venerdì 24 marzo 2017

Recensione: "Viaggio per mare" di Gérard Lo Monaco

Titolo: Viaggio per mare
Autore: Gérard Lo Monaco
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 6 ottobre 2016
Pagine: 16
Prezzo: 21,25 € 

Trama:
Un fantastico viaggio per mare in compagnia di due marinai, del cane Bau e di navi straordinarie che hanno fatto la storia.

Recensione: 
"Viaggio per mare" è un vero e proprio viaggio, un'avventura che si sviluppa sotto i nostri occhi pagina dopo pagina. 
E come nelle grandi spedizioni, quello che si prova sfogliandolo è una continua meraviglia per le splendide aperture tridimensionali che mostrano navi di ogni genere ed epoca. 
La storia è semplice e intuitiva, il minimo indispensabile per dare un senso alle illustrazioni che prendono vita con lo scorrere delle pagine.
Una coppia di viaggiatori, assieme al cagnolino Bau, sta salpando il mare a bordo della loro piccola imbarcazione. Durante la traversata i tre hanno modo di vedere e mostrarci le varie navi che incontrano durante l'escursione.
Il lettore ha modo di scoprire, tra le altre, una pilotina, un transatlantico, un veliero a tre alberi con tutte le vele spiegate e persino una nave-faro, per indicare la rotta sicura ai naviganti.
Ogni avvistamento è accompagnato, oltre che da una breve frase che descrive la scena, da piccole didascalie che descrivono brevemente la storia della nave.
Un libro divertente e istruttivo allo stesso tempo, perfetto per un primo approccio alla lettura. I bambini adoreranno le magie nascoste al suo interno e anche i grandi potranno apprezzare questo fantasioso e raffinato libro pop-up.

Autore:
Gérard Lo Monaco è un illustratore argentino nato a Buenos Aires nel 1948. Trasferitosi a Parigi, progetta poster, cover di album e diviene uno dei più conosciuti autori di libri animati a livello mondiale. Sono sue opere ingegneristiche della carta come le versioni pop-up di "Le petit prince" e "Moby Dick", o progetti originali come "Magique circus tour".

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 23 marzo 2017

The very first page #1


Salve avventori!
Oggi io e Little Pigo inauguriamo una nuova rubrica alla quale pensavamo già da un bel po' e che speriamo vi piacerà tanto quanto piace a noi ^-^
"Cosa riguarderà mai?" Vi starete forse chiedendo. 
E la risposta arriva subito: le dediche! 
Ebbene sì, perché anche quelle in un libro sono importanti e spesso dicono molto del romanzo stesso o di chi lo ha scritto.
Da piccola forse nemmeno le leggevo, non ci facevo caso, ora invece ci resto addirittura male quando sono assenti, o quando si limitano ad un semplice "per ...."
Di contro amo quelle originali, e ultimamente ne abbiamo trovate alcune davvero bellissime... 
E proprio per questo, per il desiderio di condividerle, e magari di scoprirne di nuove, attraverso voi, nasce "The very first page".
La dedica con cui inauguriamo questo primo appuntamento è presa da "Aspettando Bojangles" di Olivier Bourdeaut, un libro toccante di cui trovate QUI l'altrettanto emozionante recensione scritta da Little Pigo.
Io invece, su suo consiglio, l'ho letto qualche settimana fa... l'ho iniziato in treno (fortunatamente non finito, altrimenti tutto il vagone mi avrebbe visto sciogliermi in lacrime >_<), e la dedica mi ha subito colpito.
Certe volte, quando un libro premette di essere uno di quelli che ti resterà nel cuore, lo capisci subito, e in questo caso l'ho compreso dalla prima pagina.

"Ai miei genitori, per quel misto di pazienza e benevolenza, quotidiana testimonianza della loro tenerezza"

Poi l'autore menziona un'azzeccatissima citazione di Bukowski

"Alcuni non impazziscono mai... la loro vita dev'essere parecchio noiosa"


Cosa ne pensate di questa rubrica?
Anche voi prestate attenzione alle dediche? Ce n'è qualcuna che vi ha colpito recentemente?
Ditecelo nei commenti o, se volete, adottate anche voi questa rubrica e diffondete il verbo XD

lunedì 13 marzo 2017

Recensione: "Serafina e il bastone stregato" di Robert Beatty

Titolo: Serafina e il bastone stregato
Titolo originale: Serafina and the twisted staff
Autore: Robert Beatty
Illustratore: Alexander Jansson
Editore: Mondadori Electa
Collana: ElectaYoung
Data di pubblicazione: 25 ottobre 2016
Pagine: 336
Prezzo: 18,90 €


Trama:
Serafina ha sconfitto l'uomo dal mantello nero ed è uscita dall'ombra dei seminterrati del Castello di Biltmore, vivendo finalmente alla luce del sole.
Ogni notte va a trovare sua madre nella foresta, desiderosa di imparare tutto quello che può sulla sua natura di coguaro. Si trova però divisa tra due mondi: è troppo selvaggia per i bei vestiti e i modi eleganti delle signore di Biltmore e troppo umana per godere pienamente dei suoi reali parenti.
Una notte, nella foresta, Serafina si imbatte in una strana e terrificante figura e viene attaccata da uno cane lupo. La cosa peggiore è che Serafina sospetta ci sia un complice che travestito si sia infiltrato al castello. Qualcuno infatti sta seminando devastazione nella tenuta. Tutti gli uomini e le creature della montagna sono in terribile pericolo. Tocca a Serafina difenderle e, cercando nel profondo di se stessa, abbracciare il destino che l'ha sempre aspettata.

Recensione:
Al termine dello scorso capitolo abbiamo visto la nostra Serafina finalmente libera dall'ombra in cui era stata costretta fin dalla nascita. A causa dell'uomo con il mantello nero, non solo tutti gli abitanti del castello di Biltmore sono venuti a conoscenza della sua esistenza, ma sono anche consapevoli di quanto il suo coraggio sia stato determinante nel riportare a casa tutti i bambini rapiti.
Ora, a poche settimane di distanza da quell'evento, ritroviamo la nostra amica coraggiosa alle prese con un nuovo nemico e altri terribili pericoli che minacciano la foresta e la ricca residenza dei Vanderbilt.
Tuttavia una battaglia ancora più ardua e complessa attende Serafina, un duello a cui non può sfuggire, quello con se stessa.

Forse era davvero una creatura mostruosa, selvaggia. 
Non poteva vivere in casa di gente civile. 
Sua madre, però, le aveva detto che non apparteneva neanche alla foresta. Quelle parole le tornarono alla mente. Era troppo umana, troppo lenta e debole per sconfiggere gli aggressori. Tu non appartieni a questo mondo, Serafina, le aveva detto. 
Non apparteneva né alla foresta né a Biltmore. Non apparteneva a nessun luogo.

Dopo aver rincontrato la mamma e i fratellini, cercherà in tutti i modi di esplorare la sua natura selvaggia e il legame primordiale che la unisce ai coguari. E dopo aver conosciuto i proprietari e gli ospiti di Biltmore, tenterà di essere una signorina a modo, elegante e sofisticata proprio come il suo amico Braeden.
Eppure, per quanto si sforzi, la nostra protagonista non riesce ad essere appieno né l'una né l'altra cosa, né una creatura del giorno né una della notte. Intrappolata nel suo mondo a metà sente di non appartenere a nessun posto.
A complicare le cose gli strani eventi che hanno a che fare con il misterioso vecchio dal bastone di legno, e che mettono in pericolo non solo il castello, ma tutti gli animali che vivono nei dintorni.
Queste per sommi capi sono le vicende narrate nel libro, o almeno le fasi iniziali.
Per chi ha letto il primo romanzo, sarà facile intuire che grosso modo la struttura della narrazione ricalca quella già definita dall'autore in "Serafina e il mantello nero": un pericolo imminente, la ricerca della verità e la lotta con il nemico.
La seconda avventura, che vede nuovamente la ragazzina tutta forza e coraggio come protagonista, mostra però una maggiore attenzione prestata ai sentimenti, alle paure e alle insicurezze.
Stavolta gli obiettivi sono puntati sullo stato d'animo dei personaggi, sui tentativi di superare i propri limiti, di ritrovare la determinazione e l'audacia, di fare pace con la propria natura.
Ciò non significa che la narrazione scorra lenta e senza pathos, tutt'altro.
Lo spirito d'avventura è ciò che maggiormente la caratterizza. Grazie ad una Serafina pronta a tutto pur di salvare i propri cari, sin dalle prime pagine, noi lettori ci troviamo coinvolti in perlustrazioni notturne sia nella foresta che nei meandri più remoti della dimora dei Vanderbilt.
Come nel primo capitolo, anche qui possiamo assaporare la commistione di più generi letterari, e la compresenza di tinte horror e gotiche, di tanto mistero e di buoni sentimenti.
E proprio parlando di sentimenti, un ruolo principale in questa storia avranno le amicizie, prima di tutto quella con Braeden, che avevamo già imparato a conoscere nel primo romanzo. In questo libro li vediamo allontanarsi e riavvicinarsi, affrontare nuove sfide e mettere alla prova la solidità del loro legame.

Quella mattina aveva accennato qualcosa a suo padre, ma quando ne parlò a Braeden, non tralasciò alcun particolare. 
Era una bella sensazione poter finalmente dire tutto al suo amico. A volte le pareva che le cose non fossero reali, non fossero complete, finché non le aveva condivise con lui.

Ma anche altri personaggi entreranno nella vita della nostra protagonista, chi per creare scompiglio e chi per donarle sicurezza e conforto.
Altra cosa fondamentale e che dà un valore aggiunto a quest'opera è la scrittura di Robert Beatty che, indugiando su ogni particolare (architettonico e non), e ricreando atmosfere e sensazioni, è capace di tradurre letteralmente in immagini ogni riga vergata.
In pochissimi altri casi ho trovato un modo di scrivere, e di descrivere, così dettagliato e allo stesso ammaliante. E ciò acquista maggior significato se consideriamo che tutti i luoghi raffigurati esistono per davvero, e sono stati riportati, a detta dell'autore, nel modo più fedele possibile.
In conclusione non posso che consigliare questo libro a chi cerca una vicenda appassionante e avvincente, che parla di coraggio, amicizia, lealtà e della battaglia più difficile, essere se stessi sempre e comunque.

Considerazioni:
È stato un piacere rituffarmi nel misterioso mondo di Serafina.
Avevo apprezzato tanto il primo libro, che inizialmente pensavo fosse autoconclusivo, e sono stata davvero felice di conoscere il prosieguo delle vicende narrate.
Poi, sarò ripetitiva, ma ho adorato le vivide descrizioni realizzate dall'autore, sembra tutto così reale, tutto così intenso. Soprattutto quando siamo catapultati nella foresta nera, noi lettori non possiamo che rimanere rapiti da tutti i segreti e i pericoli che la notte e la natura selvaggia portano allo scoperto, pagina dopo pagina.
Poi ovviamente, oltre alla scrittura, anche il contenuto non ha nulla da invidiare.
È la tipica storia che potrebbe catturare un pubblico di giovanissimi (è infatti un young adult), ma essere comunque di gradimento anche per quelli non più nel fiore degli anni. Al contrario ritengo sia poco adatta ai bambini, per particolari un po' troppo cruenti, che potrebbero facilmente turbare i cuori più sensibili.
Un unico difetto posso trovare a questo libro, ossia il prevedere un colpo di scena finale che, almeno per me, non è un vero e proprio colpo di scena.
Ciononostante il piacere della lettura non è mai venuto meno, anzi.
Dopo aver letto l'ultima pagina, non posso che restare in trepidante attesa del terzo, e credo ultimo, volume di questa serie da gustare tutta d'un fiato.

Ringrazio Mondadori Electa per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

venerdì 10 marzo 2017

Recensione: "Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli" di Elena Favilli e Francesca Cavallo

Titolo: Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli
Titolo originale: Goodnight Stories for Rebel Girls
Autore: Elena Favilli e Francesca Cavallo
Illustrazioni: Vari
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2017
Pagine: 211
Prezzo: 19,00 € 


Trama:
C'era una volta... una principessa? Macché! 
C'era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n'era un'altra che diventò la più forte tennista al mondo e un'altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo, da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef... esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.

Recensione:
Questo non è un libro di favole qualunque, se vi aspettate di  leggere in queste pagine storie di principesse in pericolo, prodemente salvate da baldi cavalieri dall'armatura argentata, avete sbagliato libro, ma non per questo non potete leggerlo! Anzi, forse proprio per questo dovreste farlo.
Elena Favilli e Francesca Cavallo hanno raccolto in questo volume, raccontandole a mo' di favole della buonanotte, le biografie di cento importanti donne della storia passata e presente.
Da Marie Curie a Rita Levi Montalcini, da Maria Reiche alle sorelle Brontë, da Jane Austen a Maya Angelou, e così via...
Cento meravigliosi esempi di ingegno, carattere, forza di volontà, coraggio e determinazione.
Donne che hanno lottato per affermarsi, che hanno cercato la loro strada, che l'hanno desiderata con forza e che si sono salvate autonomamente, senza ricorrere a fantomatici principi azzurri.
Sono queste le storie da far conoscere alle donne, sono queste le storie da leggere alle donne del domani.
Le biografie sono raccontate in modo semplice e sintetico, in modo da essere facilmente comprensibili per un pubblico di lettori giovanissimi. Ad ogni personaggio raccontato, corrisponde un ritratto. Ben sessanta diverse illustratici (fra cui le italiane Cristina Portolano e Sara Bondi) hanno contribuito alla realizzazione di quest'opera. E il bello, durante la lettura, sta anche nello scoprire il diverso stile di ognuna di loro.
Un libro che consiglio sia come lettura personale, che da condividere con i vostri bimbi, siano essi femminucce o maschietti, perché sarà fonte d'ispirazione per entrambi, ma soprattutto dirà alle prime di non mettere a tacere i propri sogni, di essere ambiziose e credere sempre in se stesse. Difatti sembra urlare a gran voce "Ragazze! Non fatevi fermare da nulla e da nessuno, avete tutte le carte in regola per diventare qualsiasi cosa vogliate!".
E ai maschietti insegnerà, sin dal principio, ad avere rispetto per quello che qualcuno ancora considera "il sesso debole" e non sottovalutarlo mai, perché forse è vero, abbiamo dovuto lottare di più per conquistare i loro stessi diritti, ma questo ci fa solo onore.

Considerazioni:
Oltre al fine, la cosa che ho maggiormente apprezzato in questo libro è stata l'idea di racchiudere, in un unico volume, le vite di queste cento figure femminili che hanno trovato il successo nei più svariati campi.
Il concetto di renderle fruibili ai bambini, e adattarle quindi alle loro esigenze, è stata la mossa vincente.
Tuttavia, da adulta, ho trovato un po' troppo ridotto lo spazio riservato ad ogni personaggio. Non so voi, ma io avrei voluto saperne di più.  "Cercatelo" mi direte, però anche i bambini sono notoriamente super curiosi, si fanno probabilmente molte più domande, e la lista dei loro perché è sempre infinita, quindi mi sono immaginata di leggere una di queste storie ad un bambino, e mi sono resa conto che forse non dicono abbastanza per saziare la sete di sapere.
Per fare un esempio, leggendo la storia di Rita Levi Montalcini, un bimbo potrebbe trovare più dubbi che risposte. Chi sono gli ebrei? E perché i nazisti ce l'hanno su con loro? E cosa ha scoperto di così importante la Montalcini per ricevere il Nobel? E a proposito il Nobel cos'è?
Questo però, a conti fatti, potrebbe essere forse il pregio più grande del volume. Esso non spegne la sete di conoscenza, anzi l'accende. Il lettore, dal più grande al più piccolo, è spinto a voler sapere di più, se non di tutte, ma almeno di alcune delle figure che lo hanno colpito. E questo è bellissimo, non trovate?
Io lo farò, cercherò altre informazioni, biografie più approfondite, però penso che "Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli" fornisca un ottimo punto di partenza.
Inoltre, voglio segnalare che  Elena Favilli e Francesca Cavallo non sono le uniche ad aver avuto un'idea del genere.
La scrittrice spagnola Isabel Sánchez Vegara  sta portando avanti un progetto assai simile con la sua serie "Little people, Big dreams".
La serie è in evoluzione, ogni libro è un albo illustrato dedicato, di volta in volta, ad una grande donna della storia.
I nomi che vediamo sono più o meno gli stessi e anche il messaggio è il medesimo: bambine "Puntate alla luna, male che vada avrete visto le stelle"


il mio voto per questo libro

martedì 7 marzo 2017

Recensione: "La sinistra segheria - Una serie di sfortunati eventi n°4" di Lemony Snicket

Titolo: La sinistra segheria - Una serie di sfortunati eventi
Titolo originale: The Miserable Mill
Autore: Lemony Snicket
Illustrazioni: Brett Helquist
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 26 agosto 2010
Pagine: 160
Prezzo: 9,35 € (cartaceo) 5,99 € (ebook)

Trama:
Spero, per la vostra salute, che non vi aspettiate da questo libro un'esperienza piacevole. In questo caso vi consiglio di metterlo via, all'istante, perché tra tutti i libri sulla sfortunata vita degli orfani Baudelaire, "La sinistra segheria" è probabilmente quello che racconta le vicende più infelici. Violet, Klaus e Sunny sono spediti a lavorare in una segheria a Meschinopoli. dove incontrano sciagure e disgrazie dietro ogni tronco d'albero.
Sono spiacente di informarvi che le pagine di questo libro contengono cose assai sgradevoli, come ad esempio una gigantesca sega circolare, una pentola assordante, un uomo con una nuvola di fumo al posto della testa, un ipnotizzatore, un terribile incidente con feriti, e tanti buoni sconto.
Io ho giurato di scrivere l'intera storia di questi tre poveri ragazzi, ma voi non siete obbligati a leggerla, e se preferite storie più piacevoli, sentitevi assolutamente liberi di sceglierne un'altra.

Recensione:
Nel capitolo precedente "La funesta finestra", avevamo lasciato gli orfani Baudelaire alle prese con un altro lutto. Dopo la morte dei genitori e del loro primo tutore, zio Monty, anche il secondo tutore al quale erano stati affidati, zia Josephine, ha trovato la morte sempre per mano del terribile Conte Olaf.
Così Violet, Klaus e Sunny lasciano le gelide e tetre rive del Lago Lacrimoso e, assieme al signor Poe, prendono il treno che li condurrà a Meschinopoli, dove si trova la loro nuova casa.
"Casa" però è un temine abbastanza inappropriato per definire la loro nuova sistemazione, perché i tre, ancora non lo sanno, vivranno e lavoreranno alla Segheria Ciocco Fortunato di proprietà del loro nuovo tutore, personaggio di cui non conosceremo mai il nome - perché impronunciabile secondo il signor Poe (tutti si limitano a chiamarlo semplicemente Signore) - né il volto, che sarà costantemente avvolto dalla nuvola di fumo emanata dal suo sigaro.
Al loro arrivo alla segheria i tre ragazzi sono immediatamente colti da un terribile presentimento. Si sentono stranamente osservati, e il raccapricciante edificio a forma di occhio, situato in fondo alla strada, fa pericolosamente presagire la presenza infausta del loro acerrimo nemico. 
Ma, una volta entrati all'interno della segheria, i pensieri sul Conte verranno momentaneamente accantonati per far fronte alla deprimente realtà. Nessun tutore si prenderà amorevolmente cura di loro, alla segheria i tre fratelli sono trattati alla stregua degli altri operai, che a loro volta sono trattati peggio delle bestie.
Lavori faticosi ed estenuanti, macchinari rumorosi e pericolosi, un alloggio polveroso e angusto senza finestre, niente pranzo se non una gomma da masticare e per cena il solito stufato stantio.
E questo è solo l'inizio, perché questa quarta avventura è, almeno per il momento, la più tremenda che i Baudelaire abbiano dovuto affrontare sin ora. 
Lemony Snicket, ancora una volta, riesce a raccontarci le loro drammatiche vicende e con l'umorismo e con lo stesso sarcasmo che ha contraddistinto i volumi precedenti, evidenzia le incongruenze degli adulti, e quanto essi possano, in certi casi, rivelarsi sordi alle richieste di aiuto.
I tre giovani Baudelaire in questo capitolo non solo hanno, come sempre, avuto a che fare con i piani malvagi del Conte Olaf, ma non hanno ricevuto neanche una piccola dimostrazione di affetto da parte di chi doveva provvedere loro.
Hanno affrontato pericoli spaventosi, personaggi crudeli e rischiato la vita e, come sempre, hanno trovato la forza di reagire facendo affidamento, solo ed esclusivamente sulle proprie capacità. Una serie di sventure come queste scoraggerebbe chiunque, ma i tre orfani riescono, con una grande forza d'animo, a trarre qualcosa di positivo anche da quest'ultima orribile avventura. Dopotutto, essere ancora tutti insieme, vivi, è una vera fortuna.

Considerazioni:
La storia dei tre orfani Baudelaire, con l'andare avanti dei capitoli, pare diventare sempre più cupa, costellata da eventi tragici e da personaggi sempre più meschini e privi di scrupoli.
Tristemente Violet, Klaus e Sunny scoprono che devono imparare a guardarsi le spalle non solo dal Conte Olaf e dalla sua cerchia di scagnozzi, ma anche da persone apparentemente insospettabili, come la spietata oculista, la Dottoressa Orwell, una donna pronta a tutto, anche a tramare con il perfido Olaf, per la promessa di ricevere metà del patrimonio dei Baudelaire.
I tre ragazzi si sentono perciò ancora più tristi e soli, ora sanno davvero di non potersi fidare di nessuno, fuorché di loro stessi.
Per quanto riguarda gli altri adulti presenti in queste pagine, o sono crudeli come il caposquadra della Segheria Ciocco Fortunato, o avidi e insensibili come Signore (il padrone della segheria e nuovo tutore dei Baudelaire), o codardi come Charles (socio - solo a parole - di Signore) o fastidiosamente ottimisti come nel caso dell'operaio Phil.
E poi c'è il signor Poe, che con la sua ottusità e indolenza, in questo capitolo, dà il meglio del peggio di sé. Lui, a cui è affidata la tutela legale dei ragazzi, lui che sa perfettamente ciò che i tre sfortunati hanno subito, si libera di loro come fossero un pacco regalo (e non tre orfani reduci da più e più lutti), mollandoli alla stazione senza nemmeno accertarsi del posto e delle mani a cui li ha affidati.
Per non parare di quando, nel momento dello smascheramento del Conte Olaf dal suo ennesimo travestimento, dubita ancora della parola dei tre ragazzi. Ma a questo, ahimè, ero già preparata...
Per quanto riguarda Violet, Klaus e Sunny, li ho trovati più spenti in questo capitolo, più arrendevoli e meno ingegnosi rispetto al solito. 
Violet, ad esempio, ci mette una vita a capire che il fratello è stato ipnotizzato, e decisamente troppo per capire quali fossero le paroline magiche per controllare il suo stato di ipnosi. Da una mente arguta come la sua mi aspettavo una reazione più immediata.
Spero che nel capitolo successivo i tre Baudelaire ritrovino la grinta necessaria per affrontare le nuove minacce che li attenderanno, perché, da quanto Snicket lascia presagire, ne avranno davvero bisogno.
il mio voto per questo libro

venerdì 24 febbraio 2017

Recensione: "Il giardino dei musi eterni" di Bruno Tognolini

Titolo: Il giardino dei musi eterni
Autore: Bruno Tognolini
Editore: Salani Editore
Data di pubblicazione: 2 Febbraio 2017
Pagine: 272
Prezzo: 13,90 € (cartaceo) 8,99 € (ebook)


Trama:
Ginger, una splendida gatta Maine coon, si è appena risvegliata nel Giardino dei Musi Eterni, un tranquillo e fiorito cimitero per animali. Anche lei adesso è un Àniman, uno spirito che fa parte dell’anima del mondo, invisibile agli occhi umani. E la vita coi suoi nuovi amici Àniman – il pastore maremmano Orson, il cane poliziotto Ted, la dolce porcellina d’India Trilly, la sacra tartaruga Mama Kurma e decine d’altri – trascorre felice, fra tuffi nella pioggia per diventare immense nuvole animali, corse nel vento in cui si scambiano la pelle, canti notturni con le rane del canale, e visite di un’umana un po’ speciale, la loro amata Nonnina. Ma oscure minacce incombono: le misteriose sparizioni dei fratelli, le lugubri ricerche dell’ambiguo Custode, alcuni strani peluche dei bambini in visita, che hanno sguardi quasi vivi, inquietanti… 

Recensione:
È un giorno come tutti gli altri quello in cui la gattina Ginger apre i suoi occhietti sonnacchiosi verso una nuova giornata fatta di pappa, coccole, fusa, giochi, pisolini, e rimproveri sapientemente ignorati. O almeno così crede, ma qualcosa è diverso, insolito, strano.
Ginger non sente più i dolori e la fiacchezza che la accompagnavano da un po' di tempo a questa parte, ma allo stesso tempo non sente più gli odori familiari della sua casa, o la voce allegra del suo padroncino Davide e di sua sorella Viola, e poi eccolo là, davanti ai suoi occhi un giardino sconosciuto e vasto, popolato da animali di ogni specie e decorato da strane sedie in pietra, conficcate nel terreno.
Ma quelle non sono sedie, quello non è un semplice giardino, e quelli attorno a lei non sono semplici animali, o almeno non più.
Ginger è morta, o meglio il suo corpo fatto di carne ed ossa lo è, ma la sua anima è lì, ancora viva, ma in maniera diversa...
La scoperta è sconvolgente, ma il cane da pastore Orson, assieme alla squadra di primo soccorso, giungeranno in suo aiuto e conforto.
Una volta accettata la sua nuova condizione, Ginger inizia ad apprezzare la libertà di quella nuova vita eterna, vasta e sconfinata, non più prigioniera di regole fisiche e temporali.
Lei adesso è un Àniman e, come le insegna la saggia tartaruga Mama Kurma, la sua esperienza nel mondo può spaziare ovunque, svincolata dai confini. Lei ora è se stessa ma è anche tutti, lei è qui ma è ovunque. Lei è vento, e come il vento si può spostare, in ere e luoghi passati, in vite già vissute.
Ma un mistero giunge a scalfire la placida quiete che caratterizza le eterne ore al giardino dei musi eterni.
Degli Àniman sono scomparsi all'improvviso, senza alcuna spiegazione...
Da qui il racconto si tinge di giallo e Ginger, assieme ai suoi fidati amici, cercherà di svelare il mistero nascosto dietro quelle sparizioni.
Ma definire questo libro "un giallo" sarebbe riduttivo, perché è in realtà molto di più.
Bruno Tognolini costruisce un'avventura misteriosa e divertente dove sono gli animali i protagonisti della storia. Loro sono le vittime, i sospettati e i sagaci detective, ma anche la dolcezza, l'amore e l'infinita saggezza.
Chi ha avuto un animale, e chi ha dovuto dirgli addio non potrà non commuoversi leggendo questa storia così intrisa di speranza, felicità e malinconia.
La vita oltre la morte è il tema principe, e qui viene affrontato con filosofia e saggezza, offrendoci una prospettiva sognante e affascinante, che viene raccontata e descritta con grande poesia.
Saggio, è così che definirei questo libro e la penna che lo ha scritto. Capace di regalare sorrisi e lacrime, di far ripensare ai piccoli amici che ci hanno lasciato con serena e placida malinconia. 

Considerazioni:
È la prima volta che leggo qualcosa di Bruno Tognolini, e di certo non sarà l'ultima.
"Il giardino dei musi eterni" mi ha fatto sorridere e non solo. Mi sono appassionata al mistero narrato, ho cercato, individuato (e indovinato), cause e colpevoli, ma soprattutto... ho pianto come non ci fosse un domani... T_T
Non necessariamente, e non per forza, un pianto triste e disperato... ad esempio, mi sono commossa nel leggere di Ginger, e degli altri animali ancora "vivi" e sereni, correre a perdifiato in un mondo parallelo, e nel sentire l'affetto con cui essi pensano ancora ai loro amici umani, attendendo le loro visite o semplicemente ricordando i momenti vissuti insieme.
Ho pianto, questa volta con un po' più di dolore, quando Davide, sulla tomba di Ginger, riporta alla mente i ricordi... una serie infinita di "ti ricordi quando...".
"Ti ricordi quando salivi sul letto e ti dicevo di scendere e mi ignoravi?", "Ti ricordi quando rincorrevi le lucine come una pazza?"...
Amesh, sappi che quando leggevo quella serie di "e quando..." io pensavo a te, e le mie lacrime erano sempre per te.
Poi ho pianto ancora per la triste storia del povero pit bull Bestio Buck, tra tutti è il mio personaggio preferito. Gli ho davvero voluto un gran bene a quel povero cagnolone maltrattato, la cui unica "colpa" è stata quella di essere affidato a persone sbagliate, cattive.
In quel frangente, devo ammetterlo, ho anche provato un po' d'insofferenza verso quegli Àniman che, in vita, erano stati tanto fortunati da ricevere solo amore e, nonostante questo, non riuscivano a mettersi nei panni del povero Bestio. Lo giudicavano senza provare a comprenderlo.
Ma, sotto la scorza diffidente, che aggredisce per non essere aggredito, Bestio nasconde un cuore avido di amore e coccole, ancora aggrappato a quei brandelli di memorie di affetto, provate quando, ancora cucciolo, con i suoi fratelli era intento a ciucciare latte dalla mamma.
Una storia straziante, un essere infelice e incompreso, quasi fino alla fine.
E in ultimo, senza dilungarmi troppo, vi rivelo il personaggio che proprio non mi è piaciuto...
[Allerta SPOILER!!!]
Se avete letto il libro probabilmente starete pensando che io mi riferisca al custode, ma invece no! Lui non lo ritengo neanche meritevole di considerazione, mi riferisco invece alla nonnina! Sì, proprio a lei!
Durante la lettura ho sospettato di lei e, ancor prima che ci arrivasse Ginger, avevo collegato gli eventi Nonnina-Sparizioni misteriose-Peluche Mezzovivi, azzeccandoci in pieno.
L'unica cosa che mi sfuggiva, e che ero davvero curiosa di scoprire, era la motivazione. Quale giustificazione plausibile avrebbe dato la nonnina per il suo comportamento scellerato?
E, mi spiace dirlo,  le sue argomentazioni, non mi hanno convinta affatto.
Io non l'avrei perdonata manco per niente! E di sicuro non gliel'avrei fatta passare così liscia. 
Proprio lei, in quanto Saltafossi, quindi essere capace di vedere gli Àniman, e di ammirali felici, scorrazzare in piena libertà nel giardino de musi eterni, avrebbe dovuto ritenere insopportabile l'idea di rinchiudere, degli esseri così liberi, all'interno di pupazzi di pezza!!!
Come ha potuto anche solo pensare che, prigionieri in quei corpi privi di vita, sarebbero stati meglio? Ma soprattutto, perché non ha chiesto il loro parere? Perché fare tutto di nascosto come se già sapesse quanto tutto fosse sbagliato, e non accertarsi, poi, nemmeno delle condizioni di quelle povere anime da lei stesa imprigionate?
La vecchina non si è minimamente posta il problema, non si è interessata a scoprire se stessero davvero meglio e se avesse fatto la scelta giusta. Non ci ha mai pensato e trovo assurdo e ignobile che non l'abbia fatto.
Tutto per cosa poi? Per viziare il suo stupido nipote.
L'ho trovata di un'insensibilità unica, e nemmeno tanto vinta dal senso di colpa una volta scoperta la verità. Davvero un brutto personaggio il suo, che io non perdono U_U
Ma il suo deprecabile comportamento non inficia affatto sul mio giudizio sul libro che ho trovato, come ho già detto, divertente, emozionante e incredibilmente poetico.

Ringrazio la Salani per avermi fornito ma copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 23 febbraio 2017

In my mailbox #24

Salve avventori!
E' da un po' che non aggiorniamo questa rubrica, che è rimasta ferma alle ultime entrate di Natale, ma il tempo da allora è passato e ha portato con sé nuovi bellissimi libri *-*
Tuttavia, anche l'immagine che vedete qua sotto, non è aggiornata all'ultimo arrivo, ma se desiderate essere informati più tempestivamente vi conviene seguire il mio account Instagram.
Ma ora veniamo a noi, cominciando dal basso:

Omaggi CE:
♥ "Serafina e il bastone stregato" di Robert Beatty. Little Pigo aveva letto e recensito il primo capitolo di questa saga tempo fa (trovate QUI la recensione). La casa editrice, Mondadori Electa, ci ha omaggiato di queste due copie, ma solo una è per noi.. l'altra per chi sarà?
♥ "Il segreto di Black Rabbit Hall" di Eve Chase. 
L'ho letto e recensito a inizio mese, un libro davvero meraviglioso, che rientra già a pieno diritto tra i più belli di questo 2017. Trovate QUI la recensione.
♥ "Parlare a raffica" di Lauren Graham. Questo è stato l'ultimo omaggio ricevuto lo scorso anno, arrivato a casa gli ultimi giorni di Dicembre, dopo le festività. Anche questo lo potete trovare tra i titoli recensiti QUI
♥ "Seta" di Alessandro Baricco, nella bellissima versione illustrata da Rebecca Dautremer. Un graditissimo omaggio della Feltrinelli Editore.
♥ "Lea e l'elefante" di Kim Sena. Un meraviglioso albo illustrato ricevuto dalla Orecchio Acerbo Editore. Ho avuto già modo di parlarvene QUI.
♥ "Il giardino dei musi eterni" di Bruno Tognolini. Un bel libro di cui vi parlerò molto presto... 
♥ "Il prodigio" di Emma Donoghue, che non vedo l'ora di iniziare, perché la storia mi spira tantissimo *-*
Poi... non sono presenti in foto ma li aggiungo ugualmente alla lista:
"Flower" di Elizabeth Craft e Shea Olsen. 
Questo è stato il primo omaggio libroso di quest'anno. Ancora non l'ho letto, ma confesso di aver subito, appena mi è arrivato, letto i primi capitoli, ma che dirvi... mi è parsa la solita, sciocca storia d'amore che, personalmente, detesto leggere. Però non voglio e non posso esprimermi finché non lo avrò letto.
♥ "Qualcosa" di Chiara Gamberale, un'aspra critica alla superficialità che caratterizza le persone del nostro tempo, travestita da favola. Trovate la recensione QUI

E infine l'unico acquisto di questo ultimo periodo:
♥  "Sette minuti dopo la mezzanotte" di Patrick Ness. Un libro di cui sia io, che Little Pigo, abbiamo sempre sentito parlare benissimo e che non vediamo l'ora di leggere.

E voi cosa ci dite? Quali sono le new entry nella vostra libreria?
Avete letto qualcuno di questi libri? Ditecelo nei commenti ^_^