giovedì 12 ottobre 2017

Recensione: "Hamelin. La città del silenzio" di Alice Barberini

Titolo: Hamelin. La città del silenzio
Autore: Alice Barberini
Editore: Orecchio Acerbo
Data di pubblicazione: settembre 2017
Pagine: 80
Prezzo: 16,90 €

Trama:
Le strade di Hamelin. Deserte e silenziose. Pochi, e frettolosi passanti le percorrono. Nemmeno un bambino. A noi ragazzine e ragazzini è vietato scendere per strada. Chiusi nelle nostre stanze, non possiamo giocare con gli altri bambini. Ci si consola con i giocattoli che il nonno costruisce per noi. È il più vecchio del paese, e ben conosce il motivo di quel divieto. Un tempo le vie e le piazze di Hamelin erano piene dello scorrazzare e del vociare di bambine e bambini. Ma disturbavano i grandi, e così fu loro vietato di scendere in strada. Tristi, rimasero chiusi tra le quattro mura di casa fino a quando, una notte, sentirono la dolce e allegra voce di un piffero. Scesero tutti. Tutti seguirono il pifferaio. Tutti scomparvero. Tutti tranne il nonno...

Recensione:
Tutti noi conosciamo più o meno la fiaba del pifferaio magico dei fratelli Grimm, ma pochi sanno che quella storia, così fantasiosa, attinge in parte alla realtà.
Alla fine del Trecento, nella piccola città di Hamelin, nella Bassa Sassonia, centotrenta bambini scomparvero nel nulla.
Forse scapparono alla ricerca di un futuro migliore, forse morirono a causa dell'epidemia di peste, o forse seguirono effettivamente un viandante venuto da lontano, fatto sta che quest'inquietante sparizione non smette ancora oggi di stimolare l'immaginario collettivo e la capacità creativa degli scrittori.
Ne è un lampante esempio il bellissimo albo illustrato di cui vi parlo oggi, che porta la firma di Alice Barberini. Come avrete intuito, ripropone la leggenda della piccola cittadina tedesca, seppur in chiave differente.
Se ben ricordate, nella fiaba erano gli abitanti a ricorrere all'aiuto del pifferaio, per potersi liberare dei topi, salvo poi rifiutarsi, a problema risolto, di ricompensare il loro salvatore.
Da qui la vendetta del musicante e la conseguente scomparsa dei bambini.
La versione della Barberini si distingue per alcuni particolari. Il pifferaio arriva per caso, senza esser stato chiamato e senza che nessuno sappia nulla di lui, e allo stesso modo se ne va... ma non da solo.
Inoltre, solitamente è questo tragico evento a determinare la trasformazione di Hamelin nella città del silenzio, mentre, nel libro illustrato dall'artista italiana, ai bambini è già vietato fare baccano, ed è proprio questo divieto a spingerli a seguire l'uomo misterioso.
Tralasciando queste differenze, di cui vi parlerò meglio più tardi, vorrei invece sottolineare la straordinaria qualità dei disegni contenuti in questo libro.
Le illustrazioni sono tratteggiate per la maggior parte in bianco e nero, con alcune pagine color seppia, destinate esclusivamente a caratterizzare gli eventi passati, che hanno visto come protagonista il nonno, quand'era solo un bambino.
Ogni disegno è particolareggiato e curato in ogni dettaglio. Dai paesaggi, ai volti estremamente espressivi, sino agli oggetti inanimati, tutto pare definito con la massima precisione.
Il testo invece, come solitamente avviene in questo genere di libri, è ridotto a poche frasi esplicative, tuttavia, grazie all'alta qualità della rappresentazione grafica, non se ne sente la mancanza.
In generale credo che "Hamelin. La città silenziosa" sia davvero un albo ben fatto, tuttavia presenta alcune falle a livello di trama, che mi hanno fatto storcere il naso.
Ciò non inficia assolutamente il suo valore generale, in quanto il volume, grazie alle splendide illustrazioni, rimane un gioiellino, che grandi e piccini non potranno che sfogliare con piacere. 

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Ma quanto sono belli gli albi illustrati!
Ho davvero un debole per questo genere di libri, per cui, già solo vedendo la copertina del lavoro di Alice Barberini, un po' inquietante lo ammetto, ma estremamente raffinata, ho subito desiderato di poterlo sfogliare.
Il libro non ha sicuramente deluso le mie aspettative, anzi. Devo ammettere che mi sono soffermata un bel po' su ogni pagina, per essere sicura di non essermi persa alcun particolare dei disegni. Parlando appunto di questi, come dicevo prima, sono caratterizzati da un'abbondanza di dettagli e da un tratto deciso ed elegante.
Inoltre ho molto apprezzato l'idea di distinguere attraverso il colore (bianco e nero/seppia) le parti che vedono come protagonista la bambina, e quindi il presente, e quelle dedicate invece al passato del nonno.
Ma veniamo ora alla trama e alle note dolenti.
Come ho già detto, il testo è scarso ma, fungendo da mero accompagnamento alle immagini, non rappresenta di per sé un difetto.
Ciò che invece mi ha lasciata perplessa sono le mancanze della storia dal punto di vista logico.
Mi spiego meglio.
A differenza della fiaba dei Grimm, in questa versione ai bambini è vietato giocare insieme e far baccano, già prima dell'arrivo del pifferaio. Ed è proprio questo divieto, e non un incantesimo del musicista, a spingerli a seguire volontariamente lo straniero misterioso.
E come reagisce la cittadinanza alla scomparsa dei bambini? Avranno sicuramente imparato la lezione, direte voi.
In realtà, non ci viene esplicitamente detto. Fatto sta che, nonostante siano passati diversi decenni, il divertimento continua ad essere bandito e i ragazzini trascorrono tutto il tempo in casa, e da soli.
La storia quindi si ripete. Arriva un altro musicista, o almeno così sembra, e i bimbi si riversano per le strade, trainati dall'entusiasmo e dalle note melodiose.
C'è però una differenza: a seguito della sparizione di tempo prima, era stato decretato non solo il divieto di gioco ma anche di fare musica.
Eppure, nonostante il nuovo compositore sia arrivato di notte, strimpellando a tutto spiano, e contravvenendo quindi alle regole, nessuno, tranne il nonno della protagonista, fa una piega.
Ebbene sì, erano così infastiditi dagli schiamazzi di quattro ragazzini che giocavano a pallone per strada, eppure, arriva uno che si mette a suonare ad ogni ora del giorno e della notte, e nessuno dice nulla. Per giunta la musica comincia a rallegrare gli abitanti, ad esclusione del burbero nonnino.
Quest'ultimo, come se fosse il sindaco, decide di bandire il musicista dal paese. E poi di nuovo, come fosse il sindaco, acconsente a riavere la musica per le strade.
Ora, potete anche non aver letto la storia, ma non potete negare che tutto questo è alquanto bizzarro!
Mi rendo conto però che, considerato l'alto livello delle illustrazioni e del libro in generale, tali annotazioni finiscono per essere mere minuzie. Tuttavia, per dovere di cronaca, avendole notate, non potevo esimermi dal condividerle con voi.
Ciononostante ribadisco il mio giudizio pienamente positivo su questo albo che, sebbene non perfetto, riesce a stupire e ad ammaliare. 

Ringrazio la casa editrice Orecchio Acerbo per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

8 commenti:

  1. Hamelin è anche la città del pifferaio magico... Chissà perchè i i bimbi nelle storie hanno sempre vita difficile

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    1. Sì Patrizia, come ho scritto nella recensione, la città tedesca non solo è l'ambientazione della favola de "Il pifferaio magico" che tutti conosciamo, ma anche la reale protagonista di un fatto di cronaca del passato, che ha visto effettivamente la sparizione di centinaia di bambini. O almeno così racconta un'antica leggenda.

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  2. Ciao, mi sono appena iscritta al tuo blog e trovo che posti articoli davvero interessanti. Se ti va di ricambiare il follow ti lascio il mio link: https://lettricedisogni.blogspot.it/.

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    1. Sono appena passata da te! Torna presto a trovarci :)

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  3. grazie per aver condiviso, poveri piccini :(
    un bacione
    https://desiderichic.blogspot.it/2017/09/macaron.html#comment-form

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    1. Speriamo sia solo una storia, ma del libro cosa ne pensi?

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  4. Mi fa inorridire gia' la recensione. Si stravolge completamente una delle piu' misteriose, terribili e interessanti saghe/leggende tedesche. Certe "reinterpretazioni" andrebbero evitate come la peste. Soprattutto, quando ancora il mistero della base storica non e' completamente svelato e decifrato. Ma che inventassero storie nuove, se ne sono capaci, invece di deturpare le antiche.

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    1. Beh, questa non la considererei proprio una reinterpretazione. Semplicemente è una storia che prende spunto dalla nota leggenda, per concentrare l'attenzione sulla vita dell'unico bambino rimasto in città, dopo l'arrivo del pifferaio e la conseguente scomparsa dei suoi coetanei.
      Ciò che non ho apprezzato infatti non era il fatto che riprendesse il mistero di Hamelin, che come tante altre storie antiche personalmente non considero intoccabile, ma che non fosse poi così ben elaborata a livello di trama. Per fortuna, almeno per me, i disegni impeccabili riescono a compensare tali mancanze.

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