venerdì 21 aprile 2017

Recensione: "Le stanze dei ricordi" di Jenny Eclair

Titolo: Le stanze dei ricordi
Autore: Jenny Eclair
Editore:  Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 14 Marzo 2017
Pagine: 384
Prezzo: 18,90 € 

Trama:
Londra, Kennington Road. La casa al numero 137 è in vendita. Tanto affollata un tempo, ora è solo un nido vuoto, troppo grande per una donna sola. E così Edwina Spinner, ex artista e illustratrice, ha deciso di andarsene. Mentre conduce l'agente immobiliare di stanza in stanza, affiorano i ricordi. La mente di Edwina torna a cinquant'anni prima, quando si era trasferita lì dopo le nozze, giovanissima, con il suo grande amore. Torna ai suoi bambini, gemelli scalmanati, e al figlio acquisito che l'ha sempre detestata. Man mano che la casa rivela i suoi segreti, Edwina è costretta a fare i conti con il passato, fino al ricordo di quella notte che ha travolto per sempre le sorti della sua famiglia. Ma quella di Edwina è solo una versione parziale. Per scoprire davvero tutta la verità, dovrà affrontare l'unica persona che non avrebbe voluto rivedere mai più...

Recensione:
Ci sono libri che ti rapiscono il cuore sin dalla prima pagina, e altri che, senza un particolare motivo, non riescono proprio a fare breccia.
Mi spiace dirlo ma questo romanzo rientra nella seconda categoria.
Guardandolo da un punto di vista oggettivo, non ho un granché di appunti da fare, eppure ho fatto molta fatica a terminarlo.
Ma partiamo dal principio. Il libro narra di una casa che custodisce storie e segreti quali fossero il migliore dei tesori. E parla di una famiglia, o meglio di due famiglie, e di come una folle passione e una scelta egoistica possano causare più disastri di quanto si possa immaginare.
Il famoso "butterfly effect", riproposto in una vicenda che affonda le radici alla fine degli anni cinquanta fino ad arrivare ai giorni nostri.
Edwina è la principale protagonista di questa storia, a lei è dedicata la prima sezione del romanzo. Ormai anziana, ripercorre le tappe più importanti della sua vita, ponendo l'attenzione sugli errori da lei commessi e su quanto si sarebbe potuto evitare, conoscendone in anticipo le conseguenze.
Questa parte, sicuramente ben scritta e corredata da dettagliate descrizioni (ogni capitolo è dedicato ad una stanza della casa e ai corrispettivi aneddoti), mi è parsa un po' lenta. Essendo prettamente conoscitiva, e quindi rivolta a farci entrare in relazione con i personaggi e il loro vissuto, manca di dinamica e di pathos. È inoltre intrisa di nostalgia e rimorsi, come è ovvio che sia, considerando l'età della protagonista e il particolare momento che si ritrova a vivere.
La seconda parte del libro invece, si mostra decisamente diversa. Tutto gira intorno ad una ragazza, Fern (che in qualche modo ha a che vedere con Edwina), e alla sua folle passione per un giovane scapestrato. La narrazione da questo punto in poi diventa più frizzante e vivace.
Devo ammetterlo, questo cambio di rotta improvviso mi ha stupito, perché dà un tono completamente diverso alla narrazione.
Eppure neanche queste pagine hanno riscontrato la mia approvazione, in quanto paiono eccessivamente frivole e prive di emozioni. Insomma da un eccesso a un altro. 
La terza e ultima parte invece è stata inaspettatamente quella che ho apprezzato di più, l'unica in cui affiorano sentimenti veri e condivisibili. Ha come voce narrante Lucas, che potrebbe essere considerato il filo conduttore di tutto questo dramma familiare e, a mio modesto parere, anche la principale vittima. A lui si allude per tutto il libro, ed è stato un piacere poter conoscere finalmente anche il suo punto di vista. 
In generale non posso bocciare questo romanzo che è riuscito nella difficile impresa di plasmare le pagine, in base al personaggio di cui intende raccontare, e adeguando i toni narrativi.
Eppure non posso neanche nascondere che questa lettura non mi ha entusiasmato e che anzi, in alcuni momenti, mi è pesata più di un macigno.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Quando ho iniziato questo libro avevo grandi aspettative, soprattutto considerando la trama, per alcuni versi simile a "I segreti della casa sul lago" di Kate Morton. Le prime pagine mi avevano fatto ben sperare, al punto che credevo di poter ritrovare vaghe somiglianze con "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop", romanzo che ho letteralmente adorato. Credevo infatti che, dopo una prima parentesi nostalgica, saremmo approdati in una terra fatta di legami familiari, emozioni profonde, segreti inconfessabili e momenti pregni di vivacità e tenerezza.
E invece no, niente di tutto questo. 
Edwina ripercorre la sua vita, i brevi momenti felici con il primo marito e l'interminabile dramma che ha inizio con il suo secondo matrimonio.
Sceglie, senza pensarci due volte, di assecondare una passione fuggevole, pur sapendo di rovinare così una famiglia. E cosa ben peggiore, fino al raggiungimento della tarda età, sembra non mostrare alcun rimorso, e nessuna compassione per chi ha dovuto subire le conseguenze di questa decisione avventata. Anzi, si mostra eccessivamente dura e ostile nei confronti di Lucas, il figliastro che, da un giorno all'altro, si è ritrovato ad affrontare il divorzio dei genitori e il continuo via vai da una casa all'altra.
Lucas viene immediatamente identificato come il nemico, colui che vuole portare scompiglio nel nuovo equilibrio familiare, che vuole sabotare la ritrovata felicità.
Eppure Edwina non si ferma mai a pensare ai sentimenti del bambino, continuamente isolato o deriso dai fratellastri, in più occasioni ridicolizzato da lei stessa, e in linea di massima trattato come un estraneo. Per giunta crede di essere lei la vittima, e che il povero Lucas sia in realtà l'artefice di tutte le sventure susseguitesi nella sua vita.
Mi dispiace dirlo ma il personaggio di Edwina non ha suscitato in me alcuna simpatia, se non nelle battute iniziali, quando ci parla del grande amore con il primo marito. Dalla morte di quest'ultimo, il personaggio della donna si perde irrimediabilmente.
A dir la verità, credo che il problema di questo libro sia proprio la mancanza di empatia. È impossibile legare con alcun personaggio, immedesimarsi nelle loro vicende e prendere le loro parti. Tutti si comportano in modo sconsiderato e non mancano di puntare il dito contro gli altri, sfoggiando un senso di superiorità, ingiustificato a mio avviso.
Ne è l'esempio lampante Fern, la seconda protagonista del romanzo. Pur essendo fidanzata con l'uomo perfetto, non fa che sminuirlo e ridicolizzarlo, e non perde occasione per sbavare dietro il primo di turno. E come potrà rivelarsi l'oggetto dei suoi desideri, se non il solito sciupafemmine senza rispetto? E come potrà reagire la nostra Fern dopo averlo conosciuto? È ovvio, come la tipica protagonista di un qualsiasi puerile romanzetto rosa, ovvero sbavando ancora di più.
Lui sparisce per giorni e lei gli compra un regalo.
La usa solo per il sesso, e lei, di rimando, non fa che aspettare che lui schiocchi le dita per tornare fra le sue braccia.
Più leggevo di Fern e più pensavo che sarebbe stato utile ripubblicare quella sezione di libro con il titolo "Ciò che nessuna donna dovrebbe fare mai".
Inutile dire che, se nel corso della lettura, la mia simpatia per Edwina è stata poca, quella per Fern era pari a zero. 
Per quanto riguarda Charlie e Rowena invece, i figli di Edwina e del suo primo marito, non mi sono fatta una precisa idea. Sicuramente si dimostrano poco carini nei confronti del nuovo arrivato, Lucas, ma essendo dei bambini a loro volta non possono essere colpevolizzati.
Charlie è un personaggio controverso. Vive sentendosi inferiore sia alla sorella che al fratellastro e questa cosa non fa che distruggerlo poco a poco. Si comporta in modo sconsiderato, anche nei confronti di Lucas, eppure nel momento del bisogno non manca di mostrare le sue fragilità proprio di fronte all'acerrimo nemico.
Anche Rowena cade nell'autolesionismo, forse proprio perché pressata dalle alte aspettative e dalle cure amorevoli che la madre riserva solo a Charlie. Lei è, assieme a Lucas, l'altra vittima della tragedia. Edwina designa lei come carnefice, in quanto troppo abituata a chiudere gli occhi di fronte agli errori del suo amato perenne bambino.
Non mi dilungo a parlare del padre di Lucas, Dickie, se non per dirvi che rappresenta in tutto e per tutto il cliché dell'uomo di mezz'età che perde la testa per una donna più giovane, infischiandosene di moglie e figlio.
A questi ultimi invece vorrei rivolgere le mie ultime parole, in quanto le pagine a loro dedicate sono le uniche che hanno risvegliato in me qualche emozione.
Il rapporto Barbara-Lucas è pieno d'amore, con una madre che farebbe di tutto per il suo cucciolo, coprendolo fin troppo di attenzioni, e un figlio che vive nella costante paura che lei possa farsi del male in sua assenza.
Nelle ultime pagine purtroppo Lucas pecca di egoismo e di insensibilità, perché nemmeno lui è esime da colpe. 
In generale penso che il peccato e il perdono siano i veri attori protagonisti di questa storia. Ogni personaggio descritto ha i suoi segreti, ognuno ha il suo aguzzino, ed è a sua volta tiranno di qualcun'altro. 
Un errore dopo l'altro crea una spirale di dolore, rimpianti e rimorsi. Un'unica parola, "scusa", può mettere fine a tutto, anche quando il danno è fatto, anche quando è troppo tardi.

il mio voto per questo libro

mercoledì 19 aprile 2017

Recensione: "Canituccia" di Matilde Serao

Titolo: Canituccia
Autore: Matilde Serao
Illustrazioni: Fabian Negrin
Editore: Orecchio acerbo editore
Collana: Pulci nell'orecchio
Data di pubblicazione: 16 Marzo 2017
Pagine: 40
Prezzo: 8,50 € (cartaceo)


Trama:
Una cascina nella campagna intorno a Napoli e una bambina, Canituccia, che si è distratta e ha perduto di vista Ciccotto, il porcello della sua padrona. Una notte intera a cercarlo, scalza sulla terra gelata, le urla della padrona che la inseguono per i campi. Ritrovato, il maiale da allora la segue legato a una corda. È così che la loro amicizia, giorno dopo giorno, si rinsalda fino al momento in cui accade l’ineludibile... 

Recensione:
In queste poche pagine Matilde Serao racconta e descrive perfettamente la rigida realtà contadina. Una vita rude, aspra e severa come lo sono i suoi protagonisti adulti, persone schive che non lasciano alcuno spazio ai sentimentalismi e alle debolezze dell'animo umano.
La vita è dura e loro lo sanno, c'è da campare, da preoccuparsi per il futuro, lavorare senza sosta e senza troppo ricavo, giusto il necessario per mettere da parte le provviste per l'inverno.
Non possono permettersi sconti né gentilezze e non possono permetterle agli altri, nemmeno ai bambini.
Lo sa bene Canituccia, una bimba di sette anni cresciuta, non dai suoi genitori - che non ha mai conosciuto - ma da due contadini: Crescenzo e sua sorella Pasqualina, una zitella inacidita da una vita priva di amore.
Canituccia, come del resto ogni bambino del vicinato, è costretta ad un'esistenza che sa davvero poco della spensieratezza di cui dovrebbe godere l'infanzia.
Di contro conosce bene rimbrotti e percosse.
È proprio questo che accade quando, a causa di una svista, perde Ciccotto, il porcellino a cui ha il compito di badare. Viene picchiata, insultata, denigrata e minacciata di essere lasciata a perire di fame se non ritroverà il piccolo fuggitivo.
E quando lo ritrova i due divengono inseparabili, escono all'alba e rincasano al tramonto, fanno merenda insieme e insieme crescono.
Ciccotto è per Canituccia un vero amico, il solo.
Con lui parla, scherza e si sfoga, a lui confida e affida sogni e segreti.
Non può immaginare che quel porcellino a cui ha donato il cuore non le è affatto stato affidato con lo scopo di darle compagnia e esserle amico. Non può immaginare che quelle lunghe passeggiate, alla ricerca delle mele più gustose per farlo crescere grasso e forte, non sono che il biglietto per trovarlo bell'e pronto per la macellazione.
Canituccia è una bambina e non può sapere e, proprio per la sua condizione di esser "solo" una bambina, nulla può per sovvertire la sorte del suo amico.
Ed è in quella notte di Natale, tra i mugugni disperati del suo Ciccotto, che Canituccia perde parte della sua innocenza e prende coscienza del mondo e di quello che stare al mondo significa, e in certi casi, costringe a fare.
Gli adulti appaiono spietati, ignoranti, insensibili e probabilmente lo sono, ma la loro non è cattiveria, è deficienza empatica semmai, ma difatti è l'unico modo che conoscono per tirare avanti.
Una storia che parla di solitudine, di amicizia e della vita, che purtroppo è fatta anche di orrore e brutture, che forza a crescere, e spesso lo fa seguendo percorsi spietati.
Un racconto aspro, rude, e forte... sinceramente non so se lo farei leggere a dei bambini, seppur sia una di loro la protagonista della storia. Lo consiglio, però, e senza dubbio, agli adulti, ai quali offrirà interessanti spunti di riflessione.

Considerazioni:
La collana "Pulci nell'orecchio", di cui fa parte questo racconto, ha come protagonisti i bambini e il loro modo di rapportarsi ad un mondo che faticano a comprendere.
Un mondo severo, estraneo e, spesso, assurdo e indecifrabile: quello degli adulti. 
Se ci pensate, difatti, agli occhi dei bambini i grandi devono sembrare davvero esseri folli e sconclusionati.
Matilde Serao, in questo suo lavoro, ci mostra una scheggia d'infanzia, quella della piccola Catinuccia.
Per quanto mi riguarda, letta la sua storia non ho potuto fare a meno di chiedermi come si sarebbe potuta sentire quella bambina. 
Tradita immagino. Ancora più sola e forse anche un po' colpevole per la tragica ed ingiusta sorte del suo amico.
Non mi sento di condannare senza assoluzione i contadini per il loro stile di vita (in campagna funziona così), ma posso condannare senza dubbio i modi.
In specie il fatto che nessuno abbia avuto la sensibilità di pensare che una bambina sola al mondo, passando le sue intere giornate con un animale, potesse affezionarsene. Perché lasciare che fosse proprio lei a vederlo crescere e occuparsene?
La poca considerazione che si ha per i sentimenti dei più piccoli è una delle mancanze del mondo adulto, spesso abituato a trattare i bambini più come oggetti di proprietà che come persone dotate di sentimento e volontà propri.
Canituccia riceve così la doccia d'acqua gelata che spezzerà per sempre il suo mondo di bambina, portandola ad aprire gli occhi verso una visione più reale forse, ma sicuramente più buia e triste.

Ringrazio la Orecchio Acerbo Editore per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 13 aprile 2017

The very first page #3


Salve avventori!
Eccoci con un altro appuntamento con "The very first page", la rubrica che ha per protagoniste le dediche, ovvero le frasi d'apertura che dolcemente ci avviano alla lettura di un nuovo libro.
Quella che ho scelto per voi è tratta da "Tutta la magia dei sogni" di Cassie Beasley, un romanzo bellissimo che vi consiglio vivamente di leggere.
Ho adorato la dedica iniziale perché è carica di tenerezza e amore. Parla di quanto sia fondamentale poter contare sulla fiducia e l'appoggio dei propri cari, e di come le persone che tengono a noi siano naturalmente portati a vedere solo il meglio, magari anche i pregi che noi stessi non riusciamo a scorgere.
E ora vi lascio alle splendide parole dell'autrice!

"Per papà e mamma. Quando ero piccola, mi avete detto che avrei potuto fare qualunque cosa.
Non sono più così piccola ora, ma continuate a dirmelo.
Inizio a pensare che ci crediate veramente.
Vi amo per questo."

lunedì 10 aprile 2017

Recensione: "Isadora Moon. Primo giorno di scuola" di Harriet Muncaster

Titolo: Isadora Moon. Primo giorno di scuola
Titolo originale: Isadora Moon Goes to School
Autore:  Harriet Muncaster
Illustrazioni: Harriet Muncaster
Editore: De Agostini
Data di pubblicazione: 13 febbraio 2017
Pagine: 128
Prezzo: 1,90 € (cartaceo) 


Trama: 
Isadora Moon è unica perché è speciale.
La mamma è una fata e il papà, invece, un vampiro. Lei è un po' di tutti e due.
Adora la notte, i pipistrelli e il suo tutù nero; ma ama altrettanto l'alba, le bacchette magiche e il suo Coniglietto Rosa.
Per Isadora è tempo di andare a scuola, ma non sa qual è quella giusta per lei: la scuola delle fate o la suola dei vampiri?

Recensione:
Isadora è una bambina particolare, figlia di una fata e di un vampiro ha ereditato per buona parte le caratteristiche di entrambi i genitori. Una fata-vampira ecco quello che è, come suo padre adora la misteriosità della notte e osservare le stelle, come sua madre ama la luce del giorno e le magie.
Isadora vive spensierata le sue giornate, giocando con il suo inseparabile amico, Coniglietto Rosa.
I due si divertono a svolazzare qua e là, a magiare pane e burro d'arachidi e torte di carota, e a preparare eleganti tè a base di brillantini.
Ma anche per Isadora, come per ogni bambino umano o magico che sia, è venuto il tanto temuto primo giorno di scuola. Ma essendo per metà fata, e per metà vampira, quale delle due scuole dovrà frequentare? 
Una bella domanda che metterebbe alla prova qualsiasi bambino, e per Isadora è venuto il momento di fare i conti con se stessa e con la sua natura. Se prima si riteneva fortunata ed essere un po' di entrambe le cose, ora si sente inadatta, incompleta e inadeguata. Se è un po' fata e un po' vampira questo significa che non è propriamente né l'una, né l'altra cosa? 
Harriet Muncaster si serve di un personaggio di fantasia per affrontare tematiche universali e profonde. Il bivio che vede protagonista la sua Isadora non è che la metafora delle insicurezze di ognuno di noi: il non sentirsi mai abbastanza, mai adeguato e all'altezza.
Isadora, dopo aver frequentato un giorno in entrambe le scuole, si rende conto di non avere tutte le doti necessarie per frequentarle e, a questo punto, avrebbe potuto abbattersi moltissimo, invece capisce che la sua diversità è ciò che la rende unica e speciale.
Isadora trova la sua strada, che non necessariamente è quella più adatta alla sua natura, ma è sicuramente quella che la rende più felice.
Un libro, tenero, dolce, e divertente, ma soprattutto un libro che consiglio per ciò che dice e per come lo dice, perché le lezioni importanti si apprendono meglio se spiegate con un po' di magia.

Considerazioni:
Isadora Moon è stato un acquisto fatto d'impulso.
L'ho scoperto per caso sul sito della De Agostini, poi, forse per sincronicità, l'ho avvistato su Instagram in tutta la sua dolcezza. 
Come potevo non restare conquistata da questa meraviglia tutta rosa? (Lo avrete capito ormai che ho una leggera ossessione per questo colore XD).
Dato il prezzo irrisorio (solo 1.62 € per un libro illustrato!) l'ho subito ordinato su Amazon.
Da questo libro mi aspettavo una storia sicuramente carina, con protagonisti divertenti e buffi, con disegni semplici e deliziosi, ma invece ho trovato molto di più.
Ho trovato una storia che parla di differenze e di discriminazione, ma anche di apertura  e condivisione.
Proprio così, perché il bivio che Isadora si trova di fronte può essere letto con infinite chiavi di lettura. 
Esso nasce, innanzitutto, dalla scelta che i suoi genitori, due esseri appartenenti a due mondi completamente diversi, e se vogliamo opposti, hanno fatto prima di lei.
Un vampiro e una fata che vanno contro la loro evidente diversità per assecondare l'amore che li unisce, non sono che la versione fiabesca di due persone divise, ad esempio, da culture o credi diversi, che scelgono, nonostante tutto, di stare insieme.
Isadora, come milioni di bambini al mondo, non è che il frutto dell'amore di due persone che, credendo in cose differenti, non sanno ancora bene cosa insegnare al proprio figlio. Quale delle due religioni? Quali tradizioni?
Isadora prova entrambe le strade, ma le è subito chiaro che nessuna delle due la rispecchia particolarmente, e notandolo - oltre allo sconforto di non poter definire se stessa, né in una maniera, né nell'altra,  e alla delusione per non essere all'altezza né di uno, né dell'altro ruolo - avverte l'improvvisa paura di deludere i genitori.
Come dirgli che non seguirà la loro strada? Come dirgli che non è come loro?
Quando Isadora incontra i bambini umani, torna a sentirsi speciale. Loro sono tutti diversi per lei, e lei lo è per loro. Questo la fa sentire parte di un gruppo: è come quei bambini ma, allo stesso tempo, è unica.
Però, quando arriva il momento  di confessare ai genitori la sua scelta, sono loro - quelli che per primi si sono dimostrati tanto aperti da mettere da parte le loro diversità per stare assieme - ad assumere un atteggiamento discriminatorio.
Con gli umani no! Che schifo! 
È la piccola Isadora qui a dare una bella lezione di maturità e apertura mentale, facendo notare ai genitori quanto scorretti e ingiusti siano i loro pregiudizi.
Isadora mostra come la gioventù, se educata in tal senso, sia facilmente bendisposta al cambiamento e alla condivisione.
Ci si può aspettare di più da un libro? 
C'è un modo più adatto e ugualmente carino per insegnare ai bambini l'importanza, la bellezza e il valore della diversità?
Ci potrebbe anche essere, però sicuramente tra quelle pagine non troverete raccontato dell'adorabile e dolcissimo Coniglietto Rosa! Dunque non sapete cosa vi state perdendo U_U

Curiosità:
Avete uno smartphone o un tablet? De Agostini propone nel suo iStorie una raccolta dei migliori libri e giochi per bambini dai 4 agli 11 anni. Tra questi, indovinate un po', c'è anche un'app dedicata ad Isadora Moon.
L'app vi permette di personalizzare le vostre foto e di sottoporvi ad un test per vedere quale parte spicca più in voi... 
Fata o vampiro? Cosa è scritto nel vostro destino?

il mio voto per questo libro 

venerdì 7 aprile 2017

Recensione: "L'albergo sulla baia di Mulberry" di Melissa Hill

Titolo: L'albergo sulla baia di Mulberry
Titolo originale: The hotel on Mulberry Bay
Autore: Melissa Hill
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 9 marzo 2017
Pagine: 383
Prezzo: 19,00 € (cartaceo) 9,99 € (ebook)


Trama:
Elle Harte è una giovane architetta di successo, vive a Londra, e ormai da tempo ha lasciato l'Irlanda e il paese dove è nata, Mulberry Bay. Sua sorella minore Penny, invece, non ha mai abbandonato quel piccolo, idilliaco villaggio a picco sul mare, dove tutti si conoscono e il cui cuore pulsante è da decenni il Bay Hotel, lo storico albergo gestito proprio dalla loro famiglia, le cui sale hanno ospitato un'infinità di feste ed eventi. Quando però Anna, la loro gentile e infaticabile madre, muore, tutto è destinato a cambiare. 
Elle torna a casa e ad aspettarla trova i luoghi e gli affetti di una vita, un amore interrotto, ma anche spiazzanti sorprese e impreviste rivelazioni. 
L'antico hotel è in decadenza e non se la passa affatto bene e, senza Anna a occuparsi di tutto, loro padre Ned sembra perso nei ricordi scanditi dalle canzoni dei suoi amati Beatles. Elle dovrà allora affrontare spettri e delusioni del passato per ricomporre i pezzi del presente e tentare di salvare le sorti del Bay Hotel. Ma da dove incominciare? Come restituire la magia di un tempo a quell'albergo in rovina? 

Recensione:
Il Bay Hotel è il fulcro attorno al quale si sviluppa questo romanzo, il centro della vita a Mulberry e il luogo che ha assistito allo sbocciare di mille e mille storie, che ha consacrato la nascita di amori, che ha visto coronarsi sogni di vita, l'avverarsi di obiettivi e traguardi.
Il romantico e decadente edificio, posto a picco sul mare, svolge il ruolo di vero protagonista, una presenza a cui non solo la famiglia Harte, ma l'intero paesino è legato da un affetto profondo e indissolubile.
Perché quando la vita scorre e il tempo passa, l'unica cosa che resta sono i ricordi, e i più belli, quelli indimenticabili, sono tutti lì, tra quelle mura rivestite da carta da parati ormai consunta.
Anna, moglie di Ned e madre di Elle e Penny, è la persona che gli era maggiormente legata, il cuore pulsante della struttura, quella che gli ha dato vita, rendendolo molto più che un semplice albergo, ma una casa, una parte fondamentale e speciale della vita di chiunque avesse avuto il piacere di soggiornarvi.
Quando Anna viene a mancare, le vite dei suoi cari, pur avendo preso strade diverse,  tornano a unirsi al Bay Hotel.
Non è tanto per Anna e per la sua improvvisa assenza, che la famiglia torna ad essere tale, ma per salvare l'albergo e i ricordi ad esso connessi. O meglio è l'albergo probabilmente a salvare la famiglia.
L'impresa di riveder risplendere l'hotel, vederlo tornare agli antichi fasti e salvarlo dalla bancarotta dà modo agli Harte di ritrovarsi, superare gli ostacoli che l'orgoglio e i piccoli segreti avevano, con gli anni e i silenzi, creato.
Melissa Hill ha scritto una storia che definirei perfettamente estiva.
Leggera, malinconica, dotata dell'immancabile lieto fine, ma probabilmente eccessivamente banale e prevedibile.
I protagonisti non suscitano grande simpatia o empatia, fatta eccezione per Anna, che purtroppo il lettore non ha tempo di conoscere, tutti gli altri sembrano sempre remare a sfavore di se stessi.
I loro comportamenti sono esasperanti, irrazionali, infantili e sciocchi, ma la cosa più deludente è stata la descrizione dei sentimenti che, siano di dolore per la morte di una madre, di paura per l'angoscia di perdere tutto, o di dolore per un amore represso per anni, non sembrano essere raccontati con sincerità.
In fin dei conti si può definire una storia carina, una lettura poco impegnativa da portare in vacanza, ma non molto di più.

Considerazioni:
Comincio col dire che questo libro sembrava avere tutti gli elementi per piacermi molto: l'Irlanda come scenario, un caratteristico e pittoresco paesino sul mare, un albergo da riportare in vita, una famiglia da riunire... tutto faceva supporre a qualcosa di intenso e indimenticabile, invece il tutto si è perso in uno svolgimento banale, prevedibile, poco credibile e decisamente poco emozionante.
Il libro non è brutto per carità, è carino, si legge bene (la lettura non mi ha mai annoiata), però arrivata oltre metà mi sono resa conto di quanto tutto mi apparisse scontato e allo stesso tempo forzato, e come nulla, alla fine della fiera, mi stesse emozionando... e dire che sono anche un tipo che si emoziona facilmente (chiedete pure conferma a Little Pigo XD).
E siccome non mi piace lanciare accuse senza motivarle sono costretta a fare degli esempi.
Anna è morta, lei era il cuore pulsante dell'albergo, ok, ma la Hill commette l'imperdonabile errore di scordare che Anna era, prima di tutto, una moglie e una madre molto amata, almeno è questo quello che ci dice. Appunto, ce lo dice, ma non ce lo fa sentire... non come dovrebbe.
Tutti, dal marito Ned, alle figlie Elle e Penny, agli abitanti di Mulberry, fanno quello che è possibile per salvare l'albergo, lo fanno per lei, certo, ma dov'è il dolore per la perdita di una madre? Dov'è lo strazio? La sofferenza? 
In pochi giorni la morte di Anna passa completamente in secondo piano e il dramma principale per gli Harte è la precaria condizione del Bay Hotel, non il fatto che abbiano perso la persona più importante della loro vita.
Per non palare di Elle che già dal suo arrivo in paese è presa dai romantici film mentali con la sua vecchia fiamma di quasi vent'anni prima e, solo pochi giorni dopo il funerale, è in soffitta a sbaciucchiarsi.
Le situazioni poco coerenti sono molte, e non mi metterò ad elencarle tutte, vi basti sapere che i protagonisti paiono costantemente complicarsi inutilmente la vita.
Anche qui mi occorre portare un esempio: ho trovato veramente incomprensibile il compito che Penny si dà, di rintracciare la vecchia collezione paterna degli album dei Beatles, non il desiderio, perché se si fosse fermato al mero desiderio l'avrei compreso, ma il fatto che si metta concretamente a realizzarlo.
Insomma, la sua famiglia è piena di debiti, oltre che di problemi, non hanno denaro per ristrutturare l'albergo, probabilmente lei si ritroverà presto a non avere nemmeno un lavoro, eppure le salta in mente l'idea di riuscire in quell'impresa folle, titanica e dispendiosa.
Ma il peggio non è questo, perché ad una ragazza, vinta dai rimorsi e dal desiderio di poter far qualcosa di bello per suo padre, si può giustificare qualche pensiero insensato, il peggio è che chi le sta attorno, anziché farla rinsavire, e allontanarla da quella strada, l'assecondi e aiuti.
Un attimo, ho per caso detto che il peggio era questo? 
No, scusate, cancellate quell'affermazione, il peggio è che quando Ned, suo padre, viene a conoscenza di quello che sua figlia sta facendo per lui, anziché fermarla, invitarla a desistere, l'aiuta nell'impresa.  ╯°□°)╯︵ ┻━┻
Ho trovato molto irritante il fatto che questa particolare famiglia, in queste particolari circostanze (gli è da poco morta la moglie/madre, ricordiamolo), potesse considerare davvero così importante ritrovare degli stupidi dischi e spendere così tanti fondi ed energie per rintracciarli.
Ned, nella mia versione di "quello che avrei voluto facesse", avrebbe dovuto dire che quei dischi erano il passato, che le sue figlie erano il presente e che li avrebbe venduti altre mille volte per la sua famiglia. 
Questo è solo uno dei comportamenti che non ho concepito o che mi hanno fatto disistimare i protagonisti di questa storia.
E fidatevi meglio che non inizi a parlare della storyline tra Elle e Rob, e di quanto ho trovato snervante i comportamenti contraddittori dei due, tutto quell'inutile allungamento di brodo quando sin dall'inizio era palese come sarebbe andata a finire.
In definitiva, Melissa Hill, ha scritto una storia che poteva essere davvero un bel romanzo, ma che ha, evidentemente, preferito trasformare in una storia da "sotto l'ombrellone"...  probabilmente conscia che ai suoi lettori basti e avanzi così, dunque, perché sforzarsi di più?

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per averci inviato una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 6 aprile 2017

The very first page #2


Eccoci con il secondo appuntamento con "The very first page", che a dirvi la verità avrebbe dovuto essere il primo, dato che la dedica di cui vi parlo oggi è quella che ha ispirato l'idea stessa di questa rubrica.
Proprio così, le parole con cui Elisabetta Gnone apre il primo capitolo della sua trilogia "Fairy Oak" sono talmente belle che, quando le ho lette, ho pensato che non dovevano e non potevano assolutamente passare inosservate.
Serviva qualcosa che rendesse omaggio e onore alle frasi d'apertura dei libri, soprattutto quando sono così magiche, soprattutto quando sono così poetiche da riuscire a regalare, già dalla primissima pagina di un libro nuovo, la prima grande emozione.

"A Will che ama leggere sulla panchina all'ombra del melo mentre tira la palla a Nani
E a Nani che ha imparato ad aspettare che Will finisca la pagina"


Questi versi hanno fatto proprio questo. 
Leggerli mi ha regalato la prima delle tante belle sensazioni che mi ha poi donato la lettura di "Fairy Oak - Il segreto delle gemelle".
Il pensiero con cui Elisabbetta Gnone dà inizio alla sua storia, non si limita a dedicare freddamente il frutto del proprio lavoro a qualcuno, ma suggerisce un'immagine, invita a figurarsi in mente l'incantevole scena descritta.
Non so chi siano Will e Nani, potrebbero essere fratello e sorella, o un bambino con la sua cagnolina, non lo so... vorrei saperne di più, ma saperlo non cambierebbe la straordinaria bellezza della scena.
Certo, confesso, avrei voluto sapere di più di loro, avrei voluto un intero libro su di loro! XD
Così mi sono sfogata creando questa rubrica XD
Will e Nani, chiunque voi siate, sappiate che questa rubrica nasce specialmente per voi ♥

lunedì 3 aprile 2017

Recensione: "Dov'è Alice?" di Stefania Siano

Titolo: Dov'è Alice?
Autore: Stefania Siano
Illustratore: Paola Siano
Editore: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 31 maggio 2016
Pagine: 116
Prezzo: 10,00 € 

Trama:
Arianna vive a Città dei Sogni e adora sua sorella Alice, una bambola di porcellana capace di parlare e pensare come un essere umano che suo padre ha costruito per lei quando era ancora una bambina. 
Un giorno Alice scompare misteriosamente, suo padre non le dà alcuna spiegazione e non sembra interessato a cercare la sua sorellina, ma Arianna non si dà per vinta: assieme ai suoi amici Lea e Leo e al suo pupazzo di infanzia, il Signor Bianconiglio, decide di partire alla ricerca di Alice; per farlo dovrà attraversare il caos di Paese Sogni d'Oro, il grigiore di Periferia Dormiveglia, la Discarica dei Ricordi e il Distretto Risveglio. 
Arianna dovrà capire da sola qual è la strada giusta da seguire: dare retta al Dottor Z, un individuo mascherato, vestito da prestigiatore, che cammina sui trampoli e che sembra sapere tutto di lei o fidarsi dei consigli del Signor Bianconiglio? Arianna non lo sa, ma l'unica cosa che può salvarla è trovare una risposta alla domanda: "dov'è Alice?"

Recensione:
È da un po' di tempo che desideravo leggere questa storia, in parte perché incitata dalle molte recensioni positive scovate in giro, e in parte perché incuriosita dalla copertina, una carinissima illustrazione opera della sorella dell'autrice, Paola Siano.
Quando ho iniziato la lettura, non sapevo cosa aspettarmi (ho evitato di leggere la trama), e già dalle prime pagine sono stata catturata dalla storia.
Quella che ci viene descritta è una bambina stanca di passare le giornate da sola, che ha come più grande desiderio l'avere una compagna per la vita, una complice, qualcuno da coccolare e proteggere: una sorella.
I genitori assecondano il suo desiderio, donandole una bambola di porcellana che per qualche strana ragione parla, pensa e si comporta come una persona vera: Alice.
Lei rappresenta tutto per Arianna, la nostra protagonista, che improvvisamente si trova senza la sua più cara alleata, e cosa peggiore, senza riuscire a ricordare come e perché.
Il suo compito sarà ritrovare la strada, fare luce nei ricordi, riabbracciare il suo passato.
Non sarà però sola in questa missione, potrà contare sull'aiuto di due compagni di scuola nonché migliori amici, i gemelli Lion, e del suo vecchio peluche, il Signor Bianconiglio. E ovviamente su noi lettori che seguiremo la sua avventura passo dopo passo, indizio dopo indizio, alla ricerca della verità.
Il cammino non sarà semplice, in quanto dislocato in varie località e in diversi piani temporali.
Attraverso alcuni rapidi accessi alla banca della memoria di Arianna, avremo modo di ripercorrere solo qualcuno dei tanti momenti trascorsi assieme dalle due sorelle, e di osservare quindi il loro rapporto.
E devo dire la verità, queste parti, sebbene non molto numerose, mi hanno coinvolto totalmente. Nonostante il mondo fantastico che Stefania Siano è riuscita a creare, e di cui vi parlerò a breve, nulla è paragonabile alla semplicità dei gesti d'affetto e delle tenere marachelle delle due ragazzine.

«Guarda la signora Lion» mi fa notare Alice. Siamo al parco sedute sulla panchina, la mamma è al bar con la donna che sfoggia il suo tailleur color pesca, un paio di occhiali da sole a forma di occhi di gatto, una borsa che sembra una ventiquattrore e un paio di tacchi vertiginosi. Al collo ha un semplice foulard e il tintinnio che nasce dal movimento delle sue braccia è causato dallo sbattere dei molteplici bracciali preziosi, che avvolgono i polsi esili. 
«Veste sempre in tinta.» 
«Poi ha gli stessi vestiti» constata mia sorella che lecca con goduria il cono gelato alla nocciola e cocco. 
«Già, la mamma spesso la critica.» 
«Potremo fare irruzione a casa sua e aprire l’armadio» ridacchia Alice. 
«Sì, vedremo tutte giacche e pantaloni chiuse in buste di plastica.» 
«Che compongono i colori dell’arcobaleno» continua esaltata, ma la sua euforia fa cadere una pallina di gelato dal cono che repentinamente afferro, mettendo le mani a coppa. 
«Freddo, freddo, freddo, freddo, freddo» mi lamento facendo balzare la palla ghiacciata da un palmo all’altro. 
«Fermati o finirai per scioglierlo!» 
«Certo che sei una grande insensibile, non solo ti ho salvato la pallina di cocco mi devo sentire anche criticare.» 
«Ferma che lo rimetto sul cono.» 
Nel fare quest’operazione qualcuno ci viene a sbattere contro e noto, su un immacolato vestito color pesca, una chiazza bianca. Alzo gli occhi al cielo guardando il volto sconvolto e sull’orlo di una crisi di pianto della signora Lion, mia madre mi si affianca rimproverandomi anche se si è trattato di un incidente. 
«Lascia stare cara» dice la donna tentando con tutte le forze di trattenere il tremore visibile della mascella. 
«È stata colpa mia. Ero troppo presa a chiacchierare con te e non le ho viste.» 
Alice tenta di trattenere una risata e io la guardo in malo modo, immaginando di affogarla in una vasca di gelato.

Le scene che le vedono protagoniste sono delicate ma vivide. Sono spontanee, vere.
Mentre si legge pare ovvio che chi ha scritto questo libro sa perfettamente che il legame della sorellanza è unico e indissolubile, difficile da spiegare a chi non lo prova sulla propria pelle.
È più di un'amicizia, anche della più intensa, significa avere una parte di te, separata e dislocata in un altro corpo. 
Questo risulta evidente dal modo in cui Arianna parla di Alice, e dallo stato d'animo in cui versa da quando l'ha persa.
Lei è ciò che ha di più importante al mondo, ed è l'unica che può ricondurla a ritrovare se stessa.
E parlando invece dell'estro creativo, come accennavo prima, questo di certo non manca.
Stefania Siano ha realizzato un bel dipinto, formato da pennellate distinte e complementari.
Con Arianna ci spostiamo in quartieri diversi, tutti definiti da caratteristiche specifiche: contraddistinti da colori differenti, e talvolta da non colore, da uno stile ultramoderno in linea generale fino ad arrivare, in alcuni casi, ad una sobria normalità.
Tuttavia mi duole confessarvi che, pur riconoscendone la fantasia, non sempre sono riuscita ad apprezzare ciò che mi veniva descritto.
Nelle prime pagine, come vi ho detto poc'anzi, ci viene raccontata la storia di una comune famiglia ma, d'improvviso, nel secondo capitolo, siamo catapultati in una realtà futurista che inizialmente non sono riuscita a spiegarmi.
I ricordi che avevano come oggetto Arianna e Alice hanno rappresentato per me quella boccata di ossigeno e normalità in una storia parecchio stravagante.
Il brusco spostamento tra le due realtà (passato e presente) mi ha generato confusione, come anche alcuni dettagli palesatesi nel corso della lettura, e difficilmente comprensibili.
Per fortuna tutto, o quasi, ha trovato una spiegazione a fine libro. 
Inoltre questo costante punto interrogativo credo sia uno degli effetti voluti. Come il più famoso "Alice nel paese delle meraviglie", credo che anche il romanzo della Siano volesse indagare il mondo dei pensieri e la sua assurdità. 
Inoltre troviamo alcuni riferimenti all'opera di Carroll, che gli amanti del classico, non potranno non apprezzare (basti pensare alla presenza dei due gemelli, della preside della scuola Rose e del giardino delle rose, del Bianconiglio o dell'inquietante Dottor Z, tutti personaggi che ricordano altrettante figure del paese delle meraviglie).
In generale, a parte qualche errore di battitura (purtroppo anche nel titolo di uno dei capitoli), non credo che questo libro abbia molti difetti.
È ben scritto, presenta una buona dose di creatività, ci trasporta nel magico mondo dei sogni per riportarci alla realtà, quando meno ce lo aspettiamo.

Considerazioni:
Come vi dicevo prima, ho adorato il rapporto che lega Alice e Arianna, avrei voluto conoscere molto più di loro, sapere più aneddoti della loro vita assieme. I pochi che ho letto però, mi hanno fatto emozionare, perché carichi di tenerezza, istinto di protezione e amore.

Seduta sul lettino medico, con sguardo smarrito, ha sempre una flebo al braccio, ma appena mi vede, sorride e pretende di giocare. 
Ogni volta che sto con lei, i minuti volano e mio padre mi richiama per tornare a casa. 
Ogni volta che attraverso quella bruttissima porta della stanza ospedaliera, gli occhi di mia sorella si adombrano.
Ogni volta, chiedo a papà quando potranno tornare a casa Alice e la mamma, ma non ho mai una risposta. 
Ogni volta, mi infilo sotto le coperte e tento di prendere sonno, aspettando il pomeriggio successivo per andare a trovare di nuovo mia sorella e quando non riesco ad addormentarmi, mi affaccio alla finestra sperando di vedere una stella cadente.

È stato un peccato dover dire addio a questi momenti di semplicità per tuffarmi nel mondo fantastico e surreale di Città dei Sogni.
Qui abbiamo modo di conoscere i migliori amici di Arianna, ovvero i gemelli Leo e Lea. I loro personaggi sono stereotipati, sempre troppo occupati a litigare tra loro e a riempirci di battibecchi senza senso, per poterci offrire anche la benché minima emozione.
Purtroppo non posso dire di aver provato simpatia per loro, come del resto anche per il papà di Alice, sempre sfuggente, incapace di affrontare la realtà e di colmare i dubbi della propria figlia.
Il suo comportamento mi è parso strano e fuori dalla realtà, come molte altre cose del resto.
Il mondo creato dall'autrice è pregno di comportamenti eccentrici o poco chiari.
Tipo se Alice è una bambola perché si ammala e perde peso? 
E se ha sempre avuto dieci anni perché è sempre stata, per tutti, la sorellina minore di Arianna?
E se era parte integrante della famiglia perché nessuno si cura di lei dopo la sua scomparsa?
E come mai è una bambola così speciale, in tutto e per tutto simile ad una bambina normale?
Alcuni di questi particolari, ed anche alcun atteggiamenti raffigurati, mi hanno infastidito, perché rimangono troppo nel vago e risultano poco naturali, altri invece mi hanno colpito per l'originalità.
È il caso, ad esempio dei tartabus e dei leprobus, i mezzi pubblici della Periferia Dormiveglia e della Città dei Sogni: i primi gratuiti ed eccessivamente lenti, in quanto costituiti effettivamente da un viaggio sul dorso di una tartaruga, e i secondi decisamente più veloci, efficienti e costosi.
Oppure il caso della bottega della Vecchia Sdentata, la quale si vede costretta a vendere risate allo zuccherificio, pur di avere il necessario per fabbricare dolci e caramelle, o dello stesso zuccherificio che, sfruttando i bisogni e la dipendenza degli abitanti di Periferia Dormiveglia, non si fa problemi a rendere tutti così tristi e desolati.
In realtà, tornando al libro, posso dirvi che anche i dettagli che non sono riuscita ad apprezzare durante la lettura, sono risultati più che appropriati una volta arrivata a conclusione. 
Anche i comportamenti non proprio naturali dei gemelli Lion e del papà della protagonista, trovano una loro spiegazione nell'ultimo capitolo, anche se non vi dirò quale sia.
Quindi sì, alla fine dei conti, consiglierei senza dubbio questo romanzo, che riesce a coniugare una storia fatta di buoni sentimenti, di amicizia e amore, ad un'altra fatta di grattacieli, caroselli, viaggi nello spazio e nel tempo.

il mio voto per questo libro

martedì 28 marzo 2017

GIVEAWAY: vinci una copia cartacea di SERAFINA E IL BASTONE STREGATO!!!

Salve avventori!
Eccoci qui con un giveaway che vi avevamo annunciato già da tempo, ma che per mancanza di quest'ultimo abbiamo rimandato fin troppo a lungo.
Ma ogni promessa è debito e quindi siamo pronte a mantenere la nostra parola.


Ma ora veniamo al dunque, un fortunato vincitore si aggiudicherà:
Una copia cartacea di "Serafina e il bastone stregato" di Robert Beatty (potete trovare la recensione QUI)
L'esclusivissimo segnalibro del Café Littéraire




Il giveaway è aperto a tutti i residenti in Italia.

E ora parliamo di regole.

Anche questa volta siete chiamati a utilizzare i social, e condividere come non ci fosse un domani XD
Per partecipare ci saranno due diversi modi, che ora vado a spiegarvi.

OBBLIGATORIO PER TUTTI
♥ Seguire questo blog tramite GFC (si fa semplicemente cliccando "unisciti a questo sito" sulla barra a destra) 
♥ Commentare questo post indicando con quale social, tra quelli indicati, state partecipando, e rispondendo alla seguente domanda:
considerando che il motto del libro è "Il nostro carattere non è definito dalle battaglie vinte o perse ma dalle sfide osate", qual è l'atto di coraggio da voi compiuto di cui andate più fieri?
Non deve necessariamente trattarsi di un'impresa eroica, ad esempio anche aver superato una piccola paura può considerarsi coraggioso.

I social:
Potete scegliere se partecipare con uno, o entrambi i canali proposti. 
Naturalmente più ne userete, più aumenteranno le vostre possibilità di vittoria.

Facebook
Metti mi piace alla nostra pagina fb
Metti mi piace a questa foto. Commentala scrivendo "partecipo" e condividila pubblicamente taggando tre amici.
P.S: non sono ammessi account giveaway

Instagram 
Segui @Muriomu su Instagram 
Cuoricina questa foto e commentala scrivendo "partecipo" 
Reposta la foto scrivendo: "Partecipo al Giveaway di @muriomu per vincere una copia cartacea di "Serafina e il bastone stregato" e tagga tre amici
P.S: anche qui non sono ammessi account giveaway

ATTENZIONE: Le entrate andranno registrate anche su Rafflecopter, perché sarà il programma ad estrarre il vincitore.

a Rafflecopter giveaway


Avete tempo fino alla mezzanotte del 23 Aprile per partecipare.
L'estrazione avverrà se il blog, alla data di termine del giveaway, avrà raggiunto o superato i 600 follower!
Il vincitore verrà contattato via mail e poi annunciato sulla nostra pagina Facebook!
Se non riceveremo risposta entro tre giorni, procederemo ad una seconda estrazione.
Cosa aspettate? Partecipate numerosi ^___*
e in bocca al lupo a tutti ^__^


P.S: Se avete un blog inserite il banner dell'iniziativa nella colonna dei widget! Grazie ^__^




venerdì 24 marzo 2017

Recensione: "Viaggio per mare" di Gérard Lo Monaco

Titolo: Viaggio per mare
Autore: Gérard Lo Monaco
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 6 ottobre 2016
Pagine: 16
Prezzo: 21,25 € 

Trama:
Un fantastico viaggio per mare in compagnia di due marinai, del cane Bau e di navi straordinarie che hanno fatto la storia.

Recensione: 
"Viaggio per mare" è un vero e proprio viaggio, un'avventura che si sviluppa sotto i nostri occhi pagina dopo pagina. 
E come nelle grandi spedizioni, quello che si prova sfogliandolo è una continua meraviglia per le splendide aperture tridimensionali che mostrano navi di ogni genere ed epoca. 
La storia è semplice e intuitiva, il minimo indispensabile per dare un senso alle illustrazioni che prendono vita con lo scorrere delle pagine.
Una coppia di viaggiatori, assieme al cagnolino Bau, sta salpando il mare a bordo della loro piccola imbarcazione. Durante la traversata i tre hanno modo di vedere e mostrarci le varie navi che incontrano durante l'escursione.
Il lettore ha modo di scoprire, tra le altre, una pilotina, un transatlantico, un veliero a tre alberi con tutte le vele spiegate e persino una nave-faro, per indicare la rotta sicura ai naviganti.
Ogni avvistamento è accompagnato, oltre che da una breve frase che descrive la scena, da piccole didascalie che descrivono brevemente la storia della nave.
Un libro divertente e istruttivo allo stesso tempo, perfetto per un primo approccio alla lettura. I bambini adoreranno le magie nascoste al suo interno e anche i grandi potranno apprezzare questo fantasioso e raffinato libro pop-up.

Autore:
Gérard Lo Monaco è un illustratore argentino nato a Buenos Aires nel 1948. Trasferitosi a Parigi, progetta poster, cover di album e diviene uno dei più conosciuti autori di libri animati a livello mondiale. Sono sue opere ingegneristiche della carta come le versioni pop-up di "Le petit prince" e "Moby Dick", o progetti originali come "Magique circus tour".

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 23 marzo 2017

The very first page #1


Salve avventori!
Oggi io e Little Pigo inauguriamo una nuova rubrica alla quale pensavamo già da un bel po' e che speriamo vi piacerà tanto quanto piace a noi ^-^
"Cosa riguarderà mai?" Vi starete forse chiedendo. 
E la risposta arriva subito: le dediche! 
Ebbene sì, perché anche quelle in un libro sono importanti e spesso dicono molto del romanzo stesso o di chi lo ha scritto.
Da piccola forse nemmeno le leggevo, non ci facevo caso, ora invece ci resto addirittura male quando sono assenti, o quando si limitano ad un semplice "per ...."
Di contro amo quelle originali, e ultimamente ne abbiamo trovate alcune davvero bellissime... 
E proprio per questo, per il desiderio di condividerle, e magari di scoprirne di nuove, attraverso voi, nasce "The very first page".
La dedica con cui inauguriamo questo primo appuntamento è presa da "Aspettando Bojangles" di Olivier Bourdeaut, un libro toccante di cui trovate QUI l'altrettanto emozionante recensione scritta da Little Pigo.
Io invece, su suo consiglio, l'ho letto qualche settimana fa... l'ho iniziato in treno (fortunatamente non finito, altrimenti tutto il vagone mi avrebbe visto sciogliermi in lacrime >_<), e la dedica mi ha subito colpito.
Certe volte, quando un libro premette di essere uno di quelli che ti resterà nel cuore, lo capisci subito, e in questo caso l'ho compreso dalla prima pagina.

"Ai miei genitori, per quel misto di pazienza e benevolenza, quotidiana testimonianza della loro tenerezza"

Poi l'autore menziona un'azzeccatissima citazione di Bukowski

"Alcuni non impazziscono mai... la loro vita dev'essere parecchio noiosa"


Cosa ne pensate di questa rubrica?
Anche voi prestate attenzione alle dediche? Ce n'è qualcuna che vi ha colpito recentemente?
Ditecelo nei commenti o, se volete, adottate anche voi questa rubrica e diffondete il verbo XD

lunedì 13 marzo 2017

Recensione: "Serafina e il bastone stregato" di Robert Beatty

Titolo: Serafina e il bastone stregato
Titolo originale: Serafina and the twisted staff
Autore: Robert Beatty
Illustratore: Alexander Jansson
Editore: Mondadori Electa
Collana: ElectaYoung
Data di pubblicazione: 25 ottobre 2016
Pagine: 336
Prezzo: 18,90 €


Trama:
Serafina ha sconfitto l'uomo dal mantello nero ed è uscita dall'ombra dei seminterrati del Castello di Biltmore, vivendo finalmente alla luce del sole.
Ogni notte va a trovare sua madre nella foresta, desiderosa di imparare tutto quello che può sulla sua natura di coguaro. Si trova però divisa tra due mondi: è troppo selvaggia per i bei vestiti e i modi eleganti delle signore di Biltmore e troppo umana per godere pienamente dei suoi reali parenti.
Una notte, nella foresta, Serafina si imbatte in una strana e terrificante figura e viene attaccata da uno cane lupo. La cosa peggiore è che Serafina sospetta ci sia un complice che travestito si sia infiltrato al castello. Qualcuno infatti sta seminando devastazione nella tenuta. Tutti gli uomini e le creature della montagna sono in terribile pericolo. Tocca a Serafina difenderle e, cercando nel profondo di se stessa, abbracciare il destino che l'ha sempre aspettata.

Recensione:
Al termine dello scorso capitolo abbiamo visto la nostra Serafina finalmente libera dall'ombra in cui era stata costretta fin dalla nascita. A causa dell'uomo con il mantello nero, non solo tutti gli abitanti del castello di Biltmore sono venuti a conoscenza della sua esistenza, ma sono anche consapevoli di quanto il suo coraggio sia stato determinante nel riportare a casa tutti i bambini rapiti.
Ora, a poche settimane di distanza da quell'evento, ritroviamo la nostra amica coraggiosa alle prese con un nuovo nemico e altri terribili pericoli che minacciano la foresta e la ricca residenza dei Vanderbilt.
Tuttavia una battaglia ancora più ardua e complessa attende Serafina, un duello a cui non può sfuggire, quello con se stessa.

Forse era davvero una creatura mostruosa, selvaggia. 
Non poteva vivere in casa di gente civile. 
Sua madre, però, le aveva detto che non apparteneva neanche alla foresta. Quelle parole le tornarono alla mente. Era troppo umana, troppo lenta e debole per sconfiggere gli aggressori. Tu non appartieni a questo mondo, Serafina, le aveva detto. 
Non apparteneva né alla foresta né a Biltmore. Non apparteneva a nessun luogo.

Dopo aver rincontrato la mamma e i fratellini, cercherà in tutti i modi di esplorare la sua natura selvaggia e il legame primordiale che la unisce ai coguari. E dopo aver conosciuto i proprietari e gli ospiti di Biltmore, tenterà di essere una signorina a modo, elegante e sofisticata proprio come il suo amico Braeden.
Eppure, per quanto si sforzi, la nostra protagonista non riesce ad essere appieno né l'una né l'altra cosa, né una creatura del giorno né una della notte. Intrappolata nel suo mondo a metà sente di non appartenere a nessun posto.
A complicare le cose gli strani eventi che hanno a che fare con il misterioso vecchio dal bastone di legno, e che mettono in pericolo non solo il castello, ma tutti gli animali che vivono nei dintorni.
Queste per sommi capi sono le vicende narrate nel libro, o almeno le fasi iniziali.
Per chi ha letto il primo romanzo, sarà facile intuire che grosso modo la struttura della narrazione ricalca quella già definita dall'autore in "Serafina e il mantello nero": un pericolo imminente, la ricerca della verità e la lotta con il nemico.
La seconda avventura, che vede nuovamente la ragazzina tutta forza e coraggio come protagonista, mostra però una maggiore attenzione prestata ai sentimenti, alle paure e alle insicurezze.
Stavolta gli obiettivi sono puntati sullo stato d'animo dei personaggi, sui tentativi di superare i propri limiti, di ritrovare la determinazione e l'audacia, di fare pace con la propria natura.
Ciò non significa che la narrazione scorra lenta e senza pathos, tutt'altro.
Lo spirito d'avventura è ciò che maggiormente la caratterizza. Grazie ad una Serafina pronta a tutto pur di salvare i propri cari, sin dalle prime pagine, noi lettori ci troviamo coinvolti in perlustrazioni notturne sia nella foresta che nei meandri più remoti della dimora dei Vanderbilt.
Come nel primo capitolo, anche qui possiamo assaporare la commistione di più generi letterari, e la compresenza di tinte horror e gotiche, di tanto mistero e di buoni sentimenti.
E proprio parlando di sentimenti, un ruolo principale in questa storia avranno le amicizie, prima di tutto quella con Braeden, che avevamo già imparato a conoscere nel primo romanzo. In questo libro li vediamo allontanarsi e riavvicinarsi, affrontare nuove sfide e mettere alla prova la solidità del loro legame.

Quella mattina aveva accennato qualcosa a suo padre, ma quando ne parlò a Braeden, non tralasciò alcun particolare. 
Era una bella sensazione poter finalmente dire tutto al suo amico. A volte le pareva che le cose non fossero reali, non fossero complete, finché non le aveva condivise con lui.

Ma anche altri personaggi entreranno nella vita della nostra protagonista, chi per creare scompiglio e chi per donarle sicurezza e conforto.
Altra cosa fondamentale e che dà un valore aggiunto a quest'opera è la scrittura di Robert Beatty che, indugiando su ogni particolare (architettonico e non), e ricreando atmosfere e sensazioni, è capace di tradurre letteralmente in immagini ogni riga vergata.
In pochissimi altri casi ho trovato un modo di scrivere, e di descrivere, così dettagliato e allo stesso ammaliante. E ciò acquista maggior significato se consideriamo che tutti i luoghi raffigurati esistono per davvero, e sono stati riportati, a detta dell'autore, nel modo più fedele possibile.
In conclusione non posso che consigliare questo libro a chi cerca una vicenda appassionante e avvincente, che parla di coraggio, amicizia, lealtà e della battaglia più difficile, essere se stessi sempre e comunque.

Considerazioni:
È stato un piacere rituffarmi nel misterioso mondo di Serafina.
Avevo apprezzato tanto il primo libro, che inizialmente pensavo fosse autoconclusivo, e sono stata davvero felice di conoscere il prosieguo delle vicende narrate.
Poi, sarò ripetitiva, ma ho adorato le vivide descrizioni realizzate dall'autore, sembra tutto così reale, tutto così intenso. Soprattutto quando siamo catapultati nella foresta nera, noi lettori non possiamo che rimanere rapiti da tutti i segreti e i pericoli che la notte e la natura selvaggia portano allo scoperto, pagina dopo pagina.
Poi ovviamente, oltre alla scrittura, anche il contenuto non ha nulla da invidiare.
È la tipica storia che potrebbe catturare un pubblico di giovanissimi (è infatti un young adult), ma essere comunque di gradimento anche per quelli non più nel fiore degli anni. Al contrario ritengo sia poco adatta ai bambini, per particolari un po' troppo cruenti, che potrebbero facilmente turbare i cuori più sensibili.
Un unico difetto posso trovare a questo libro, ossia il prevedere un colpo di scena finale che, almeno per me, non è un vero e proprio colpo di scena.
Ciononostante il piacere della lettura non è mai venuto meno, anzi.
Dopo aver letto l'ultima pagina, non posso che restare in trepidante attesa del terzo, e credo ultimo, volume di questa serie da gustare tutta d'un fiato.

Ringrazio Mondadori Electa per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro