lunedì 16 gennaio 2017

Recensione: "Il GGG" di Roald Dahl

Titolo:  Il GGG
Titolo originale: The BFG
Autore: Roald Dahl
Illustratore: Quentin Blake
Editore: Salani
Data di pubblicazione: novembre 2016
Pagine: 220
Prezzo: 12,90 €


Trama:
Sofia non sta sognando quando vede oltre la finestra la sagoma di un gigante avvolto in un lungo mantello nero. È "l'Ora delle Ombre" e una mano enorme la strappa dal letto e la trasporta nel Paese dei Giganti. 
Come la mangeranno, cruda, bollita o fritta? 
Per fortuna il Grande Gigante Gentile, il GGG, è vegetariano e mangia solo cetrionzoli; non come i suoi terribili colleghi, l'Inghiotticicciaviva o il Ciuccia-budella, che ogni notte s'ingozzano di popolli, cioè di esseri umani. Per fermarli, Sofia e il GGG inventano un piano straordinario, in cui sarà coinvolta nientemeno che la Regina d'Inghilterra. 

Recensione:
È una notte innaturalmente silenziosa quella che vede la piccola Sofia svegliata da un raggio di luna straordinariamente luminoso e impertinente. Nessun rumore nell'orfanotrofio che la accoglie ormai da tempo, nemmeno il minimo scricchiolio del vecchio legno o dei letti arrugginiti, o il docile russare delle compagne. Nulla se non quel raggio di luna che le impedisce di addormentarsi. Così, inforcati gli occhiali e contravvenendo alle ferree regole che vietano di lasciare il proprio letto in piena notte, Sofia si avvicina alla finestra e, scostate le tende, ammira il panorama.
Tutto appare diverso alla luce della luna, le case sembrano più tetre e le ombre più inquietanti... sta giusto pensando a questo quando, nella notte, una figura nera e immensa scivola nel buio, si ferma davanti alle finestre dei condomini vicini per guardavi dentro.
Sofia stenta a crederci ma non sta sognando e quello che sta osservando è proprio un gigante.
Avviene così il primo incontro di sguardi tra una piccola orfanella in camicia da notte bianca, e un vecchio ed enorme gigante di sette metri con orecchie smisurate, vestito con pantaloni troppo corti e un consunto panciotto.
Il gigante a questo punto non può soprassedere al fatto di essere stato visto, per la prima volta in vita sua, da un umano, o come direbbe lui da uno del popollo, così si ritiene in parte costretto e in parte autorizzato a strappar via la bambina dal suo letto e portarla con sé, nel regno dei giganti.
Nonostante lo spavento iniziale Sofia capirà che il gigante non ha intenzioni malevole, perché lui è il GGG, il Grande Gigante Gentile, non si ciba di gente del popollo, ma solo di disgustose verdure chiamate cetrionzoli.
Però, purtroppo, non tutti i giganti sono come lui, anzi, lui è il solo gigante gentile esistente, perché gli altri hanno gusti culinari ben diversi! Quelli come l'Inghiotticicciaviva, lo Stizza-Teste, il Trita-Bimbo, lo Spezza-Fanciulle, farebbero di Sofia un sol boccone!
Ogni notte i terribili giganti si recano in diverse regioni del mondo per saziare il loro famelico appetito e, vi sconvolgerà sentirlo, i loro spuntini prelibati sono, neanche a dirlo, le tenere carni dei più piccini.
Sofia però proprio non ci sta a vedere il ripetersi della scena notte dopo notte, così mediterà un astuto piano con il, ormai, grande (in tutti i sensi) amico GGG.
È così che Roald Dahl dà vita ad un'altra sua eroina, una bimba coraggiosa e decisa che non si fa scoraggiare dalle avversità anche quando sono infinitamente più grandi di lei.
Sofia infonde coraggio e rende possibile l'impossibile.
Ma il racconto non sarebbe stato altrettanto speciale senza il suo protagonista, il Grande Gigante Gentile, che con il suo linguaggio sgrammaticato e i suoi modi buffi insegnerà alla bambina che molti pregiudizi nascono dalla non conoscenza o, ancor peggio, dalla presunzione di sapere tutto.
E se in alcuni frangenti il racconto può sembrare troppo forte per il pubblico a cui è rivolto, in altri è proprio la forza delle immagini a rendere chiari i discorsi più profondi tra i due interlocutori.
Quando, ad esempio, Sofia indignata e disgustata, chiede al GGG perché gli altri giganti mangino gli uomini se questi non hanno fatto loro nulla di male, il gigante le risponde che anche gli uomini mangiano i porcellini e anche loro potrebbero porsi la stessa identica domanda.

«Tu dimentica» l'interruppe il GGG «che tra i poppolli c'è tanta gente che scompare di continuo, anche senza che i giganti se li ciuccia. I popollani si fa fuori l'un l'altro molto più spesso si quanto i giganti li divora». 
«Ma gli uomini non si mangiano reciprocamente» disse Sofia. 
«Anche i giganti non si mangia tra loro» disse il GGG «E loro nemmeno si uccide! I giganti non sarà educati, ma non si uccide tra loro. E neanche i coccodrilli si uccide l'un l'altro, e i gattini non uccide gli latri gattini». 
«Però i topi sì». 
«Sì, ma lascia stare i loro concugini. I popolli della terra è i soli animali che uccide i suoi concugini». 
«E i serpenti velenosi non si uccidono tra di loro?» chiese Sofia. Cercava disperatamente di trovare qualche altro essere che si comportasse male quanto l'uomo. 
«I serpenti verminosi non si uccide tra loro» disse il GGG. «E neanche gli animali più feroci, come le tigri e i rinocerotti. Nessuno di loro uccide il suo concugino. Ha tu mai pensato in questo?» 
Sofia non rispose. 
«Io non riesce a capire i popollani» rispose il GGG «tu per esempio è una popollina e dice che i giganti è abominioso e mostrevole perché mangia la gente. Chiaro o scuro?» 
«Chiaro». 
«Ma i popollani si imbudella tutto il tempo tra loro, si sparapacchia con i fucili e va sugli aeropalmi per tirarsi bombe sulla testa ogni settimana. I popollani uccide per tutto il tempo gli altri popollani».
Aveva ragione. Era evidente che aveva ragione, e Sofia lo sapeva. Stava cominciando a chiedersi se davvero gli uomini fossero migliori dei giganti. «Tuttavia» disse, cercando di difendere nonostante tutto i suoi simili, «ciò non impedisce che sia riprovevole che quegli orribili giganti se ne vadano ogni notte a mangiare gli esseri umani. Gli uomini non hanno mai fatto loro nulla di male.» 
«E' quello che dice ogni giorno anche il porcellino. Dice: "Io non ha mai fatto nulla di male agli uomini e allora, perché loro mi mangia?"»

Questo ovviamente non è un invito a diventare vegetariani, ma è comunque utile per insegnare ai piccoli (e anche agli adulti, perché forse servirebbe più a loro), a guardare le cose da più punti di vista e non solo dal proprio.
L'uomo è sempre bravissimo ad elogiare se stesso, il proprio Paese, la propria nazione, il proprio credo, e a sminuire gli altri senza nemmeno provare a conoscerli.
Abilissimo nel fare paragoni, guardare la famosa pagliuzza negli occhi degli altri senza accorgersi della trave che ha nei propri.
La cosa più bella de "Il GGG" è proprio questa, aldilà della simpatia innata che il personaggio ispira, e dell'affetto che susciterà, io spero che gli adulti aiutino i giovani lettori, che si approcciano a questa storia, ad andare oltre quello che, apparentemente, racconta e scovare il suo significato più profondo, perché in questo caso ne vale proprio la pena.

Considerazioni:
Ancora una volta Roald Dahl prende una bambina semplice, povera e infelice e fa di essa l'eroina del suo racconto.
È, questa, una cosa che mi piace moltissimo delle sue storie, egli non affida il compito di salvatore a fate, o maghi, a principi o guerrieri, o ad artefatti capaci di qualsivoglia potere, o più semplicemente a degli adulti. È una semplice orfanella colei che, in queste pagine, combatte la crudeltà e cerca disperatamente una soluzione. 
Non è questo un modo bellissimo per dare fiducia a dei ragazzini? Leggergli storie in cui sono proprio loro quelli che lottano per le giuste cause?
I bambini di Dahl, da Matilde, a Sofia, a Charlie (protagonista de "La fabbrica di cioccolato"), sono ben diversi, ad esempio, dal Pinocchio di Collodi, il famoso burattino che, per imparare la lezione, ha dovuto prima subire diverse minacce e altrettante punizioni.
Dahl mostra direttamente la retta via, non le conseguenze a cui la cattiva strada potrebbe portare, cosicché le sue storie risultano sempre un insegnamento positivo (seppur ricco di fantasia), che un monito minaccioso. 
Tuttavia credo che questa storia non possa essere letta ad un bambino ancora troppo piccolo per capire che, quelli narrati, sono fatti di pura immaginazione, o che vada letta in compagnia di un adulto che rincuori il bambino sul fatto che, ad oggi, non ci sia la minima possibilità di essere catturati, in piena notte, dall'enorme mano di un terribile gigante, poiché essi sono stati già sconfitti, tanto tempo fa, da Sofia e dal GGG ^-^
Scene cruente e sanguinolente a parte (probabilmente troppo forti per il pubblico a cui il racconto è rivolto), il GGG sembra essere pensato proprio per piacere ai bambini che, sono sicura, impazziranno leggendo il suo modo buffo di esprimersi, i suoi modi cortesi e delicati in netto contrasto con la sua statura e, infine, il suo estremo godimento nel "petocchiare". Soprattutto al cospetto della regina! :D
Una storia profonda ma anche tanto divertente, ricca della straordinaria fantasia a cui Dahl ci ha abituati e a cui, probabilmente, molti scrittori hanno attinto per le loro storie.
Dico questo perché, tempo fa, prima di leggere "Il GGG", avevo letto la trilogia del Regno delle Ombre di Maxence Fermine, ma solo ora che ho letto questo racconto di Dahl ho potuto rendermi conto delle somiglianze con "La piccola mercante di sogni", primo capitolo della saga.
Sia il GGG che Lili catturano sogni per far sognare la gente, entrambi li acchiappano con un retino e li rinchiudono in barattoli per non farli sfuggire. Ad entrambi può capitare di prenderne sia di belli che di terribili.
I giganti di Dahl proprio come alcuni abitanti del Regno delle Ombre descritti da Fermine (che parlavano "l'idiolotto"), si esprimono in modo decisamente bislacco.
Che dite? Saranno solo coincidenze? A voi l'ardua sentenza...

Ringrazio la casa editrice Salani per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

venerdì 13 gennaio 2017

Regali (librosi) di Natale 2016

Natale è passato e ci ha lasciato con un freddo da paura, addobbi da smantellare, chili da smaltire, abbuffate da dimenticare, e regali che, purtroppo, non sempre rientrano nei nostri gusti.
Noi come ogni anno ci avevamo provato a lanciare l'appello #ANataleRegalaUnLibro, che era un suggerimento, non tanto velato per dire #ANataleRegalateciDeiLibri, ma ahimè il proclamo è rimasto inascoltato.
Nulla di cui stupirsi in realtà, io e Little Pigo conosciamo fin troppo i nostri polli e non avevano grandi aspettative a riguardo, indi per cui abbiamo risolto l'incresciosa faccenda provvedendo da sole a noi stesse.
Come si suol dire "chi fa da sé fa per tre".
A onor del vero il mio ragazzo voleva regalarmi l'edizione illustrata di "Harry Potter e la camera dei segreti", ma gli ho detto di lasciar stare e che avrei usufruito dei buoni Amazon che il blog ha accumulato grazie all'affiliazione.
E, apro parentesi, a proposito di ciò, volevo ringraziare chiunque abbia usufruito dei nostri link per fare i propri acquisti sul succitato store online, e invitare chiunque volesse farci un "regalino" a passare dai nostri link per i futuri acquisti.
Detto ciò... passiamo ai regali... 
Sotto l'albero abbiamo "trovato":
"Lettere di Babbo Natale" di Tolkien. È il primo regalo libroso che ci siamo concesse, un libro che Little Pigo desiderava da tempo, e abbiamo deciso che Natale era l'occasione giusta.
"Harry Potter e la camera dei segreti", nella bellissima edizione illustrata da Jim Kay
"The Doldrums" di Nicholas Gannon, un libro che ho desiderato non appena ne ho scoperto l'esistenza. E fin qui si tratta in tutti e tre i casi di volumi illustrati.
In realtà volevamo prendere un altro titolo ma al momento dell'acquisto, per la solita fortuna che ci accompagna, non era più disponibile da nessuna parte >_<
Non dico di cosa si tratta, perché comincio a nutrire qualche piccola speranza di ritrovare il volume... vi aggiornerò se così sarà :D
E ancora "L'atlante di smeraldo" e "L'atlante di fuoco" di John Stephens, ovvero i primi due volumi della trilogia de "I libri dell'inizio". Per il terzo ci sarà tempo :D
Visto come siamo state generose con noi stesse? XD
E infine, "Harry Potter e la Maledizione dell'erede". Questo, a differenza degli altri, non è stato  un auto-regalo, ma un libro che si è aggiunto a sorpresa, un dono inaspettato ma gradito, da parte di un amico di famiglia.
E con questo abbiamo concluso!
Voi avete trovato qualche libro sotto l'albero? Se sì, quali?


mercoledì 11 gennaio 2017

Recensione: "I racconti degli Speciali" di Ransom Riggs

Titolo:  I racconti degli Speciali
Titolo originale: Tales of the Peculiar
Autore: Ransom Riggs
Illustratore: Andrew Davidson
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 24 novembre 2016
Pagine: 202
Prezzo: 18,00 €


Trama:
Quella degli Speciali è una storia antica, che comincia molto prima dell'arrivo di Miss Peregrine; è una storia che riecheggia misteri e stravaganze, ed è custodita in questa raccolta di racconti curata proprio da uno Speciale, Millard Nullings, il ragazzo invisibile ospite della casa di Miss Peregrine. 
All'interno di queste storie dal retrogusto fiabesco, e talora venate da un'atmosfera gotica, si muovono personaggi fantastici, spesso spaventosi, ma anche divertenti e assolutamente bizzarri: una principessa squamosa dalla lingua biforcuta; una ragazzina spericolata, amica degli incubi; un ragazzo capace di parlare al mare; e una strampalata comunità di facoltosi e raffinati cannibali. Tutti ci accompagnano in un singolare viaggio agli albori della società degli Speciali, trasportandoci nella sala macchine di un universo parallelo e affascinante.

La raccolta comprende i seguenti titoli:
♥ Gli splendidi cannibali
♥ La principessa dalla lingua biforcuta 
♥ La prima ymbryne 
♥ La donna che era amica dei fantasmi 
♥ Cocobolo
♥ I piccioni di Saint Paul 
♥ La ragazza che domava gli incubi 
♥ La locusta
♥ Il ragazzo che sapeva trattenere il mare
♥ Il racconto di Cuthbert

Recensione:
Uno dei maggior pregi di questa libro è l'essere frutto della penna e dell'immaginazione di un unico autore. Normalmente quando si legge una raccolta di racconti, ce n'è sempre qualcuno che si mette in luce e balza su tutti gli altri, per la trama o per lo stile di scrittura.
In questo caso invece si nota senza dubbio una visione di insieme, un progetto ben definito, in cui ogni storia rappresenta un tassello imprescindibile atto a creare un quadro unitario e originale.
Originale, credo sia questa la parola chiave di tutto il libro: ogni vicenda narrata ha una conclusione che va al di là di ogni comune previsione, e che risulta perciò innovativa, e per di più piacevole.
Ogni racconto inoltre contribuisce a raccontarci degli Speciali da diversi punti di vista: se in alcuni sono derisi, bistrattati, e persino puniti, in altri sono loro a reggere le fila di tutto, prendendosi la tanto agognata rivincita. 
E se c'è chi si sente un mostro, un essere aberrante, c'è anche chi non si vergogna delle proprie abilità e ne fa persino sfoggio, mettendole al servizio degli altri.
Talvolta il racconto ci mostra anche il processo di metamorfosi, sia esteriore, ossia il palesarsi del dono e dei cambiamenti fisici, che interiore, ovvero il graduale processo di accettazione della propria natura.
La cosa più bizzarra, ed anche la più crudele, è il constatare come in alcuni casi la minaccia non provenga dai Normali, come si potrebbe pensare, ma dai propri simili, incapaci di vedere nella diversità null'altro se non una maledizione.
Fatto sta che ogni vicenda narrata, per quanto bizzarra e al di là degli schemi, porta con sé un insegnamento, una lezione utile per il lettore, normale o speciale che sia.
Non bisogna dimenticare infatti che, come l'antesignano "Fiabe di Beda il Bardo", con cui ha più di una somiglianza, questo libro fa parte della tradizione e della cultura popolare dei syndrigast, i cosiddetti "spiriti speciali". Queste storie, dapprima orali, hanno rappresentato una tappa importante per l'educazione di tutti i bambini cresciuti dalle ymbryne e protetti negli anelli temporali.
È quindi un enorme privilegio per noi, comuni mortali senza alcuna abilità particolare, poter aver accesso all'oscuro e grandioso passato di una specie così stravagante.
In particolare uno dei racconti, intitolato "La prima ymbryne" ci narra, con estrema naturalezza, dell'antefatto che ha reso inevitabile la creazione di luoghi sicuri come gli anelli. 
Il racconto, pur essendo ovviamente fantasioso, risulta credibile in ogni sua parte, sia quando parla del passato della prima donna-uccello, sia quando ci inizia alla manipolazione del tempo e a tutto ciò che abbiamo imparato con Miss Peregrine.
E se avete letto almeno i primi due capitoli della trilogia a lei dedicata, ricorderete senz'altro che due dei titoli qui presenti, ovvero "I piccioni di Saint Paul" e "Il racconto di Cuthbert", erano già stati decantanti da Jacob e i suoi amici nel corso delle loro avventure.
Bene, se temete di ritrovare qui delle inutili ripetizioni, sbagliate di certo. Entrambi i racconti rivivono qui in una nuova versione, il primo grazie ad un'antica leggenda popolare, e il secondo grazie alla penna di Millard Nullings, che ci delizia con finali a sorpresa e interessanti annotazioni.
Ma tornando ora alle varie storie, come dicevo prima, esse rappresentano diversi intrecci che mirano a dar vita ad un unico tessuto. 
Questo è evidente anche dal tono della narrazione, a volte spiritoso e divertente, altre volte più serioso e persino melodrammatico. 
Gli stessi protagonisti non potrebbero essere più diversi tra loro, tra donne coraggiose e spavalde (come la giovane principessa, la prematura psicoanalista o la stessa prima ymbryne) e uomini altruisti, compassionevoli e assennati (come il gentile gigante e il sensibile ragazzo-locusta), fino ad arrivare alla povera ed insicura amica dei fantasmi, ai furbi cannibali e ai vendicativi piccioni.
Ognuno di loro ci guida, per mezzo dei loro trascorsi, nel difficile mondo di chi deve lottare per farsi accettare ma ancor di più per accettare se stessi. Di chi pensa che un dono non richiesto è pur sempre una condanna e di chi crede invece che anche un castigo inflitto possa essere trasformato in una benedizione, se si riesce a trovare la forza di farlo.
Di chi, speciale o normale che sia, crede di essere nato nel tempo e nel posto giusto, di avere una missione da compiere o un semplice compito da portare a termine. Di chi, anche se pieno di difetti, sa di essere perfetto così com'è.

Considerazioni:
Come per molti di voi, anche per me il primo incontro con i racconti degli Speciali è avvenuto durante la lettura di "Hollow City", secondo libro della trilogia.
Già allora avevo apprezzato molto l'idea di una storia nella storia, e di una leggenda portatrice di ricordi del passato e di indizi per il presente.
Quando ho saputo della pubblicazione della raccolta, non ho potuto che esserne contenta.
Tuttavia, devo ammetterlo, non pensavo che quest'opera mi avrebbe soddisfatto del tutto. Questo perché, in base alle esperienze passate, so che è altamente improbabile leggere dieci racconti e non avere nulla da ridire su nessuno di essi.
Motivo per il quale, man mano che andavo avanti, aspettavo sempre di arrivare al punto debole, alla storia che stona troppo o non convince del tutto. Ed invece non posso che spendere belle parole su un lavoro capace di coniugare un forte estro creativo e dei precetti morali universali.
In più, oltre alle carinissime e utilissime annotazioni di Millard, il libro presenta anche delle splendide illustrazioni ad apertura di ogni capitolo, che portano la firma dell'artista Andrew Davidson e che rendono "I racconti degli Speciali" un piccolo capolavoro da leggere ed ammirare.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea dell'opera

il mio voto per questo libro

lunedì 9 gennaio 2017

Un anno di libri #2016


Salve avventori!
Un altro anno è passato e, come sempre, eccoci alle prese con il bilancio delle esperienze appena trascorse.
Con la rubrica #UnAnnoDiLibri vogliamo ricapitolare le letture che ci hanno accompagnato e che hanno reso le nostre giornate più emozionanti.
Per me, come potete vedere l'anno è stato molto variegato fra letture più e meno positive, mentre posso anticiparvi che, per Little Pigo, il responso è senza dubbio positivo, perché nessuno dei libri da lei letti le ha lasciato un ricordo negativo, o almeno non del tutto.
Ma veniamo ora alle nostre risposte:

Il 2016 di Muriomu

Primo libro letto nel 2016:
♥ "Alice nel paese delle Meraviglie" di Lewis Carroll

Ultimo libro letto nel 2016:
♥ "Adamantino e i segreti di Natale" di Milko Miti

I libri più belli che ho letto quest'anno:
♥ "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson
♥  "L'ombra del vento"  di Carlos Ruiz Zafón
♥  "La fonte magica" di Natalie Babbitt
♥  "Melody" di Sharon M. Draper

I libri che ho bocciato:
♥ "Nel mio paese è successo un fatto strano" di Andrea Vitali
♥ "Il tredicesimo dono" di Joanne Huist Smith
♥ "Segreto di famiglia" di Mikaela Bley
♥ "Il regista" di Elisabetta Cametti 

I libri più belli da ammirare: 
Ho avuto la necessità di aggiungere questa categoria perché quest'anno ho avuto modo di conoscere dei piccoli capolavori artistici che, se proprio non brillano per la complessità della trama, lo fanno perché sono delle opere d'arte imprigionate (o forse dovrei dire liberate?) fra le pagine di un libro.
♥ "Il Giardiniere notturno" dei fratelli Fan, con le sue bellissime illustrazioni delicate e raffinate.
♥ "La bella addormentata", nella meravigliosa edizione edita Gallucci, ispirata all'opera di Lotte Reiniger e realizzata con la tecnica del paper-cut. Una magia che prende vita, pagina dopo pagina.
♥ "Luolo" di Elisabetta Morandi è fra i tre quello che, oltre ad essere impreziosito da bellissime illustrazioni, vanta anche la storia più complessa e graziosa. Non solo bello da vedere, ma anche da leggere! Non si può resistere al suo piccolo protagonista *-*

La storia più originale:
♥ "L'albero delle bugie" di Frances Hardinge. Ho trovato molto originale l'idea che ha dato vita al romanzo  Non avevo mai letto qualcosa di simile.
"Abbiamo sempre vissuto nel castello" di  Shirley Jackson. Di questo romanzo ho apprezzato l'originalità nella caratterizzazione dei personaggi, del modo in cui ci vengono svelati a poco a poco e... del finale!

I libri che mi hanno stupito positivamente o che avevo sottovalutato:
♥ "L'ombra del vento" Carlos Ruiz Zafón.
Nonostante ne avessi sentito parlare benissimo non pensavo mi sarebbe piaciuto così tanto, anche perché ho imparato a diffidare dei giudizi troppi positivi (vedi cosa è successo con "Colpa delle stelle" o con "Fangirl"). L'esperienza mi ha insegnato che quando una cosa piace quasi a tutti, molto probabilmente non piacerà a me XD
Be' sono contenta di dire che non era questo il caso ^_^

I libri che mi hanno deluso o dai quali mi aspettavo qualcosa di più:
♥ "Sophie sui tetti di Parigi" non è che non mi sia piaciuto, però mi aspettavo qualcosa in più da questa lettura, o probabilmente solo qualcosa di diverso.
Parte della delusione comunque, ne sono convinta, è stata dovuta a mia sorella Little Pigo che me lo ha esaltato tanto. E sì, ogni tanto anche noi abbiamo gusti diversi. Capita di rado, ma capita.
Poi ci sono i libri esaltati tanto da tutti, di cui avevo trovato solo recensioni super positive e che poi si sono rivelati: 
♥ Un romanzo carino ma nulla di più, nel caso di "Fangirl" di Rainbow Rowell;
♥ E una ciofeca nel caso de "Il tredicesimo dono" di Joanne Huist Smith.

I libri più noiosi o che ho fatto fatica a portare a termine:
♥ "La ricetta segreta per un sogno" di Valentina Cebeni
♥ "Il regista" di Elisabetta Cametti
♥ "Nel mio paese è successo un fatto strano" di Andrea Vitali
Tutti per motivi diversi hanno messo alla prova la mia pazienza.
Il primo perché troppo noioso e troppo scontato.
Il secondo perché poco credibile
Il terzo perché inutilmente ripetitivo e assurdo.

I libri più sopravvalutati:
In questa categoria inserisco due libri molto diversi tra loro ma, a mio parere, entrambi sopravvalutati.
♥ Uno è un classico di sempre, estremamente lodato ed eletto a grande capolavoro della fantasia, e i riferisco a "Alice nel paese delle Meraviglie" di Lewis Carroll.
Un libro confusionario e grottesco che, più che narrare una storia, sembra raccontare i vaneggiamenti di un sogno febbrile. Troppo illogico e scollegato per i miei gusti.
Il secondo libro non è un classico della letteratura, ma uno di quelli che ha riscosso un grande (e a mio parere immeritato) successo dalla sua uscita.
♥ Mi riferisco a "Fangirl" di Rainbow Rowell.
Una storia carina, ma davvero nulla di che...
Ho letto che la Rowell è stata definita l'erede di John Green, e il paragone non è poi così lontano dalla realtà.
Seppur sicuramente migliore di "Colpa delle stelle" e dei suoi odiosi protagonisti, in entrambi i casi il clamore che li ha visti emergere dalla massa (tra cui dubito fortemente non ci fossero libri più meritevoli di successo) è lo stesso.
Fortemente sopravvalutati, e legati dal fatto che ambedue girano attorno all'ossessione della protagonista per un libro.

I libri che mi hanno fatto piangere T-T (per l'emozione):
♥ "Melody" di Sharon M. Draper
♥  "L'ombra del vento" di Zafón
Poi non ricordo se ho effettivamente versato lacrime ma sono rimasta profondamente colpita dalla storie di due autrici che ci hanno raccontato il loro modo di affrontare la malattia e mi riferisco a:
♥  Pia Pera con il suo "Al giardino ancora non l'ho detto"
♥  e a Anna Lyndsey con il suo "La ragazza del buio".

La saga più bella:
♥ "Una serie di sfortunati eventi" di Lemony Snicket 
L'ho iniziata quest'anno e per ora ho letto solo i primi tre volumi dei TREDICI che la compongono, ma sono stati tutti una piacevole conferma, tanto che non vedo l'ora di continuarla.
Sono libri davvero geniali per la simpatia e il modo in cui sono scritti. Sa essere estremamente divertente e crudele allo stesso tempo e, cosa assai inusuale, pur essendo scontato l'epilogo di ogni volume (lo scrittore ci annuncia già da principio che tutto andrà nel peggiore dei modi), riesce a non essere mai banale.
♥ Molto carina anche "Fairy Oak" di Elisabbetta Gnone che acquisisce un valore aggiunto per le bellissime nuove edizioni targate Salani. In una parola: Incantevoli
♥ Infine la saga di "Paper Magician" di Charlie N. Holmberg che ho portato a termine quest'anno. Concentra in sé una buona dose di avventura, magia, romanticismo e momenti raccapriccianti, che la rende adatta per accontentare i gusti di tutti.


Le saghe che ho iniziato:

♥ "L'ombra del vento" capitolo che dà inizio alla saga del cimitero dei libri dimenticati. 
Avendo letto solo il primo dei quattro capitoli che la compongono non mi sento ancora di metterla tra le più belle. Però davvero un inizio col botto (come vedete il libro è tra i più belli letti quest'anno).
♥ "Wildwitch. La prova del fuoco" di Lene Kaaberbøl un inizio molto carino per questa saga dedicata al mondo delle streghe selvatiche.

I personaggi che più ho detestato:
♥ Il terribile ispettore Francisco Javier Fumero de "L'ombra del vento"... e dire che da bambino mi aveva anche fatto tenerezza. Ho avuto grande compassione per lui quando si trovava al collegio San Gabriel. Però poi l'ho odiato con tutta me stessa >.<
Un personaggio cattivo, crudele e spietato come pochi altri.
♥ I coniugi Osborn de "L'imprevedibile destino di Emily Fox-Seton" di Frances H. Burnett.
Due personaggi la cui bieca meschinità è ancor più messa in risalto grazie al contrasto con l'indole docile della protagonista.
♥ Chloé la matrigna di Lycke la bimba scomparsa nel thriller "Segreto di famiglia" di Mikaela Bley.
Chloé è una donna imbarazzante. Viziata, stupida, infantile, dispettosa come lo sono i bambini quando sono colpiti dall'invidia.
Mi ha fatto veramente ribrezzo leggere della gelosia di questa donna per la figlia di suo marito, leggere la differenza di trattamento con la quale si approcciava a suo figlio e a Lycke. Una perfetta matrigna in stile Cenerentola.
♥ Il Reverendo Erasmus Sunderly, padre di Faith la protagonista del romanzo "L'albero delle bugie". 
Un uomo maschilista, severo, vecchio stampo e bigotto. Tratta Faith, che gli è apertamente devota, come se fosse meno che niente, le vieta lo studio, la stima e l'affetto. Un pessimo padre e un pessimo uomo, che la ragazzina cercherà invano di riabilitare. 
♥ Tutti i compaesani delle sorelle Blackwood di "Abbiamo sempre vissuto nel castello". 
Mi ha fatto rabbrividire la cattiveria, l'invidia e l'ignoranza con la quale si sono rapportati a due ragazzine indifese e sole al mondo.
♥ A loro aggiungo anche il cugino Charles, di cui ho detestato la presunzione e la supponenza con cui si è sempre relazionato a Merricat.
♥ E infine le perfide compagne di classe della piccola Melody. La loro cattiveria, nei confronti di una ragazzina disabile, non sono proprio riuscita a digerirla. E ancor meno ho digerito gli adulti, tra cui alcuni genitori e insegnanti, che si rapportavano a lei come se Melody fosse una cosa incapace di intendere e volere, e non una persona. Non riuscendo a comprendere che alla sua disabilità fisica non corrispondeva alcuna disabilità mentale. 

I personaggi che più ho amato:
Molti provengo dalle pagine de "L'ombra del vento" (eh sì questo romanzo è sempre presente XD).
Quelli a cui sono più legata, e che mi ha fatto più tristezza abbandonare, sono stati in particolare: 
♥ Il signor Sempere: un padre discreto, riservato, ma buono come il pane. La tipica persona che non mostra il suo affetto a parole, ma a fatti. La scena in cui consegna al figlio la penna tanto bramata, mi ha fatto letteralmente sciogliere in lacrime T-T
♥ Il signor Fermín Romero de Torres: come non affezionarsi a questo strano uomo intelligente, dalla cultura sterminata, un po' saccente, ma anche tanto divertente?
Un uomo sfortunato, che ne ha passate davvero tante, ma che non si è fatto piegare dalle brutture della vita.
♥ Penélope Aldaya: mi ha fatto una gran tenerezza la storia di questa fanciulla la cui unica colpa è stata quella di innamorarsi.
♥ Jacinta: un amore di donna, ho adorato tutto di lei, il suo desiderio inesaudito di diventare madre, e tutto l'amore che poi ha riversato su Penélope, pensandola sempre, fino alla fine dei suoi giorni.
Ma ci sono anche altri personaggi che ho amato in altri romanzi:
♥ Charles, il padre di Sophie in "Sophie sui tetti di Parigi", o meglio colui che l'ha salvata dalle acque dell'oceano e se l'è poi presa con sé. 
Un uomo decisamente stravagante, ma estremamente dolce e altruista. Forse solo un po' troppo permissivo.
♥ La piccola Melody dell'omonimo romanzo. Ho adorato la sua forza, ma anche la sua debolezza. Ho sofferto quando non veniva compresa e ho gioito per i suoi successi.
Mi ha fatto pensare e mi ha fatto diventare una persona migliore. 
♥ Merricat di "Abbiamo sempre vissuto nel castello".
L'ho trovata divertente e spiritosa, ho adorato il suo sarcasmo pungente, le sue battute velenose, i suoi rituali magici per allontanare le sciagure, le sue strane manie, i dispetti perpetuati ai danni del viscido cugino Charles... e sì, ho amato anche la sua follia!
♥ Luolo il dolce fantasmino protagonista dell'omonimo romanzo. Impossibile non affezionarsi a lui.

Un personaggio secondario di cui avrei voluto conoscere molto di più:
♥ A dire il vero avrei voluto sapere di più di un po' tutti i personaggi che hanno preso vita nelle pagine de "L'ombra del vento" di Zafón, da Penélope Aldaya, a Jacinta, alla storia del ricco ed eccentrico finanziere Salvador Jausà e della sua domestica Marisela, accusata da tutti di stregoneria, a quella di Fermín e di tanti altri.
Ogni personaggio in questo romanzo ha una sua storia complessa e affascinante alle spalle di cui avrei voluto sapere molto di più. Penso che si sarebbe potuto scrivere un romanzo per ciascuno di loro. 
♥ E cito ancora Charles il padre di Sophie in "Sophie sui tetti di Parigi". Io l'ho adorato però ho detestato il fatto che l'autrice ci abbia detto così poco di lui :(

Le coppie più belle:
♥ Quella composta da Juliàn Carax e dalla sua amata Penélope Aldaya, de "L'ombra del vento".
Una coppia sfortunata che purtroppo ha avuto vita breve a causa del destino avverso, ma a cui, lo scrittore, mi ha fatto affezionare tantissimo.
Sempre tra le pagine di questo meraviglioso romanzo ho trovato altri rapporti bellissimi a cui mi sono affezionata molto, e non si tratta di relazioni amorose.
♥ Mi riferisco all'amicizia tra Daniel Sempere, il protagonista, e il signor Fermín Romero de Torres;
♥ Al rapporto tra Daniel e suo padre;
♥ E quello dolcissimo tra Penélope Aldaya e la sua governante Jacinta, donna che l'ha amata come una madre.
Per quanto riguarda gli altri romanzi invece:
♥ L'eccentrica coppia di amici formata dal fantasmino Luolo e dal gufo Osvaldo in "Luolo". I due ci insegnano che si può essere amici anche se si è molto diversi.
♥ E ancora una particolare amicizia quella che vede Jacques Papier e la sua sorellina gemella Fleur in "Le avventure di Jacques Papier", dove Michelle Cuevas descrive un rapporto di fratellanza molto più particolare di quanto si possa credere.
♥ Il bellissimo rapporto di affetto e protezione che esiste tra le sorelle Blackwood, Merricat e Connie descritto dalla Jackson. Le ho amate moltissimo insieme, nei loro dialoghi, nei gesti, e nelle attenzioni che si riservavano l'un l'altra. 
♥ Il profondo legame che esiste tra i tre fratelli Baudelaire ne "Una serie di sfortunati eventi", che li rende più forti nonostante le mille disavventure a cui vanno incontro.

La coppia più sopravvalutata:
♥ Senza dubbio quella formata da Cath e Levi di "Fangirl".
Come ho già detto non mi spiego il grande successo di questo romanzetto e, allo stesso modo non mi spiego tutto il "fangirlaggio" (passatemi il termine), che c'è attorno a questa coppia.
Sono una coppia. Punto. Una come tante, niente di trascendentale, esattamente come il libro, carino ma nulla di che.

Concludo con i buoni propositi per questo 2017:
Non continuerò a ripetere ogni anno il proposito di dedicarmi ai romanzi della Austen che mi restano da leggere, perché probabilmente non lo farò XD
Mi propongo solo di continuare a leggere e scrivere. 
Scrivere molto di più. Più post, più pensieri, più rubriche, essere più presente nei vostri blog, e continuare a fare ciò che faccio per il mio, con la stessa identica passione.
E poi vorrei davvero riuscire a concludere il mio racconto... riuscire a riprenderlo in mano e finirlo, se non per gli altri almeno per me stessa.

Mi sono dilungata anche troppo, lascio la parola a Little Pigo, ma non senza augurarvi un felice 2017 ricco di soddisfazioni e tante buone letture!!!













 Il 2016 di Little Pigo

Primo libro letto nel 2016:
♥ "Tutta la magia dei sogni" di Cassie Beasley 
Avevo adocchiato questo libro sul sito della casa editrice, e mi aveva colpito per l'ambientazione circense, a metà strada tra illusionismo e vera magia.
Mi aspettavo un libro fantasioso, adatto soprattutto ai ragazzi, ma ho trovato invece un romanzo profondo, per tutte le età.

Ultimo libro letto nel 2016:
♥ "Il tredicesimo dono" di Joanne Huist Smith 
Volevo concludere con un bel libro natalizio.
Ho scelto il romanzo della Smith, perché molti, che lo avevano letto lo scorso anno, me lo avevano consigliato. Mi aspettavo una lettura emozionante e commovente, ma purtroppo non è stato così.
Diciamo che ho iniziato l'anno in bellezza, e l'ho chiuso in schifezza XD 

I libri più belli che ho letto quest'anno:
♥ "Tutta la magia dei sogni" di Cassie Beasley 
♥ "La vita segreta delle api" di Sue Monk Kidd
♥ "La fonte magica" di Natalie Babbitt 
♥ "Aspettando Bojangles" di Olivier Bourdeaut 
♥ "Hollow City" di Ransom Riggs 
♥ "I racconti degli Speciali" di Ransom Riggs 
In realtà ho letto tanti libri bellissimi e sceglierne solo alcuni è stato difficilissimo. Diciamo che tra tutti, questi sono stati quelli che, per un motivo o per l'altro, hanno lasciato un segno.

I libri che ho bocciato:
♥ "Il tredicesimo dono" di Joanne Huist Smith
Come dicevo prima, nessun libro mi ha lasciato un ricordo totalmente negativo. L'unico che mi ha deluso, da cui mi aspettavo decisamente di più, e che perciò boccerei è "Il tredicesimo dono". 
L'ho letto durante le vacanze natalizie, insieme al gruppo di lettura, e l'ho trovato frivolo, prevedibile e del tutto privo di autenticità. Nulla di più lontano dall'atmosfera calorosa e accogliente e dallo spirito natalizio di cui, immaginavo, fosse intriso. 

I libri più belli da ammirare: 
♥ "Luolo" di Elisabetta Morandi.
Tra i libri da ammirare inserirei senza dubbio i due libri pop-up della Gallucci, ovvero "La bella addormentata - Teatro d'ombre" ispirato all'opera di Lotte Reiniger, e "Viaggio per mare" di Gérard Lo Monaco, entrambi curati nei minimi dettagli e capaci di stupire un pubblico di tutte le età.
Se penso invece ai libri illustrati più belli (tra quelli che ho avuto il piacere di sfogliare ovviamente), non possono non venirmi in mente "Il giardiniere notturno" dei Fratelli Fan, e "Luolo" di Elisabetta Morandi. 
Il secondo ha il pregio di unire il fascino estetico ad una storia tenera ed educativa, che mi ha conquistato subito (ecco perché, se dovessi sceglierne uno solo, la scelta ricadrebbe su "Luolo").
Devo aggiungere però che anche i libri di Ransom Riggs, sia i due della trilogia di Miss Peregrine che "I racconti degli speciali", meritano sicuramente un posto in questa classifica.
I primi due racchiudono fotografie d'epoca affascinanti e inquietanti allo stesso tempo, cosa assai rara, mentre l'ultimo è sapientemente illustrato.

La storia più originale:
♥ "Io sono la neve" di Elizabeth Laban
Anche qui la scelta è stata ardua, nella mia mente si palesavano più opzioni, tra cui "Il ristorante dell'amore ritrovato" di Ito Ogawa, e il secondo capitolo della trilogia de "Il Giardino degli Aranci" di Ilaria Pasqua, che in una mia classifica immaginaria si meriterebbero rispettivamente la medaglia di bronzo e d'argento.
Tuttavia, mentre per quanto riguarda "Il Mondo del Bosco" ho apprezzato davvero la fantasia e il modo in cui la trama è stata sviluppata, per ciò che concerne l'opera di Ogawa, rimane una bellissima idea di partenza che non trova però un risultato finale di altrettanto valore.
Ma veniamo ora a "Io sono la neve" che, come avrete capito, si merita per me il primo posto. Il perché non ha tanto a che vedere con la trama in sé, ma più che altro con il modo con cui è stata messa su carta. 
Tramite l'ascolto di alcuni cd, e grazie all'espediente di un'antica tradizione, l'autrice ha modo di intrecciare passato e presente, e svelarci così poco a poco una vicenda avvenuta solo un anno prima. Un mistero che è ancora sulla bocca di tutti, ma che nessuno conosce per davvero.

I libri che mi hanno stupito positivamente o che avevo sottovalutato:
♥ "Aspettando Bojangles" di Olivier Bourdeaut e "I segreti della casa sul lago" di Kate Morton: il primo è un romanzo di poche pagine ma ricco di estro e fantasia, il secondo invece conta più di cinquecento pagine ma fila liscio come l'olio, regalando un colpo di scena dopo l'altro.
Quando ho iniziato entrambe le letture, non pensavo mi avrebbero coinvolto così tanto.
Anche "Colazione da Tiffany" ha rappresentato una bella sorpresa: essendo un classico, non immaginavo una storia, e anche una protagonista, fuori dagli schemi.

I libri che mi hanno deluso o dai quali mi aspettavo qualcosa di più:
♥ "Il tredicesimo dono" di Joanne Huist Smith 
♥ "Il ristorante dell'amore ritrovato" di Ito Ogawa
♥ "Racconti" di Lev Tolstoj 
♥ "Fuga da Villa del Lieto Tramonto" di Minna Lindgren 
I primi tre hanno rappresentato una vera e propria delusione, rivelandosi molto diversi rispetto a ciò che prometteva la quarta di copertina, ed inferiori alle mie aspettative.
L'ultimo invece è solo leggermente sottotono e monotono, meno brillante rispetto a "Mistero a Villa del Lieto Tramonto", primo libro della serie ambientata ad Helsinki.

I libri più noiosi o che ho fatto fatica a portare a termine:
♥ Fortunatamente, nonostante alcuni libri non mi abbiano entusiasmato, un solo romanzo mi ha annoiato per davvero, ossia "Il ristorante dell'amore ritrovato" che, pur avendo di base una bella trama, si riduce ad essere solo una sfilza di menù e di dimostrazioni culinarie.

I libri che mi hanno fatto piangere T-T (per l'emozione):
♥ "Tutta la magia dei sogni" di Cassie Beasley 
Non so spiegarvi il motivo, ma il finale di questo libro mi ha lasciato con le lacrime agli occhi *-*

La saga più bella e le saghe che ho iniziato:
♥ "Miss Peregrine" di Ransom Riggs 
Quest'anno ho proseguito due saghe, ovvero quella di Minna Lindgren, ambientata nella Villa del Lieto Tramonto, e "Il Giardino degli Aranci" di Ilaria Pasqua. Di entrambe sono al secondo romanzo.
Oltre a questi ho letto i primi due capitoli della trilogia di Miss Peregrine, e anche "I racconti degli Speciali", sempre di Riggs, e devo dire che questa saga mi sta appassionando molto.
Ho già acquistato l'ultimo libro e penso proprio che lo leggerò presto.

I personaggi che più ho amato:
♥ Marcus de "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo del Bosco"
♥ Chintzy di "Tutta la magia dei sogni"
♥ Madre e figlio (non hanno nomi) di "Aspettando Bojangles"
♥ Guille di "Un figlio"
♥ Luolo di "Luolo"
♥ Ysobel di "Le anime bianche"
♥ Rosaleen de "La vita segreta delle api"

Un personaggio secondario di cui avrei voluto conoscere molto di più:
♥ Tutti i clienti del Lumachino de "Il ristorante dell'amore ritrovato"
♥ May e Rosaleen de "La vita segreta delle api"
♥ La madre di "Aspettando Bojangles"
♥ William e il giardiniere de "Il giardiniere notturno"

Le coppie più belle:
♥ Lily e Rosaleen de "La vita segreta delle api" 
♥ Ysobel ad Hector di "Le anime bianche"
♥ Marcus e Lucas de "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo del Bosco"
♥ Micah e Jenny di "Tutta la magia dei sogni"
♥ Serafina e Braeden di "Serafina e il mantello nero"
Ebbene sì, nessuna storia d'amore appassionata, ma delle forti e bellissime amicizie.

Concludo con i buoni propositi per questo 2017:
♥ Leggere più libri (studio permettendo)
♥ Scrivere le recensioni più in fretta 
♥ Finire le saghe iniziate negli scorsi anni
♥ Implementare la mia collezione di libri di Fannie Flagg 
I primi due buoni propositi non sono proprio nuovi di zecca, ma la riproposizione di quelli dello scorso anno che sono riuscita a portare a termine con successo ^-^v
Ma si può sempre migliorare quindi, se riuscirò a leggere e scrivere di più e più velocemente, sarò ancora più soddisfatta.
L'ultimo, più che un buon proposito, è un desiderio, ma fate pure finta di non rendervene conto XD 

E con questo è tutto, buon anno libroso a tutti!

martedì 27 dicembre 2016

Books, Chocolate and friends: seconda e ultima tappa GDL “Il tredicesimo dono” di Joanne Huist Smith



Salve avventori!
Come avete passato il Natale?
Noi abbiamo preparato un bel banchetto sia per la cena del 24 che per il pranzo del 25 (come si usa al sud) mettendoci ai fornelli, e quindi anche alla prova (superata si spera, ma ai posteri l'ardua sentenza).
Poi abbiamo scartato i regali che hanno visto, fortunatamente, anche delle new entry nella nostra libreria, ma di questo vi parleremo in un secondo momento.
Venendo invece all'argomento del post, ci ritroviamo oggi qui per commentare insieme gli ultimi sei capitoli (dal numero 8 al numero 13) del nostro gruppo di lettura natalizio, che ci ha fatto scoprire "Il tredicesimo dono" di Joanne Huist Smith.




L'ultima volta vi avevo manifestato il mio fastidio nel vedere la protagonista del romanzo inveire contro tutto ciò le ricordasse anche solo minimamente il Natale.
Allo stesso modo avevo poco apprezzato la scarsa sensibilità dimostrata dalla stessa nei confronti della figlia minore Megan, colpevole di voler festeggiare le festività, nonostante la recente scomparsa del padre Rick.
Ora posso confessarvi che la nuova Joanne (quella che ha iniziato a palesarsi già negli ultimi due capitoli della scorsa tappa), fatta ormai per il cinquanta percento di spirito natalizio e per il restante cinquanta di entusiasmo per la vita in genere, mi ha fatto venire l'orticaria.
Sembra quasi che Babbo Natale in persona sia giunto direttamente dal Polo Nord alla sua porta, per nominarla elfo ufficiale e incaricarla di diffondere ovunque la magia del Natale.
Prima odiava i doni misteriosi, si rifiutava di comprare un albero da decorare e persino di comprare i regali per i suoi figli.
E adesso invece? Non solo canticchia canzoni natalizie, ma pensa addirittura che le stazioni radio le mandino in onda solo per lei. Come una buona samaritana pensa sempre ad aiutare il prossimo, non fa che sfornare manicaretti in previsione degli ospiti in arrivo, attende con trepidazione i doni dei "veri amici". 

L’antivigilia di Natale mi sveglio già con in mente una lista di commissioni. 
La sera prima siamo rimasti alzati fino a tardi a cucinare e preparare per la nostra festa, ma non sarà certo la mancanza di sonno a smorzare il mio entusiasmo. 
Mentre mi districo nel traffico fitto come la neve, mi dico che la frenesia prenatalizia è il momento migliore per fare compere. L’ingorgo mi lascia più tempo per ascoltare canzoni a tema alla radio. Quando sento John Denver e i Muppets che cantano The Twelve Days of Christmas, mi sembra che sia solo per me.

Tutta la famiglia, in realtà, improvvisamente non fa che pensare a questi benefattori misteriosi. Elaborano ipotesi, stanno di guardia e sbirciano di continuo dalle finestre, cercano dettagli nei biglietti come dei provetti investigatori, aprono a più riprese la porta, sperando di trovare qualcosa sull'uscio.
La storia dei doni diventa la loro ossessione, addirittura, ogni volta che sono fuori casa, bramano il ritorno per poter scoprire la sorpresa del giorno.
E non ci avrei trovato nulla di strano se questo cambiamento fosse stato graduale o perlomeno giustificato in qualche modo, invece no.
Joanne il giorno prima dice no alle feste, e il giorno seguente si redime e abbraccia il Natale come fosse il suo più caro amico.
Lo stesso Nick: inizialmente pareva interessato ai doni misteriosi, poi confessa alla mamma di mal sopportare il pensiero di passare le feste senza il suo papà, ed infine... dà l'avvio all'indagine TrovAmici, chiede un regalone per Natale, tira fuori le decorazioni, si esalta ad ogni regalo giornaliero, e continua a stilare una lista desideri, perché una stanza nuova come regalo non è abbastanza.
Anche Ben, che avevo definito il più credibile, dopo la conversazione notturna con Joanne, cambia totalmente il suo atteggiamento. Da distaccato e silenzioso, diventa servizievole e attento, sempre pronto a prendersi cura della sua famiglia e a tendere la mano a chi ha bisogno di aiuto.
Tutto il nucleo familiare mostra a più riprese la munificenza verso il prossimo, quasi fossero i reali di Inghilterra o la famiglia della Casa Bianca. Se fosse tutto vero, penserei di candidarli al premio Nobel per la pace.
Ed eccoci al punto clou di tutta la vicenda: quasi tutto quello che è raccontato in queste pagine non risulta credibile. Prevedibile fin troppo, ma non credibile.
Sembra la tipica commedia da quattro soldi in cui la protagonista è a pezzi, la sua vita va a rotoli, e poi, per l'intervento del destino, ritrova la fiducia in se stessa e nel mondo.
La vita non va così, non quella vera. Una moglie non dimentica che il marito è morto solo due mesi prima, grazie a qualche bigliettino/regalino lasciato davanti alla porta. Non pensa che tutto tornerà alla normalità, solo perché è Natale e tutto appare gioioso e sfavillante.
E vogliamo parlare poi di tutte le scenette al limite del ridicolo?
Mamma Joanne da buona redenta si prodiga nell'esaudire tutti i desideri dei figli. Si reca in un negozio di mobili proprio il giorno prima di Natale e il commesso la informa, giustamente, che la consegna potrà essere effettuata solo dopo le feste.
La nostra protagonista ovviamente, non solo insiste nel suo proposito, ma è spalleggiata da orde di clienti che minacciano di non fare più acquisti in quel negozio, qualora la richiesta della cara mammina non fosse accolta.

Qualcuno si schiera dalla mia parte.
Una donna con una pelliccia di finto leopardo, che sta agitando una MasterCard, non apprezza quel commento.
«Il ragazzo ha perso suo padre. Deve aiutarla.»
«Dimostri un minimo di sensibilità», rincara un cliente maschio. «Non ce l’aveva un padre, lei?»
«Ma sì, certo», dice il commesso, ridendo della domanda.
«Lo sapevo», dice l’uomo dando manate sul bancone come se avesse scoperto la risposta a uno dei grandi misteri della vita. «E allora che cosa pensa di fare?»
La donna con la MasterCard non gli lascia il tempo di rispondere.
«Diciamo che io prendo e vado a comprarmi il letto al negozio di materassi che c’è più in su», dice, stracciando il suo ordine.
Indica il signore, che ha in mano anche lui un modulo di acquisto e gli chiede: «Ci sta?».
Lui esita un attimo e poi dice: «Certo. Perché no?».
Altri due clienti minacciano di disdire i loro ordini e ciò basta perché intervenga il direttore.

Tipica scena da film, non trovate?
E lo stesso poco prima, quando Joanne tenta di scassinare un auto solo per scoprire la provenienza di una poinsietta proprio uguale alla sua. E anche lì la folla crede senza esitazione alla sua storia strappalacrime (perché ormai Joanne sbandiera ai quattro venti di aver perso il marito, senza farsi troppi problemi), e per di più si dà da fare per tentare di aiutarla ad identificare i benefattori.
Ma io dico, se l'autrice ha davvero vissuto questa tragedia sulla sua pelle, e non ho motivo di non crederlo, perché renderla così frivola e priva di autenticità?
Perché non raccontare davvero il dolore, la caduta e la lenta e ancor più sofferente risalita?
Perché nascondere le cicatrici, fingendo che basti un po' di pomata per far guarire le ferite?
Non ci sono sentimenti in questo romanzo, non trovano spazio, troppo stretti nelle logiche del lieto fine commerciale e dei siparietti divertenti.
Tutto risulta fasullo e distorto, e perciò nulla è capace di emozionare o coinvolgere.
Unica cosa che ho davvero apprezzato, oltre all'atmosfera natalizia e alle prelibatezze culinarie, è l'idea che sta alla base di quest'opera.
La storia dei dodici doni, raccontata nel finale, è l'unica cosa che salverei. Un gesto di generosità incondizionata e disinteressata, il far bene agli altri come modo di curare se stessi, un piccolo gesto d'amore per chi non riesce più ad amare.

«Lo scopo era sempre quello di lenire il dolore. Speravamo che il mistero desse un po’ di sollievo, soprattutto quando c’erano di mezzo dei bambini», ha risposto Susan. 
«Non volevamo che la gente sapesse che eravamo noi. Al centro dell’attenzione non dovevamo essere noi, ma quelle famiglie e la perdita devastante che avevano subito.»

Un dono che spinge a donare, come una catena che unisce chi soffre e li aiuta a ritrovare una seppur minima speranza. Non un cambiamento epocale, ma una piccola scintilla, una candela che fa appena un po' di luce.  

martedì 20 dicembre 2016

Books, Chocolate and friends: prima tappa GDL “Il tredicesimo dono” di Joanne Huist Smith



Salve avventori!
Eccoci qui per commentare insieme i primi sette capitoli de "Il tredicesimo dono", libro che abbiamo scelto per il nostro gruppo di lettura a tema natalizio.
In realtà avremmo dovuto pubblicare la tappa ieri, ma abbiamo avuto una giornata folle e neanche un momento libero. Ci scusiamo per il ritardo.




Venendo a noi, in generale posso dirvi che come inizio questo libro non mi sembra male, anche se non sono ancora riuscita a farmi un'idea precisa. Forse perché già nelle prime pagine ho trovato alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso, e la cosa peggiore è che più andavo avanti e più questa sensazione di fastidio e irritazione si faceva intensa.
In particolare ciò che non riesco davvero a concepire è la fissazione che tutti hanno per il Natale, considerando la recente scomparsa di una persona cara.
Si perché, come sapete, il romanzo ruota tutto attorno al dramma che consegue alla morte. 
A quella delicata fase in cui tutto sembra continuare a girare come nulla fosse, e tu ti ritrovi sdraiata a letto, incapace di fare il minimo passo.
Quando amici e parenti non sono più lì a consolarti, quando è il momento di fare i conti con il tuo dolore da sola, quando è il momento di andare avanti come meglio puoi.
Ebbene, questa è la storia di Joanne, che improvvisamente deve affrontare la vita senza Rick, suo marito, il padre dei suoi figli, il suo migliore amico.
Il Natale si avvicina, il primo senza di lui, che Rick sperava di trascorrere a casa con la sua famiglia. Con questa intenzione aveva rimandato l'operazione al cuore, fino a quando non è stato troppo tardi.
Ed ecco la nota dolente del libro, almeno per ora.
Sia i cognati di Joanne, Tom e Char, che i figli Nick e Megan manifestano un po' troppo entusiasmo per la festa e i regali (sia quelli da ricevere che quelli misteriosi), e poca sofferenza per la tragedia che hanno dovuto affrontare.
D'altra parte anche la protagonista, per quanto mi abbia coinvolto nelle parti in cui ricorda la vita con suo marito e il senso di vuoto e di ingiustizia che adesso la pervade, risulta poco credibile quando fa delle festività il nemico da combattere.
Riesce a pensare al lavoro, a trangugiare cibo di nascosto, ma non a scegliere una semplice bicicletta per il figlio. Si irrita alla sola idea di un albero di Natale o di una carta da regalo, come se la mancanza fosse una cosa legata esclusivamente alle vacanze e non una cosa che l'accompagnerebbe in ogni caso, qualunque cosa faccia.
Quindi non so, mi sembra un po' tutto estremizzato, da entrambe le parti. 
Da una parte l'eccessiva trepidazione per un evento che non dovrebbe interessare più di tanto, e dall'altra l'eccessivo astio per quella che potrebbe essere un'occasione per riunire la famiglia.
Mi è piaciuta invece l'idea dei doni recapitati davanti alla porta e l'atmosfera invernale fatta di luminarie, dolci appena sfornati e cioccolate calde.
Più si prosegue con la lettura, più si accentua il contrasto tra madre e figlia, tra l'insofferenza di una e la speranza dell'altra. Il comportamento di Joanne mi convince sempre meno per la mancanza di empatia verso Megan. La bimba sceglie i fiocchi regalo e la "dolce" mamma li butta via. Poi lava i piatti e si addormenta sfinita sul pavimento e mamma Joanne come l'accoglie al risveglio? Ricordandole che deve rassettare la sua stanza, se vuole avere l'albero. La bimba insiste nel volere l'albero? Beh, allora distruggiamo il sostegno dell'abete, investendolo due o tre volte con l'auto, in modo da darle un chiaro segnale, senza proferire parola.
Sembra quasi un giochino infantile, un tira e molla, una sfida a chi la dura, la vince.

«Domani lavori fino a tardi?» mi chiede. 
«Uff.» 
Il mio gemito somiglia più a uno sbuffo e sono sicura che Megan debba sentirsi come uno dei tre porcellini davanti al lupo cattivo. La sua casetta è fatta di paglia. 
«Scusa, mamma. Adesso faccio silenzio.»

Avrei capito di più se Joanne avesse rifiutato tutto ciò che può significare andare avanti, quindi lavoro, amici, parenti, uscite. Se si fosse rinchiusa in casa, occupandosi solo dei figli. 
Ma se trascura loro, le loro esigenze (per quanto riguarda Megan e Nick) e i segnali d'allarme (per Ben invece), per fomentare un odio inspiegabile che ha come unico referente il Natale, allora no, non lo capisco.
Si rende conto di ferire Megan, di aver sottovalutato il dolore di Nick, di non comunicare con il maggiore Ben, eppure persevera nell'errore, trascorrendo più tempo possibile a lavoro, e non scendendo mai a compromessi.
Questo almeno fino agli ultimi due capitoli, il sesto e il settimo, in cui finalmente Joanne comprende la necessità di riprendere il ruolo genitoriale che le compete.
Permette alla piccola Megan di avere il suo tanto agognato Natale, a Nick di cambiare stanza e dare un taglio al passato e all'insistenza dei ricordi, e a Ben di condividere il suo dolore con lei.
Vorrei soffermarmi un attimo sui figli.
La più piccola, Megan, a prima vista potrebbe sembrare poco sensibile e persino egoista.
Capisce che la madre non ha nessuna voglia di festeggiare, ma persevera nel suo intento di avere decorazioni, statuine e lucine luccicanti.
Tuttavia alcuni piccoli indizi, come la frase seguente, ci fanno capire, come lei stia facendo di tutto per mantenere sua madre a galla, per tenere unita la famiglia.

«Divertiti, oggi», le auguro. «Non ci pensare, a quelle due.» 
Con mia sorpresa ride. 
«Quelle donne non immaginano neanche che cosa stiamo passando, non come i nostri benefattori», risponde. «Non stiamo andando in pezzi, siamo solo un po’ scheggiati. Tu fai del tuo meglio, mamma. Tutti noi facciamo del nostro meglio.» 
Megan si sporge oltre il blocco del cambio e mi dà un bacio sulla guancia prima di scendere.

Per quanto riguarda Nick invece, lui si rivela poco a poco. Inizialmente di lui sappiamo solo che si rifugia nei videogiochi per non vivere la realtà. Come la sua sorellina, sembra interessato ai doni misteriosi che ogni giorno appaiono alla porta, per poi palesare quanto il pensiero del Natale lo faccia soffrire. Il senso di colpa nel sapere che suo padre ha rimandato l'operazione per passare le feste assieme, e che a causa di questo desiderio non è più con loro, non lo lascia in pace.
In più lui ha assistito alla tragica fine, ha visto tutto dalla sua stanza, ha visto il padre spegnersi tra le braccia del suo grande amore. Lui più di tutti ha bisogno di un nuovo inizio, non per dimenticare, ma per smettere di ricordare ciò che fa male, almeno per un po'.

«Mi sento in trappola, mamma. Bloccato nel giro della morte delle montagne russe. Continuo a girare, ma mi fermo sempre nello stesso punto: la mattina in cui è morto papà»

E poi c'è Ben. È il più defilato, sempre fuori da qualche parte, sempre arrabbiato con il mondo.
Non parla con nessuno, piange di nascosto, corre sulla strada con la musica a palla per annullare i pensieri.
Nell'ultimo capitolo dice di aver sentito la presenza di suo padre ancora lì con loro, ancora lì a proteggerli.
È il personaggio che più ho compreso, la cui reazione mi sembra più credibile.
Inoltre nelle ultime scene dimostra di tenere ai suoi cari e di sacrificarsi per il loro bene.

Meno di ventiquattr'ore fa Ben rinnegava qualsiasi cosa fosse legata alle feste. Oggi ha acceso l’albero. Dovrei essere sconvolta, ma non lo sono. Gli eventi inattesi stanno diventando la norma in questa casa, soprattutto quando riguardano il Natale. 
«Sei stato tu?» chiedo a Ben. Voglio che sia lui a dirmelo. 
Ben esce un attimo dalla stanza e torna con uno dei sei bicchieri che abbiamo ricevuto dai nostri benefattori, pieno di succo d’arancia. 
«Qualcuno ha cercato di aiutarci ad affrontare il Natale. Io invece ho tenuto un atteggiamento... piuttosto... disfattista», dice. «L’anno prossimo mettiamo le luci sull’albero tutti insieme. Quest’anno avevo bisogno di farlo da solo con papà.»

Attorno a loro uno scenario desolato, con parenti che, animati di buone intenzioni, continuano a rimarcare i passi falsi di una donna incapace di uscire dal ruolo di moglie in lutto (e dopo due soli mesi direi che ci sta) per tornare ad essere solo una madre, e conoscenti carichi solo di giudizi e amare sentenze.
L'unica luce che rischiara quest'atmosfera gelida e invernale sono i ricordi, i piccoli quadri familiari che vedono come protagonista Rick che, nel passato, non faceva che prodigarsi per i suoi cari.
Le piccole tradizioni natalizie e i gesti d'amore sono le scene che più mi hanno emozionato, e quelle che mi fanno sperare in una luce in fondo al tunnel.
E voi che ci dite? Quali sono le vostre impressioni su questi primi sette capitoli?