giovedì 27 aprile 2017

Recensione: "Rex" di D. H. Lawrence

Titolo: Rex
Autore: D. H. Lawrence
Illustrazioni: Fabian Negrin
Editore: Orecchio acerbo editore
Collana: Pulci nell'orecchio
Data di pubblicazione: 16 Marzo 2017
Pagine: 40
Prezzo: 8,50 € (cartaceo)



Trama:
Una casa inglese e un Fox Terrier da crescere. Arrivato con il calesse dello zio, il cane fa il suo ingresso in famiglia per ricevere la giusta educazione. Il cane cresce, tra giochi e scapaccioni, ricambiando con affetto l’amore del piccolo Johnny e della sorella, e con selvaggia aggressività l’autorità degli adulti. Indipendente e indomito, Rex lo sarà fino alla fine.
Anche dopo che lo zio, con il solito calesse, se lo riprende, nella disperazione dei bambini...

Recensione:
Il racconto di Lawrence, come Canituccia di Matilde Serao, fa parte della collana "Pulci nell'orecchio". Protagonisti della raccolta sono i bambini con le loro storie, "schegge d'infanzia", testimonianze di un passaggio cruciale nella vita di ogni bambino, quello in cui vengono meno le certezze, in cui si scopre che, dopotutto, il mondo non è quel posto sicuro che si credeva e nel quale si confidava.
Le storie di questa collana sono crude e schiette, forse perché il loro intento è proprio quello di rendere manifesta la dura realtà della vita.
Protagonista di questo racconto è una famiglia alla quale viene affidato un piccolo e vivace cucciolo di Fox Terrier. I due bambini se ne affezionano immediatamente, mentre con i genitori, soprattutto con la madre, il rapporto sarà abbastanza difficile, per non dire conflittuale.
Il cagnolino cresce tra l'amore e le coccole dei due piccoli, e lo sdegno e i rimproveri dei genitori. In questa ferma opposizione di intenti, tra chi è deciso a viziarlo, e chi a rimproverarlo per la minima sciocchezza, nessuna delle due parti si occupa di dare al cucciolo un'educazione.
Quando questo diventa grande, il padre pretende che, per un'assurda e crudele usanza, gli venga tagliata la coda, per renderlo "adulto", per renderlo "virile".
La drammatica opposizione dei due piccoli di casa nulla può contro la testarda convinzione dell'uomo che resta fermo sulla sua posizione.
Quando Rex, ormai mutilato, torna a casa, non è più lo stesso, si è fatto scontroso, diffidente, rabbioso, quasi feroce. Gli uomini lo hanno rovinato. Non è stato certo il troppo amore a rendere Rex un cane aggressivo e prepotente, semmai sono state l'idiozia e l'ignoranza. Il credere che un animale sia un oggetto con cui divertirsi o sul quale esprimere la propria autorità.
Un animale non è un giocattolo, non lo è per i bambini e tanto meno deve esserlo per gli adulti, ma questo la famiglia che lo ha accolto non sembra proprio capirlo.
Alla fine della storia, è avvilente leggere come ai bambini venga insegnato un messaggio totalmente sbagliato, poiché gli stessi genitori non sono stati capaci di apprendere nulla dall'esperienza vissuta.
Così Johnny e sua sorella cresceranno credendo che amare "troppo" un animale sia sbagliato, e che sia stato davvero il loro amore a rovinare il loro amico a quattro zampe.
Cosi facendo, ed è questa la parte più triste della storia, gli adulti non solo hanno rovinato Rex, ma anche i loro figli, facendo passare per vero un messaggio completamente sbagliato. E così loro cresceranno, insegnando gli stessi errori ai propri figli.
Nel passato di un adulto infelice c'è quasi sempre il momento in cui il genitore ha sbagliato con lui... in "Rex" assistiamo inermi a uno di questi sbagli, uno di quelli che segna per sempre il bambino, l'uomo che diventerà, e il modo con cui si approccerà agli altri.

Considerazioni:
Quando ho terminato questo racconto avevo le idee parecchio confuse. Non ero sicura di aver colto il senso della storia e, ancora adesso non sono certa che l'interpretazione che gli ho dato sia quella giusta. Ovviamente spero che lo sia, spero che Lawrence, nello scrivere cose tipo:  "Non avremmo dovuto amare Rex così tanto, e lui non ci avrebbe dovuto amare. Ci sarebbe voluta un po’ di moderazione.", fosse solo sarcastico, o che il suo, come io l'ho interpretato, fosse un modo per mostrare come sia facile, e allo stesso tempo pericoloso, deviare in pochi gesti, e con poche parole, la mente di un bambino. Fargli credere giusto ciò che è sbagliato e viceversa.
Arrivo a dire questo perché non ho assolutamente visto "troppo amore" espresso ad un cane.
Ho visto dei bambini che vogliono bene al loro cucciolo, come è giusto che sia.
Ho visto dei bambini che vogliono dormire insieme al loro cagnolino, e non ci trovo nulla di strano, anzi!
Ho visto dei bambini che giocano con il loro cane senza pensare a comportarsi bene e "fare i bravi", come fanno tutti i bambini.
Di contro ho visto dei genitori assurdi, che ingaggiano una battaglia al più forte con un animale, anziché accoglierlo ed educarlo come un membro della famiglia.
Ho visto una madre mettersi in competizione con un cane, e un padre costringerlo ad una tortura inutile e stupida.
Ho visto un cane diventare aggressivo, sì, ma non per il troppo amore, semmai per il contrario.

Ringrazio la Orecchio Acerbo Editore per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

venerdì 21 aprile 2017

Recensione: "Le stanze dei ricordi" di Jenny Eclair

Titolo: Le stanze dei ricordi
Autore: Jenny Eclair
Editore:  Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 14 Marzo 2017
Pagine: 384
Prezzo: 18,90 € 

Trama:
Londra, Kennington Road. La casa al numero 137 è in vendita. Tanto affollata un tempo, ora è solo un nido vuoto, troppo grande per una donna sola. E così Edwina Spinner, ex artista e illustratrice, ha deciso di andarsene. Mentre conduce l'agente immobiliare di stanza in stanza, affiorano i ricordi. La mente di Edwina torna a cinquant'anni prima, quando si era trasferita lì dopo le nozze, giovanissima, con il suo grande amore. Torna ai suoi bambini, gemelli scalmanati, e al figlio acquisito che l'ha sempre detestata. Man mano che la casa rivela i suoi segreti, Edwina è costretta a fare i conti con il passato, fino al ricordo di quella notte che ha travolto per sempre le sorti della sua famiglia. Ma quella di Edwina è solo una versione parziale. Per scoprire davvero tutta la verità, dovrà affrontare l'unica persona che non avrebbe voluto rivedere mai più...

Recensione:
Ci sono libri che ti rapiscono il cuore sin dalla prima pagina, e altri che, senza un particolare motivo, non riescono proprio a fare breccia.
Mi spiace dirlo ma questo romanzo rientra nella seconda categoria.
Guardandolo da un punto di vista oggettivo, non ho un granché di appunti da fare, eppure ho fatto molta fatica a terminarlo.
Ma partiamo dal principio. Il libro narra di una casa che custodisce storie e segreti quali fossero il migliore dei tesori. E parla di una famiglia, o meglio di due famiglie, e di come una folle passione e una scelta egoistica possano causare più disastri di quanto si possa immaginare.
Il famoso "butterfly effect", riproposto in una vicenda che affonda le radici alla fine degli anni cinquanta fino ad arrivare ai giorni nostri.
Edwina è la principale protagonista di questa storia, a lei è dedicata la prima sezione del romanzo. Ormai anziana, ripercorre le tappe più importanti della sua vita, ponendo l'attenzione sugli errori da lei commessi e su quanto si sarebbe potuto evitare, conoscendone in anticipo le conseguenze.
Questa parte, sicuramente ben scritta e corredata da dettagliate descrizioni (ogni capitolo è dedicato ad una stanza della casa e ai corrispettivi aneddoti), mi è parsa un po' lenta. Essendo prettamente conoscitiva, e quindi rivolta a farci entrare in relazione con i personaggi e il loro vissuto, manca di dinamica e di pathos. È inoltre intrisa di nostalgia e rimorsi, come è ovvio che sia, considerando l'età della protagonista e il particolare momento che si ritrova a vivere.
La seconda parte del libro invece, si mostra decisamente diversa. Tutto gira intorno ad una ragazza, Fern (che in qualche modo ha a che vedere con Edwina), e alla sua folle passione per un giovane scapestrato. La narrazione da questo punto in poi diventa più frizzante e vivace.
Devo ammetterlo, questo cambio di rotta improvviso mi ha stupito, perché dà un tono completamente diverso alla narrazione.
Eppure neanche queste pagine hanno riscontrato la mia approvazione, in quanto paiono eccessivamente frivole e prive di emozioni. Insomma da un eccesso a un altro. 
La terza e ultima parte invece è stata inaspettatamente quella che ho apprezzato di più, l'unica in cui affiorano sentimenti veri e condivisibili. Ha come voce narrante Lucas, che potrebbe essere considerato il filo conduttore di tutto questo dramma familiare e, a mio modesto parere, anche la principale vittima. A lui si allude per tutto il libro, ed è stato un piacere poter conoscere finalmente anche il suo punto di vista. 
In generale non posso bocciare questo romanzo che è riuscito nella difficile impresa di plasmare le pagine, in base al personaggio di cui intende raccontare, e adeguando i toni narrativi.
Eppure non posso neanche nascondere che questa lettura non mi ha entusiasmato e che anzi, in alcuni momenti, mi è pesata più di un macigno.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Quando ho iniziato questo libro avevo grandi aspettative, soprattutto considerando la trama, per alcuni versi simile a "I segreti della casa sul lago" di Kate Morton. Le prime pagine mi avevano fatto ben sperare, al punto che credevo di poter ritrovare vaghe somiglianze con "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop", romanzo che ho letteralmente adorato. Credevo infatti che, dopo una prima parentesi nostalgica, saremmo approdati in una terra fatta di legami familiari, emozioni profonde, segreti inconfessabili e momenti pregni di vivacità e tenerezza.
E invece no, niente di tutto questo. 
Edwina ripercorre la sua vita, i brevi momenti felici con il primo marito e l'interminabile dramma che ha inizio con il suo secondo matrimonio.
Sceglie, senza pensarci due volte, di assecondare una passione fuggevole, pur sapendo di rovinare così una famiglia. E cosa ben peggiore, fino al raggiungimento della tarda età, sembra non mostrare alcun rimorso, e nessuna compassione per chi ha dovuto subire le conseguenze di questa decisione avventata. Anzi, si mostra eccessivamente dura e ostile nei confronti di Lucas, il figliastro che, da un giorno all'altro, si è ritrovato ad affrontare il divorzio dei genitori e il continuo via vai da una casa all'altra.
Lucas viene immediatamente identificato come il nemico, colui che vuole portare scompiglio nel nuovo equilibrio familiare, che vuole sabotare la ritrovata felicità.
Eppure Edwina non si ferma mai a pensare ai sentimenti del bambino, continuamente isolato o deriso dai fratellastri, in più occasioni ridicolizzato da lei stessa, e in linea di massima trattato come un estraneo. Per giunta crede di essere lei la vittima, e che il povero Lucas sia in realtà l'artefice di tutte le sventure susseguitesi nella sua vita.
Mi dispiace dirlo ma il personaggio di Edwina non ha suscitato in me alcuna simpatia, se non nelle battute iniziali, quando ci parla del grande amore con il primo marito. Dalla morte di quest'ultimo, il personaggio della donna si perde irrimediabilmente.
A dir la verità, credo che il problema di questo libro sia proprio la mancanza di empatia. È impossibile legare con alcun personaggio, immedesimarsi nelle loro vicende e prendere le loro parti. Tutti si comportano in modo sconsiderato e non mancano di puntare il dito contro gli altri, sfoggiando un senso di superiorità, ingiustificato a mio avviso.
Ne è l'esempio lampante Fern, la seconda protagonista del romanzo. Pur essendo fidanzata con l'uomo perfetto, non fa che sminuirlo e ridicolizzarlo, e non perde occasione per sbavare dietro il primo di turno. E come potrà rivelarsi l'oggetto dei suoi desideri, se non il solito sciupafemmine senza rispetto? E come potrà reagire la nostra Fern dopo averlo conosciuto? È ovvio, come la tipica protagonista di un qualsiasi puerile romanzetto rosa, ovvero sbavando ancora di più.
Lui sparisce per giorni e lei gli compra un regalo.
La usa solo per il sesso, e lei, di rimando, non fa che aspettare che lui schiocchi le dita per tornare fra le sue braccia.
Più leggevo di Fern e più pensavo che sarebbe stato utile ripubblicare quella sezione di libro con il titolo "Ciò che nessuna donna dovrebbe fare mai".
Inutile dire che, se nel corso della lettura, la mia simpatia per Edwina è stata poca, quella per Fern era pari a zero. 
Per quanto riguarda Charlie e Rowena invece, i figli di Edwina e del suo primo marito, non mi sono fatta una precisa idea. Sicuramente si dimostrano poco carini nei confronti del nuovo arrivato, Lucas, ma essendo dei bambini a loro volta non possono essere colpevolizzati.
Charlie è un personaggio controverso. Vive sentendosi inferiore sia alla sorella che al fratellastro e questa cosa non fa che distruggerlo poco a poco. Si comporta in modo sconsiderato, anche nei confronti di Lucas, eppure nel momento del bisogno non manca di mostrare le sue fragilità proprio di fronte all'acerrimo nemico.
Anche Rowena cade nell'autolesionismo, forse proprio perché pressata dalle alte aspettative e dalle cure amorevoli che la madre riserva solo a Charlie. Lei è, assieme a Lucas, l'altra vittima della tragedia. Edwina designa lei come carnefice, in quanto troppo abituata a chiudere gli occhi di fronte agli errori del suo amato perenne bambino.
Non mi dilungo a parlare del padre di Lucas, Dickie, se non per dirvi che rappresenta in tutto e per tutto il cliché dell'uomo di mezz'età che perde la testa per una donna più giovane, infischiandosene di moglie e figlio.
A questi ultimi invece vorrei rivolgere le mie ultime parole, in quanto le pagine a loro dedicate sono le uniche che hanno risvegliato in me qualche emozione.
Il rapporto Barbara-Lucas è pieno d'amore, con una madre che farebbe di tutto per il suo cucciolo, coprendolo fin troppo di attenzioni, e un figlio che vive nella costante paura che lei possa farsi del male in sua assenza.
Nelle ultime pagine purtroppo Lucas pecca di egoismo e di insensibilità, perché nemmeno lui è esime da colpe. 
In generale penso che il peccato e il perdono siano i veri attori protagonisti di questa storia. Ogni personaggio descritto ha i suoi segreti, ognuno ha il suo aguzzino, ed è a sua volta tiranno di qualcun'altro. 
Un errore dopo l'altro crea una spirale di dolore, rimpianti e rimorsi. Un'unica parola, "scusa", può mettere fine a tutto, anche quando il danno è fatto, anche quando è troppo tardi.

il mio voto per questo libro

mercoledì 19 aprile 2017

Recensione: "Canituccia" di Matilde Serao

Titolo: Canituccia
Autore: Matilde Serao
Illustrazioni: Fabian Negrin
Editore: Orecchio acerbo editore
Collana: Pulci nell'orecchio
Data di pubblicazione: 16 Marzo 2017
Pagine: 40
Prezzo: 8,50 € (cartaceo)


Trama:
Una cascina nella campagna intorno a Napoli e una bambina, Canituccia, che si è distratta e ha perduto di vista Ciccotto, il porcello della sua padrona. Una notte intera a cercarlo, scalza sulla terra gelata, le urla della padrona che la inseguono per i campi. Ritrovato, il maiale da allora la segue legato a una corda. È così che la loro amicizia, giorno dopo giorno, si rinsalda fino al momento in cui accade l’ineludibile... 

Recensione:
In queste poche pagine Matilde Serao racconta e descrive perfettamente la rigida realtà contadina. Una vita rude, aspra e severa come lo sono i suoi protagonisti adulti, persone schive che non lasciano alcuno spazio ai sentimentalismi e alle debolezze dell'animo umano.
La vita è dura e loro lo sanno, c'è da campare, da preoccuparsi per il futuro, lavorare senza sosta e senza troppo ricavo, giusto il necessario per mettere da parte le provviste per l'inverno.
Non possono permettersi sconti né gentilezze e non possono permetterle agli altri, nemmeno ai bambini.
Lo sa bene Canituccia, una bimba di sette anni cresciuta, non dai suoi genitori - che non ha mai conosciuto - ma da due contadini: Crescenzo e sua sorella Pasqualina, una zitella inacidita da una vita priva di amore.
Canituccia, come del resto ogni bambino del vicinato, è costretta ad un'esistenza che sa davvero poco della spensieratezza di cui dovrebbe godere l'infanzia.
Di contro conosce bene rimbrotti e percosse.
È proprio questo che accade quando, a causa di una svista, perde Ciccotto, il porcellino a cui ha il compito di badare. Viene picchiata, insultata, denigrata e minacciata di essere lasciata a perire di fame se non ritroverà il piccolo fuggitivo.
E quando lo ritrova i due divengono inseparabili, escono all'alba e rincasano al tramonto, fanno merenda insieme e insieme crescono.
Ciccotto è per Canituccia un vero amico, il solo.
Con lui parla, scherza e si sfoga, a lui confida e affida sogni e segreti.
Non può immaginare che quel porcellino a cui ha donato il cuore non le è affatto stato affidato con lo scopo di darle compagnia e esserle amico. Non può immaginare che quelle lunghe passeggiate, alla ricerca delle mele più gustose per farlo crescere grasso e forte, non sono che il biglietto per trovarlo bell'e pronto per la macellazione.
Canituccia è una bambina e non può sapere e, proprio per la sua condizione di esser "solo" una bambina, nulla può per sovvertire la sorte del suo amico.
Ed è in quella notte di Natale, tra i mugugni disperati del suo Ciccotto, che Canituccia perde parte della sua innocenza e prende coscienza del mondo e di quello che stare al mondo significa, e in certi casi, costringe a fare.
Gli adulti appaiono spietati, ignoranti, insensibili e probabilmente lo sono, ma la loro non è cattiveria, è deficienza empatica semmai, ma difatti è l'unico modo che conoscono per tirare avanti.
Una storia che parla di solitudine, di amicizia e della vita, che purtroppo è fatta anche di orrore e brutture, che forza a crescere, e spesso lo fa seguendo percorsi spietati.
Un racconto aspro, rude, e forte... sinceramente non so se lo farei leggere a dei bambini, seppur sia una di loro la protagonista della storia. Lo consiglio, però, e senza dubbio, agli adulti, ai quali offrirà interessanti spunti di riflessione.

Considerazioni:
La collana "Pulci nell'orecchio", di cui fa parte questo racconto, ha come protagonisti i bambini e il loro modo di rapportarsi ad un mondo che faticano a comprendere.
Un mondo severo, estraneo e, spesso, assurdo e indecifrabile: quello degli adulti. 
Se ci pensate, difatti, agli occhi dei bambini i grandi devono sembrare davvero esseri folli e sconclusionati.
Matilde Serao, in questo suo lavoro, ci mostra una scheggia d'infanzia, quella della piccola Catinuccia.
Per quanto mi riguarda, letta la sua storia non ho potuto fare a meno di chiedermi come si sarebbe potuta sentire quella bambina. 
Tradita immagino. Ancora più sola e forse anche un po' colpevole per la tragica ed ingiusta sorte del suo amico.
Non mi sento di condannare senza assoluzione i contadini per il loro stile di vita (in campagna funziona così), ma posso condannare senza dubbio i modi.
In specie il fatto che nessuno abbia avuto la sensibilità di pensare che una bambina sola al mondo, passando le sue intere giornate con un animale, potesse affezionarsene. Perché lasciare che fosse proprio lei a vederlo crescere e occuparsene?
La poca considerazione che si ha per i sentimenti dei più piccoli è una delle mancanze del mondo adulto, spesso abituato a trattare i bambini più come oggetti di proprietà che come persone dotate di sentimento e volontà propri.
Canituccia riceve così la doccia d'acqua gelata che spezzerà per sempre il suo mondo di bambina, portandola ad aprire gli occhi verso una visione più reale forse, ma sicuramente più buia e triste.

Ringrazio la Orecchio Acerbo Editore per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 13 aprile 2017

The very first page #3


Salve avventori!
Eccoci con un altro appuntamento con "The very first page", la rubrica che ha per protagoniste le dediche, ovvero le frasi d'apertura che dolcemente ci avviano alla lettura di un nuovo libro.
Quella che ho scelto per voi è tratta da "Tutta la magia dei sogni" di Cassie Beasley, un romanzo bellissimo che vi consiglio vivamente di leggere.
Ho adorato la dedica iniziale perché è carica di tenerezza e amore. Parla di quanto sia fondamentale poter contare sulla fiducia e l'appoggio dei propri cari, e di come le persone che tengono a noi siano naturalmente portati a vedere solo il meglio, magari anche i pregi che noi stessi non riusciamo a scorgere.
E ora vi lascio alle splendide parole dell'autrice!

"Per papà e mamma. Quando ero piccola, mi avete detto che avrei potuto fare qualunque cosa.
Non sono più così piccola ora, ma continuate a dirmelo.
Inizio a pensare che ci crediate veramente.
Vi amo per questo."

lunedì 10 aprile 2017

Recensione: "Isadora Moon. Primo giorno di scuola" di Harriet Muncaster

Titolo: Isadora Moon. Primo giorno di scuola
Titolo originale: Isadora Moon Goes to School
Autore:  Harriet Muncaster
Illustrazioni: Harriet Muncaster
Editore: De Agostini
Data di pubblicazione: 13 febbraio 2017
Pagine: 128
Prezzo: 1,90 € (cartaceo) 


Trama: 
Isadora Moon è unica perché è speciale.
La mamma è una fata e il papà, invece, un vampiro. Lei è un po' di tutti e due.
Adora la notte, i pipistrelli e il suo tutù nero; ma ama altrettanto l'alba, le bacchette magiche e il suo Coniglietto Rosa.
Per Isadora è tempo di andare a scuola, ma non sa qual è quella giusta per lei: la scuola delle fate o la suola dei vampiri?

Recensione:
Isadora è una bambina particolare, figlia di una fata e di un vampiro ha ereditato per buona parte le caratteristiche di entrambi i genitori. Una fata-vampira ecco quello che è, come suo padre adora la misteriosità della notte e osservare le stelle, come sua madre ama la luce del giorno e le magie.
Isadora vive spensierata le sue giornate, giocando con il suo inseparabile amico, Coniglietto Rosa.
I due si divertono a svolazzare qua e là, a magiare pane e burro d'arachidi e torte di carota, e a preparare eleganti tè a base di brillantini.
Ma anche per Isadora, come per ogni bambino umano o magico che sia, è venuto il tanto temuto primo giorno di scuola. Ma essendo per metà fata, e per metà vampira, quale delle due scuole dovrà frequentare? 
Una bella domanda che metterebbe alla prova qualsiasi bambino, e per Isadora è venuto il momento di fare i conti con se stessa e con la sua natura. Se prima si riteneva fortunata ed essere un po' di entrambe le cose, ora si sente inadatta, incompleta e inadeguata. Se è un po' fata e un po' vampira questo significa che non è propriamente né l'una, né l'altra cosa? 
Harriet Muncaster si serve di un personaggio di fantasia per affrontare tematiche universali e profonde. Il bivio che vede protagonista la sua Isadora non è che la metafora delle insicurezze di ognuno di noi: il non sentirsi mai abbastanza, mai adeguato e all'altezza.
Isadora, dopo aver frequentato un giorno in entrambe le scuole, si rende conto di non avere tutte le doti necessarie per frequentarle e, a questo punto, avrebbe potuto abbattersi moltissimo, invece capisce che la sua diversità è ciò che la rende unica e speciale.
Isadora trova la sua strada, che non necessariamente è quella più adatta alla sua natura, ma è sicuramente quella che la rende più felice.
Un libro, tenero, dolce, e divertente, ma soprattutto un libro che consiglio per ciò che dice e per come lo dice, perché le lezioni importanti si apprendono meglio se spiegate con un po' di magia.

Considerazioni:
Isadora Moon è stato un acquisto fatto d'impulso.
L'ho scoperto per caso sul sito della De Agostini, poi, forse per sincronicità, l'ho avvistato su Instagram in tutta la sua dolcezza. 
Come potevo non restare conquistata da questa meraviglia tutta rosa? (Lo avrete capito ormai che ho una leggera ossessione per questo colore XD).
Dato il prezzo irrisorio (solo 1.62 € per un libro illustrato!) l'ho subito ordinato su Amazon.
Da questo libro mi aspettavo una storia sicuramente carina, con protagonisti divertenti e buffi, con disegni semplici e deliziosi, ma invece ho trovato molto di più.
Ho trovato una storia che parla di differenze e di discriminazione, ma anche di apertura  e condivisione.
Proprio così, perché il bivio che Isadora si trova di fronte può essere letto con infinite chiavi di lettura. 
Esso nasce, innanzitutto, dalla scelta che i suoi genitori, due esseri appartenenti a due mondi completamente diversi, e se vogliamo opposti, hanno fatto prima di lei.
Un vampiro e una fata che vanno contro la loro evidente diversità per assecondare l'amore che li unisce, non sono che la versione fiabesca di due persone divise, ad esempio, da culture o credi diversi, che scelgono, nonostante tutto, di stare insieme.
Isadora, come milioni di bambini al mondo, non è che il frutto dell'amore di due persone che, credendo in cose differenti, non sanno ancora bene cosa insegnare al proprio figlio. Quale delle due religioni? Quali tradizioni?
Isadora prova entrambe le strade, ma le è subito chiaro che nessuna delle due la rispecchia particolarmente, e notandolo - oltre allo sconforto di non poter definire se stessa, né in una maniera, né nell'altra,  e alla delusione per non essere all'altezza né di uno, né dell'altro ruolo - avverte l'improvvisa paura di deludere i genitori.
Come dirgli che non seguirà la loro strada? Come dirgli che non è come loro?
Quando Isadora incontra i bambini umani, torna a sentirsi speciale. Loro sono tutti diversi per lei, e lei lo è per loro. Questo la fa sentire parte di un gruppo: è come quei bambini ma, allo stesso tempo, è unica.
Però, quando arriva il momento  di confessare ai genitori la sua scelta, sono loro - quelli che per primi si sono dimostrati tanto aperti da mettere da parte le loro diversità per stare assieme - ad assumere un atteggiamento discriminatorio.
Con gli umani no! Che schifo! 
È la piccola Isadora qui a dare una bella lezione di maturità e apertura mentale, facendo notare ai genitori quanto scorretti e ingiusti siano i loro pregiudizi.
Isadora mostra come la gioventù, se educata in tal senso, sia facilmente bendisposta al cambiamento e alla condivisione.
Ci si può aspettare di più da un libro? 
C'è un modo più adatto e ugualmente carino per insegnare ai bambini l'importanza, la bellezza e il valore della diversità?
Ci potrebbe anche essere, però sicuramente tra quelle pagine non troverete raccontato dell'adorabile e dolcissimo Coniglietto Rosa! Dunque non sapete cosa vi state perdendo U_U

Curiosità:
Avete uno smartphone o un tablet? De Agostini propone nel suo iStorie una raccolta dei migliori libri e giochi per bambini dai 4 agli 11 anni. Tra questi, indovinate un po', c'è anche un'app dedicata ad Isadora Moon.
L'app vi permette di personalizzare le vostre foto e di sottoporvi ad un test per vedere quale parte spicca più in voi... 
Fata o vampiro? Cosa è scritto nel vostro destino?

il mio voto per questo libro 

venerdì 7 aprile 2017

Recensione: "L'albergo sulla baia di Mulberry" di Melissa Hill

Titolo: L'albergo sulla baia di Mulberry
Titolo originale: The hotel on Mulberry Bay
Autore: Melissa Hill
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 9 marzo 2017
Pagine: 383
Prezzo: 19,00 € (cartaceo) 9,99 € (ebook)


Trama:
Elle Harte è una giovane architetta di successo, vive a Londra, e ormai da tempo ha lasciato l'Irlanda e il paese dove è nata, Mulberry Bay. Sua sorella minore Penny, invece, non ha mai abbandonato quel piccolo, idilliaco villaggio a picco sul mare, dove tutti si conoscono e il cui cuore pulsante è da decenni il Bay Hotel, lo storico albergo gestito proprio dalla loro famiglia, le cui sale hanno ospitato un'infinità di feste ed eventi. Quando però Anna, la loro gentile e infaticabile madre, muore, tutto è destinato a cambiare. 
Elle torna a casa e ad aspettarla trova i luoghi e gli affetti di una vita, un amore interrotto, ma anche spiazzanti sorprese e impreviste rivelazioni. 
L'antico hotel è in decadenza e non se la passa affatto bene e, senza Anna a occuparsi di tutto, loro padre Ned sembra perso nei ricordi scanditi dalle canzoni dei suoi amati Beatles. Elle dovrà allora affrontare spettri e delusioni del passato per ricomporre i pezzi del presente e tentare di salvare le sorti del Bay Hotel. Ma da dove incominciare? Come restituire la magia di un tempo a quell'albergo in rovina? 

Recensione:
Il Bay Hotel è il fulcro attorno al quale si sviluppa questo romanzo, il centro della vita a Mulberry e il luogo che ha assistito allo sbocciare di mille e mille storie, che ha consacrato la nascita di amori, che ha visto coronarsi sogni di vita, l'avverarsi di obiettivi e traguardi.
Il romantico e decadente edificio, posto a picco sul mare, svolge il ruolo di vero protagonista, una presenza a cui non solo la famiglia Harte, ma l'intero paesino è legato da un affetto profondo e indissolubile.
Perché quando la vita scorre e il tempo passa, l'unica cosa che resta sono i ricordi, e i più belli, quelli indimenticabili, sono tutti lì, tra quelle mura rivestite da carta da parati ormai consunta.
Anna, moglie di Ned e madre di Elle e Penny, è la persona che gli era maggiormente legata, il cuore pulsante della struttura, quella che gli ha dato vita, rendendolo molto più che un semplice albergo, ma una casa, una parte fondamentale e speciale della vita di chiunque avesse avuto il piacere di soggiornarvi.
Quando Anna viene a mancare, le vite dei suoi cari, pur avendo preso strade diverse,  tornano a unirsi al Bay Hotel.
Non è tanto per Anna e per la sua improvvisa assenza, che la famiglia torna ad essere tale, ma per salvare l'albergo e i ricordi ad esso connessi. O meglio è l'albergo probabilmente a salvare la famiglia.
L'impresa di riveder risplendere l'hotel, vederlo tornare agli antichi fasti e salvarlo dalla bancarotta dà modo agli Harte di ritrovarsi, superare gli ostacoli che l'orgoglio e i piccoli segreti avevano, con gli anni e i silenzi, creato.
Melissa Hill ha scritto una storia che definirei perfettamente estiva.
Leggera, malinconica, dotata dell'immancabile lieto fine, ma probabilmente eccessivamente banale e prevedibile.
I protagonisti non suscitano grande simpatia o empatia, fatta eccezione per Anna, che purtroppo il lettore non ha tempo di conoscere, tutti gli altri sembrano sempre remare a sfavore di se stessi.
I loro comportamenti sono esasperanti, irrazionali, infantili e sciocchi, ma la cosa più deludente è stata la descrizione dei sentimenti che, siano di dolore per la morte di una madre, di paura per l'angoscia di perdere tutto, o di dolore per un amore represso per anni, non sembrano essere raccontati con sincerità.
In fin dei conti si può definire una storia carina, una lettura poco impegnativa da portare in vacanza, ma non molto di più.

Considerazioni:
Comincio col dire che questo libro sembrava avere tutti gli elementi per piacermi molto: l'Irlanda come scenario, un caratteristico e pittoresco paesino sul mare, un albergo da riportare in vita, una famiglia da riunire... tutto faceva supporre a qualcosa di intenso e indimenticabile, invece il tutto si è perso in uno svolgimento banale, prevedibile, poco credibile e decisamente poco emozionante.
Il libro non è brutto per carità, è carino, si legge bene (la lettura non mi ha mai annoiata), però arrivata oltre metà mi sono resa conto di quanto tutto mi apparisse scontato e allo stesso tempo forzato, e come nulla, alla fine della fiera, mi stesse emozionando... e dire che sono anche un tipo che si emoziona facilmente (chiedete pure conferma a Little Pigo XD).
E siccome non mi piace lanciare accuse senza motivarle sono costretta a fare degli esempi.
Anna è morta, lei era il cuore pulsante dell'albergo, ok, ma la Hill commette l'imperdonabile errore di scordare che Anna era, prima di tutto, una moglie e una madre molto amata, almeno è questo quello che ci dice. Appunto, ce lo dice, ma non ce lo fa sentire... non come dovrebbe.
Tutti, dal marito Ned, alle figlie Elle e Penny, agli abitanti di Mulberry, fanno quello che è possibile per salvare l'albergo, lo fanno per lei, certo, ma dov'è il dolore per la perdita di una madre? Dov'è lo strazio? La sofferenza? 
In pochi giorni la morte di Anna passa completamente in secondo piano e il dramma principale per gli Harte è la precaria condizione del Bay Hotel, non il fatto che abbiano perso la persona più importante della loro vita.
Per non palare di Elle che già dal suo arrivo in paese è presa dai romantici film mentali con la sua vecchia fiamma di quasi vent'anni prima e, solo pochi giorni dopo il funerale, è in soffitta a sbaciucchiarsi.
Le situazioni poco coerenti sono molte, e non mi metterò ad elencarle tutte, vi basti sapere che i protagonisti paiono costantemente complicarsi inutilmente la vita.
Anche qui mi occorre portare un esempio: ho trovato veramente incomprensibile il compito che Penny si dà, di rintracciare la vecchia collezione paterna degli album dei Beatles, non il desiderio, perché se si fosse fermato al mero desiderio l'avrei compreso, ma il fatto che si metta concretamente a realizzarlo.
Insomma, la sua famiglia è piena di debiti, oltre che di problemi, non hanno denaro per ristrutturare l'albergo, probabilmente lei si ritroverà presto a non avere nemmeno un lavoro, eppure le salta in mente l'idea di riuscire in quell'impresa folle, titanica e dispendiosa.
Ma il peggio non è questo, perché ad una ragazza, vinta dai rimorsi e dal desiderio di poter far qualcosa di bello per suo padre, si può giustificare qualche pensiero insensato, il peggio è che chi le sta attorno, anziché farla rinsavire, e allontanarla da quella strada, l'assecondi e aiuti.
Un attimo, ho per caso detto che il peggio era questo? 
No, scusate, cancellate quell'affermazione, il peggio è che quando Ned, suo padre, viene a conoscenza di quello che sua figlia sta facendo per lui, anziché fermarla, invitarla a desistere, l'aiuta nell'impresa.  ╯°□°)╯︵ ┻━┻
Ho trovato molto irritante il fatto che questa particolare famiglia, in queste particolari circostanze (gli è da poco morta la moglie/madre, ricordiamolo), potesse considerare davvero così importante ritrovare degli stupidi dischi e spendere così tanti fondi ed energie per rintracciarli.
Ned, nella mia versione di "quello che avrei voluto facesse", avrebbe dovuto dire che quei dischi erano il passato, che le sue figlie erano il presente e che li avrebbe venduti altre mille volte per la sua famiglia. 
Questo è solo uno dei comportamenti che non ho concepito o che mi hanno fatto disistimare i protagonisti di questa storia.
E fidatevi meglio che non inizi a parlare della storyline tra Elle e Rob, e di quanto ho trovato snervante i comportamenti contraddittori dei due, tutto quell'inutile allungamento di brodo quando sin dall'inizio era palese come sarebbe andata a finire.
In definitiva, Melissa Hill, ha scritto una storia che poteva essere davvero un bel romanzo, ma che ha, evidentemente, preferito trasformare in una storia da "sotto l'ombrellone"...  probabilmente conscia che ai suoi lettori basti e avanzi così, dunque, perché sforzarsi di più?

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per averci inviato una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 6 aprile 2017

The very first page #2


Eccoci con il secondo appuntamento con "The very first page", che a dirvi la verità avrebbe dovuto essere il primo, dato che la dedica di cui vi parlo oggi è quella che ha ispirato l'idea stessa di questa rubrica.
Proprio così, le parole con cui Elisabetta Gnone apre il primo capitolo della sua trilogia "Fairy Oak" sono talmente belle che, quando le ho lette, ho pensato che non dovevano e non potevano assolutamente passare inosservate.
Serviva qualcosa che rendesse omaggio e onore alle frasi d'apertura dei libri, soprattutto quando sono così magiche, soprattutto quando sono così poetiche da riuscire a regalare, già dalla primissima pagina di un libro nuovo, la prima grande emozione.

"A Will che ama leggere sulla panchina all'ombra del melo mentre tira la palla a Nani
E a Nani che ha imparato ad aspettare che Will finisca la pagina"


Questi versi hanno fatto proprio questo. 
Leggerli mi ha regalato la prima delle tante belle sensazioni che mi ha poi donato la lettura di "Fairy Oak - Il segreto delle gemelle".
Il pensiero con cui Elisabbetta Gnone dà inizio alla sua storia, non si limita a dedicare freddamente il frutto del proprio lavoro a qualcuno, ma suggerisce un'immagine, invita a figurarsi in mente l'incantevole scena descritta.
Non so chi siano Will e Nani, potrebbero essere fratello e sorella, o un bambino con la sua cagnolina, non lo so... vorrei saperne di più, ma saperlo non cambierebbe la straordinaria bellezza della scena.
Certo, confesso, avrei voluto sapere di più di loro, avrei voluto un intero libro su di loro! XD
Così mi sono sfogata creando questa rubrica XD
Will e Nani, chiunque voi siate, sappiate che questa rubrica nasce specialmente per voi ♥