende che tutto sarà diverso e dal quale si inizia a classificare ogni giorno come "prima di" e "dopo di". 
È questo che succede alle quattro donne protagoniste di questo romanzo.
Hervör è laureata, ma nell'attesa di trovare la sua strada lavora come cameriera al Reykjavík Café. La vita lavorativa non la soddisfa e quella sentimentale non procede certo meglio.
La relazione saltuaria con il suo ex professore è solo un passatempo, un modo come un altro per far fronte alla solitudine, tenersi occupata e smettere di pensare.
Mía convive da anni con il suo compagno, un avvocato in carriera. Insoddisfatta dalla sua vita lavorativa, dopo aver preso una laurea che reputa inutile, non riesce a trovare lavoro se non come segretaria o commessa in un negozio per taglie forti.
In compenso mette tutta se stessa nel rapporto di coppia, cerando di prendersi cura e di incoraggiare il suo fidanzato in tutte le sue scelte.
Silja è una dottoressa e come tale è costretta ad orari di lavoro massacranti. 
È sposata da un anno e mezzo, ma fidanzata da un decennio. Il suo rapporto, sebbene duraturo non è stato sempre rose e fiori. Baldur, suo marito, l'ha tradita in passato, quando erano ancora fidanzati. Silja lo ha perdonato, ma non riesce a fidarsi del tutto di lui. Una parte di lei continua a chiedersi se lui lo farà ancora e la voce di sua madre, sempre nella testa, è pronta a darle la risposta: "se lo ha fatto una volta stai pur certa che lo rifarà".
Karen è fra le quattro la più scombussolata. Vive con i nonni, trascorre le sue giornate spostandosi dal letto al divano, e le serate ubriacandosi e passando da un letto all'altro, nel vano tentativo di placare un dolore troppo forte per essere dimenticato. 
Il suo unico scopo è quello di non sentire. Anestetizzare mente e corpo per evitare di ricordare l'unica persona che ha davvero amato e che ha perso per sempre: suo fratello Einar.
Le vite delle quattro donne procedono dunque per inerzia. 
Nessuna di loro è soddisfatta completamente dalla propria vita, ma allo stesso tempo nessuna di loro fa qualcosa per cambiarla.
Sarà il destino (o chi per lui), a mettere fine alle loro labili certezze, smuovendo le acque e mettendole di fronte a situazioni che, fino a quel momento, accettavano controvoglia. 
Nel caso di Hervör è Tryggvi, il suo professore e amante, a dare in taglio alla relazione senza prospettive che li vedeva coinvolti. Un legame che non avrebbe condotto nessuno dei due da nessuna parte. 
Per Mia il punto di svolta avviene da una decisione del suo compagno, Daníel, che innamoratosi di un'altra la abbandona nella più totale disperazione.
A Silja le cose non vanno certo meglio, tornata da lavoro, alle prime ore del mattino, sorprende suo marito a letto con un'altra. E anche per lei la vita per cui aveva lottato, faticato e sognato si dissolve come fumo nella nebbia.
Per Karen lo scossone arriva in maniera un po' diversa. 
Viene, infatti, sorpresa da una donna, presumibilmente la moglie dell'uomo con cui è stata a letto la notte prima (chi potrà mai essere? XD), mentre sgattaiola via alle prime luci dell'alba. 
L'incontro è particolarmente sconvolgente e imbarazzante per entrambe le parti. Karen non sapeva che l'uomo con cui aveva fatto baldoria la notte precedente fosse sposato. Un semplice "scusami", detto sottovoce. e poi via.
Questo incontro porta Karen a chiedersi cos'è diventata e cosa sta facendo della sua esistenza. Ma sarà l'incontro con Þráinn ad essere davvero decisivo per lei.
Questo libro dunque parla essenzialmente della vita, con i suoi incontri e scontri, illusioni e delusioni.
Parla di quattro donne insoddisfatte che si sono semplicemente accontentate di ciò che avevano, senza mai cercare una soluzione o una via d'uscita.
Anche la svolta che le vede protagoniste non proviene mai da una loro scelta, ma gli è imposta, e loro, ancora una volta, sono lì, pronte a subire i danni per gli errori causati da altri. Pronte a rimettere insieme i cocci di un'illusione spezzata.
Hervör, Mia, Silja e Karen non si conoscono, i loro incontri sono sporadici e casuali (anche se questa casualità appare sempre molto forzata e poco autentica), interagiscono poche volte tra loro, e qualche volta si osservano di sfuggita facendo un paragone superficiale (ed erroneo) tra la loro vita e quella (ipotetica) dell'altra, da cui escono, ovviamente, sempre sconfitte.
Ogni capitolo è, infatti, dedicato ad una protagonista che racconta se stessa e la propria vita (come capita a tutti di fare in momenti di profondo sconforto), commiserandosi e sminuendosi. 
Nessuna di loro si sente adeguata, e tutte addossano a se stesse i loro fallimenti. 
È quindi normale, in questi momenti, vedersi dal proprio punto di vista come le uniche persone sbagliate, le uniche persone a cui vada tutto storto e vedere, di contro, gli altri sempre più sicuri, adeguati, felici e soddisfatti di quanto lo siamo noi.
Ma se si va oltre alla storia delle quattro donne narrata in queste pagine si capisce che, se c'è una cosa che questo libro insegna, è proprio questa: mai giudicare le persone dalla "copertina" e mai soffermarsi all'apparenza delle cose. Sembrerà un messaggio banale, ma è proprio vero.
Dietro ad un sorriso, ad una ostentata sicurezza e ad un aspetto appariscente, può nascondersi altrettanto dolore. 

Considerazioni:
Reykjavík Café non è sicuramente una lettura da ombrellone! E non solo per la sua ambientazione. Quella scritta in queste pagine è una storia, anzi dovrei dire sono delle storie, tormentate e tristi. Non c'è spensieratezza, brio o allegria nelle vite raccontate, ma solo delusione, tristezza e sofferenza.
A rendere più complessa e pesante la lettura, l'intreccio delle storie, non certo facilitato, dai nomi di persona e luoghi difficilmente memorizzabili.
Leggendo Reykjavík Café ho avuto l'impressione di leggere quattro libri compressi in uno, perché effettivamente di questo si tratta, dato che le storie hanno poco o nulla a che fare l'una con l'altra. Queste vengono collegate unicamente attraverso sporadici e casuali incontri tra le protagoniste (per la maggior parte superflui ai fini della storia), e che non hanno nemmeno la parvenza di essere così tanto casuali.
Si intuiscono fin troppo spesso (per non dire sempre) gli intrecci previsti, e se un incontro imprevisto è così facilmente prevedibile è perché è poco spontaneo. Sta alla bravura dell'autore fare apparire spontaneo un quadro che ha già ben impresso in mente. E questa è, a mio parere, una delle grandi pecche di questo romanzo. 
Tuttavia non tutti i mali vengono per nuocere, perché un'utilità, quegli incontri apparentemente senza significato ce l'hanno, ed è stato questo che, da un certo punto di vista, mi ha spinto a vedere sotto una luce positiva questa lettura.
Come ho già detto nella recensione, è stato interessante osservare i personaggi per come ci vengono raccontati durante il capitolo a loro dedicato e poi rivederli, anche se solo per brevi attimi, attraverso gli occhi delle altre protagoniste, in un incontro fortuito al café piuttosto che in un altro locale.
Ed è proprio in questi incontri che si può riscontrare un comportamento molto comune tra tutti gli individui, ovvero quello di mettersi a paragone con gli altri.
Confrontare la propria esistenza e i propri fallimenti con quelli di un estraneo che, da un'occhiata superficiale, appare molto più soddisfatto di noi.
Anche nel libro accade questo. 
Vediamo come, la vita di ogni protagonista costellata, come sappiamo, dai mille problemi che l'affliggono, appaia sempre più rosea se vista dall'esterno.
Così, ad esempio, Mia che passa le sue giornate a bere e a piangere per dimenticare, appare, agli occhi di Karen, come una donna forte e sicura di sé che ha, sicuramente, pochi motivi per piangere. E così via...
Tuttavia mi sarei aspettata più diversificazione tra i caratteri delle protagoniste.
La scrittrice sceglie (non ho capito per quale motivo) di presentarci quattro giovani donne fin troppo simili, sia per le sventure che le vedono coinvolte, che per il modo in cui reagiscono a queste.
Quindi è come se ci presentasse, in definitiva, per quattro volte la stessa storia con piccole varianti.
Più o meno tutte sono state abbandonate, più o meno tutte reagiscono piangendo e affogando i loro dispiaceri nell'alcool.
E nessuna, alla fine del romanzo ha vero e proprio riscatto.
Hervör, ad esempio, da sempre alla ricerca della sua strada, sia lavorativa che sentimentale, si accontenta di fare un semplice viaggio di tre mesi in Inghilterra.
Mia, è fra tutte la più sfigata. Piena di debiti e distrutta psicologicamente dopo aver visto il suo ex compagno rifarsi una vita con la sua "sostituta", trova il suo lieto fine andando a lavorare come cameriera al Reykjavík Café. Per la serie: #MaiUnaGioia
Silja, dopo il tradimento del marito, si infatua di uno straniero che, proprio sul più bello, è costretto a partire per cause di forza maggiore.
Karen è l'unica tra le quattro ad intraprendere la strada per "la guarigione". Sembra infatti pronta a farsi coinvolgere in una relazione a lungo termine, pronta ad innamorarsi e a mettere da parte la sua paura di legarsi a qualcuno.
In tutto ciò, la nota positiva di questo libro è stata sicuramente la storia d'amore di Marinò, l'anziano signore che passa le sue giornate al Reykjavík Café a giocare, da solo, a scacchi.
I suoi ricordi mi hanno commossa :')
Anche la sua purtroppo non è una storia allegra, ma sicuramente la più emozionate tra quelle narrate in queste pagine :'(

“«Così è andata» disse Marinó infine. «Ho imparato a non dare mai per scontato la presenza delle persone amate. Se potessi rivivere di nuovo quel poco tempo che abbiamo trascorso insieme, la bacerei più spesso. L’abbraccerei più spesso. Non andrei sempre via. Non vale la pena rimandare. Il tempo può essere tiranno, la vita ti può essere tolta quando meno te l’aspetti.»”


Ringrazio la casa editrice Sonzogno per avermi inviato una copia del romanzo.

il mio voto per questo libro

lunedì 13 luglio 2015

In my mailbox #16


Salve avventori!
Rieccoci con nuove entrate che si sono aggiunte alla nostra libreria. Si è vero, ci siamo ricascate, ma alcuni di questi libri sono gentili omaggi che ci sono arrivati da autori e case editrici. Quindi non chiamatici pinocchie e comprendeteci XD


♥ ‎GalaCox‬ ‪‎di Raffaella Fenoglio‬ 
Questo libro ci è stato gentilmente inviato dall'autrice. 
E' un bel tomo corposo di quasi 500 pagine. 
La trama sembra molto particolare. Mi aspetto una storia originale, divertente e anche misteriosa.







♥ ‎I trasfigurati di John Wyndham‬ 
Questo libro ci è stato gentilmente inviato dalla casa editrice.
Il clima in cui si svolge è post apocalittico, e la storia si concentra in uno dei pochi villaggi sopravvissuti alla devastazione del pianeta, a seguito di un disastro atomico.
Non aggiungo altro, ma già da questo, il libro sembra avere tutte le promesse per regalare emozioni assicurate. 
E poi... che copertina!



♥ Lo straordinario viaggio di Edward Tulane di Kate DiCamillo‬ 
Ho scoperto questo libro attraverso il blog "Montagne di libri" , e l'ho subito desiderato.
I motivi sono vari: la recensione entusiasta di Rain'B, la cover deliziosa, la storia che lo sembra altrettanto, e ovviamente il fatto che si tratti di uln libro illustrato ha giocato molto a suo favore. 
Sapete quanto amo i libri illustrati *-*
Spero davvero che la lettura non deluda le mie aspettative che, come avrete capito, sono abbastanza alte XD



♥ La casa dei fantasmi di John Boyne 
Ho desiderato questo libro da quando ho visto la copertina tra le ultime uscite della Rizzoli. Dopodiché sono andata a leggere l'anteprima gratuita su ibooks, e il desiderio è cresciuto enormemente.
La storia, già dalle prime pagine, sembra promettere il mistero e l'atmosfera che tanto apprezzo in questo genere di libro.
Non vedo davvero l'ora di leggerlo *-*



E voi? Avete qualcuno di questi titoli nelle vostre librerie?

venerdì 10 luglio 2015

Recensione: "Piccole donne" di Louisa May Alcott

Titolo: Piccole donne
Titolo originale: Little women
Autore: Louisa May Alcott
Editore: Bur
Data di Pubblicazione: 2012
Pagine: 336
Prezzo: 8,90 € 

Trama:
Il romanzo racconta la storia delle quattro sorelle March: Meg, Jo, Beth ed Amy, e delle lezioni di vita che riescono ad apprendere da un anno piuttosto duro.
Il signor March, infatti, è andato in guerra, lasciando le figlie e la moglie da sole, con poche risorse economiche e costrette a provvedere a se stesse. 
Le ragazze, si vedranno costrette ad affrontare, in questo clima non proprio roseo, i problemi tipici dell'adolescenza, e molte volte i loro caratteri verranno messi alla prova.
Tutte cercheranno, anche grazie agli insegnamenti materni, di vincere i propri difetti e diventare delle grandi piccole donne.

Recensione:
Louisa May Alcott in queste pagine dà vita ad uno dei più grandi classici della letteratura americana e non.
La scrittrice, attraverso una storia semplice e genuina, racconta delle gioie e dei sacrifici di una famiglia con protagoniste quattro donne, tutte estremamente diverse tra loro. 
Ambientato tra il 1860 e il 1861, il romanzo porta il lettore ad entrare all'interno del microcosmo della famiglia March, dove la saggezza e la premura di una madre coraggio tengono saldi i fragili equilibri della casa.
Dopo la crisi economica e la partenza del capofamiglia per la guerra, le donne di casa vivono un periodo di sconforto che le metterà duramente alla prova.
Abbandonati i lussi della vita di un tempo Meg e Jo, le due sorelle maggiori, si rimboccano le maniche e decidono di lavorare per aiutare la famiglia.
Meg fa da governante ad una famiglia di vicini, mentre Jo si sobbarca il compito di fare da badante alla burbera e petulante zia March.
Sebbene le ragazze siano volenterose, spesso, da normali adolescenti, si lasciano andare a momenti di sconforto.
Desiderano avere quello che le altre ragazze della loro età hanno, divertimenti e vestiti, gingilli e decori, cappellini e merletti e non dover lavorare per farlo.
Meg è fra tutte la più malinconica, quella che ha più memoria dei giorni felici e senza problemi e proprio per questa ragione quella che più se ne rammarica.
Fatica ad accettare la nuova condizione di povertà e guarda con un pizzico di invidia i vezzi e i sollazzi che si concedono le sue amiche.
Jo è un maschiaccio con una personalità tempestosa. A differenza di sua sorella maggiore non ha il rimpianto delle feste e dei balli a cui non può partecipare. Il suo rifugio ideale sono i libri e il suo rammarico più grande quello di non poterne avere in abbondanza.
Beth è fra tutte le sorelle quella più timida e insicura, così tanto da non andare a scuola e preferire l'insegnamento a casa.
Le sue passioni sono le vecchie bambole, che tratta come vere e proprie bambine, e la musica. Un vecchio piano dalle note un po' stonate è, per lei, il mezzo attraverso il quale regala un po' di se stessa al mondo.
Quanto suona non è più la timida e spaventata Beth, ma un anima libera e leggera.
La piccola Amy è tra le quattro ragazze la più viziata ed egoista.
Maniere aristocratiche e piglio da reginetta, detesta il suo naso tanto quanto ama le caramelle.
Desiderosa di crescere in fretta e di diventare in tutto e per tutto una donnina, Amy sogna i balli e i ricevimenti a cui, raramente, partecipano le sue sorelle maggiori.
Ogni ragazza ci viene descritta con i suoi pregi e difetti e le varie situazioni, appaiono spesso, il pretesto, un po' troppo forzato, per impartire a loro, e di conseguenza al lettore, lezioni di vita e di umiltà.
Da questo punto di vista, la voce materna e i suoi insegnamenti, seppur teneri e affettuosi, assumono contorni forzati e buonisti.
Nel complesso però "Piccole donne" risulta una lettura scorrevole e piacevole.
Un libro che sicuramente rientra tra quelli da leggere, almeno una volta nella vita.

Considerazioni:
Come tutti credo, pur non avendo letto il libro, conoscevo la storia delle quattro sorelle March.
Però, tutti sappiamo che leggere un libro regala sempre qualcosa in più, o di diverso.
Le trasposizioni omettono, come è ovvio che sia, molti fatti o in alcuni casi distorcono addirittura la storia.
In questo caso ciò non avviene, anzi, se non ricordo male, il film è abbastanza fedele alla trama ideata dalla Alcott.
E in un certo senso la cosa mi ha un po' deluso. Mi spiego.
Ero convinta che la pellicola desse più spazio a Jo, rispetto alle altre sorelle perché, in un film, incentrare la storia sul personaggio più forte fa più presa ma, erroneamente, credevo che nel libro, in cui non ci sono limiti di tempo, a tutte le sorelle fosse dato il medesimo spazio.
Purtroppo non è così. Non che sia cosa grave, ovvio. Però ammetto che avrei preferito che a Beth come ad Amy fosse riservata la stessa attenzione descrittiva che viene riservata alle sorelle maggiori. A Josephine in particolare.
Invece le altre non sono che il contorno al personaggio di punta, e quella che ne fa le spese è soprattutto la povera bistrattata Beth che la scrittrice liquida sempre con poche parole.
Oltre questo, mi ha infastidito il buonismo dilagante in queste pagine.
Mi ha ricordato per certi versi (sebbene non arrivi a quel livello) "Cuore" di Edmondo de Amicis.
Discorsi patriottici esasperanti che vedono le famiglie contente di sacrificare un loro membro, se la patria lo richiede, e che anzi sarebbero deluse del contrario.
Per non parlare della signora March che prende ogni piccolo sbaglio o errore delle figlie come scusa per propinarci una bella ramanzina.
Così quando Meg è vanesia e pensa con dolore alle feste e ai vestiti che non può concedersi, la mamma è lì pronta a metterla subito in guardia da quelle che sono le cose effimere della vita, spronandola ad ambire a desideri più importanti.
Quando Jo si infuria perché la piccola Amy, forte del desiderio di farsi giustizia per un'offesa ricevuta, le brucia il manoscritto, frutto di anni di duro lavoro, la mamma le consiglia di migliorare il suo carattere e diventare meno impulsiva (a Jo, non ad Amy come ci si aspetterebbe!).
E quando le situazioni paiono non volersi proprio risolvere arriva la sorte che, con la malattia di Beth e la sua successiva guarigione, mostra a tutte quali sono i veri doni della vita.

“Allora sì che Margherita, mentre sedeva sola sola al suo lavoro, colle lacrime che spesso le rigavano le guance, cominciava a comprendere quanto era stata felice con i beni che aveva prima avuto e disprezzato e quanto questi fossero più preziosi di qualunque agiatezza che avesse potuto darle il denaro; quanto era stata ricca in amore, protezione, pace e salute, che sono le vere benedizioni della vita.”

Insomma il fine del libro verte su questo. 
Mostrare a chi legge quali sono i veri valori e qual è la retta via da seguire per essere felici.
Nonostante l'eccessivo moralismo, la storia non diventa mai fastidiosa, forse perché le paternali sono lasciate sempre alla buona voce materna, a cui, l'unica cosa che non si può mai rimproverare è la troppa apprensione. 

il mio voto per questo libro