sabato 27 maggio 2017

Recensione: "Lolita in Love" di Pamela Geroni

Titolo: Lolita in Love
Autore: Pamela Geroni
Data di pubblicazione: 29 Maggio 2017
Pagine: 234
Prezzo: 8,90€ (cartaceo) 2,99€ (ebook)
Trama:
Rainbow Day ha diciassette anni, una famiglia problematica e una migliore amica che le ha sempre raccontato tutto, almeno fino a quell’ultima, strana lite. Rainbow ha anche due guilty pleasures: la scrittura e gli abiti Lolita.
Una notte, al parco abbandonato vicino a casa, incontra Tristan: curioso, affascinante, un po’ sbruffone e amante della poesia. Resistergli sembra impossibile quanto vederlo alla luce del sole. Che sia reale o solo un sogno troppo a lungo desiderato?

Recensione:
Rainbow Day è una diciassettenne come tante, e come tante sue coetanee attraversa un momento di profonda disillusione. Non tutto nella sua vita è andato come avrebbe dovuto, o come lei si era sempre immaginata sarebbe andato.
La sua famiglia, il perfetto nido che sin da bambina l'ha accolta e coccolata, facendola sentire sempre protetta e al sicuro, è andato in pezzi. 
Così quando sua madre ha scelto di prediligere il proprio benessere rispetto a quello dei suoi due figli, Rainbow è caduta in un buco nero che l'ha risucchiata, facendo sì che in lei scomparisse ogni barlume di luce e fiducia.
Dopo che una delle persone più importanti l'ha tradita, Rain fatica enormemente ad aprirsi con gli altri. È diventata diffidente, e come arma di difesa si è chiusa a riccio nel suo mondo, sfoderando aculei ben appuntiti ogni qualvolta qualcuno mostri anche il minimo interesse nei suoi riguardi. 
Come chiunque farebbe nella sua situazione, anche lei ha cercato e trovato un modo per sfuggire al dolore e al buio che la avvolge: trova rifugio in una passione, quella per gli abiti Lolita. Si circonda di colori, di pizzi e merletti, di fantasie sognanti, di vestiti che sembrano provenire da un mondo fatto di sogni, favole, giostre e zucchero filato, un mondo dove il dolore e la delusione non hanno accesso e dunque non possono né toccarla né ferirla. 
Così, al riparo dagli occhi indiscreti e dai giudizi affrettati, al sicuro tra le quattro mura della sua camera, indossa quegli abiti e si sente finalmente libera, libera di essere se stessa, la Rainbow che più le piace e nella quale più si riconosce.
Mostrarsi agli altri, è un po' come abbassare le difese, rendersi suscettibili, dare a chiunque il potere di ferirti, e lei non è ancora pronta ad uscire allo scoperto.
Ma il destino, o chi per lui, per la seconda volta le scombinerà i piani con un incontro del tutto inaspettato che non le stravolgerà solo la vita ma anche i sogni...
Tristan è il colpo di fulmine che la porterà, prima piano e poi sempre più marcatamente, ad avere priorità diverse. I suoi pensieri ora gravitano solo attorno a quel ragazzo di cui sa poco o nulla, che non ha mai visto alla luce del sole, e che sembra tanto perfetto quanto irreale.
Pamela Geroni racconta così la sua storia sospesa tra sogno e realtà, tra verità e illusione.
La sua protagonista è caratterizzata da varie sfumature che la rendono particolare: spende un occhio della testa in vestiti che si limita a collezionare e osservare; adora l'aspetto romantico e innocente dello stile Lolita e indossa giacche con orecchie da orsetto, ma è acida come una cassa di limoni ancora ben lontani dalla maturazione; ha paura dei giudizi degli altri, ma giudica gli altri con estrema superficialità; è estremamente permalosa, non le si può dire nulla di neanche vagamente scherzoso senza aspettarsi in cambio una risposta tagliente e triforcuta; pensa che nessuno si interessi a lei, quando in realtà è lei che non vede altro che se stessa e i propri problemi, come se il mondo ruotasse attorno a Rainbow Day.
Un personaggio complesso e reale, pieno di difetti e tutt'altro che amabile e perfetto, un personaggio che appare tanto antipatico quanto concreto e la cui concretezza è smorzata dal "sogno" in cui viene catapultata.
In poche parole Pamela ci racconta la vita di una ragazza qualunque che viene stravolta da un avvenimento straordinario e che proprio dalla straordinarietà del suddetto si fa stravolgere, lasciandosi piano piano andare, smussando alcuni lati del proprio carattere, e scoprendo i propri difetti, ma anche i propri pregi, che tanto aveva cercato di sotterrare sotto uno spesso strato di marmellata al limone.

“Sono io e basta. Solo che questo io è fatto di tanti colori e sfumature, e non è possibile stabilire da dove arrivino. Se quel giallo intenso è nato con me, o quand’ho saputo che avrei avuto un fratellino; se quella sfumatura di blu è il divorzio dei miei genitori. Il gioco dei se e dei chissà è infinito e a essere sincera lo trovo un po’ noioso. Preferisco ammirare lo spettacolo che formano tutti insieme. Imperfetto, senza dubbio, ma unico e irripetibile.”

La crescita e lo spessore del personaggio, il modo in cui l'autrice ne ha descritto gli stati d'animo, i pensieri, le angoscie e le paturnie esistenziali, sono le cose che maggiormente ho apprezzato di questo romanzo. 
La scrittura è scorrevole, fresca e non banale. Sa essere divertente e frivola quando serve, ma anche profonda e intensa, capace di mettere nero su bianco, e con poesia, i pensieri e i patemi della sua protagonista. 

“Credi di non poter vivere senza quel qualcosa a cui ti sei appigliato con tutte le tue forze per non volare via nella tempesta, e a quella successiva te ne scordi completamente. Siamo delle piccole creature sciocche e volubili. Ci costruiamo degli equilibri più fragili di noi stessi, e basta un colpo di vento, poi, a farli crollare come scheletrici castelli di carte.”

"Purtroppo" però, alla fine risponde ai canoni del genere YA in cui rientra, abbandonandosi ad uno stucchevole e prevedibile lieto fine. Confesso che avrei preferito (come quasi sempre mi ritrovo a fare con storie di questo tipo) un finale diverso. Ma comprendo la scelta che sicuramente sarà la più gradita alla maggior parte dei lettori.
Spero che l'autrice scriva ancora, perché sa senza dubbio farlo, e che ci racconti altre storie... basta con lo Young Adult però XD

Considerazioni:
Chi mi conosce sa che io e i romanzi YA non abbiamo mai avuto un rapporto idilliaco, o meglio, li leggo ogni tanto, sperando di trovare in loro qualcosa di diverso, che mi faccia ricredere, non dico sull'intera categoria (l'opinione che ho è ormai troppo radicata e ho fin troppe prove che avvalorano la mia tesi), ma almeno su qualche suo esemplare. 
Per quanto mi riguarda, sono libri nella cui scrittura è fastidiosamente evidente l'unico e vero fine, ovvero quello di imbambolare stuoli di ragazzine che vedono il romanticismo in storie d'amore impossibili; che si emozionano e si fanno venire gli occhi a cuoricino leggendo di amori struggenti e improbabili, che hanno come protagonisti le solite ragazze afflitte da dilemmi interiori e il classico bello e dannato che si scopre poi, molto spesso essere,  un vampiro, un licantropo, un angelo caduto, o chissà quale altra stramba creatura.
Insomma, davvero per far sognare le ragazzine bisogna andare così lontano con la fantasia? La bellezza e la naturalezza di un amore "normale" è davvero così scontata da non riuscire più ad emozionare nessuno?
In questo Rainbow Day mi somiglia molto, perché sembra pensarla proprio come me, anche lei detesta quel genere di racconti dove la protagonista stravolge tutta la sua vita per il primo che passa. Lo pensa esatto, perché tra dire e il fare c'è di mezzo il mare, e perché come sappiamo, "il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce".
Quindi anche lei si ritrova, suo malgrado, a cadere nel cliché della classica protagonista dei romanzi rosa.
Eppure nella sua storia qualcosina di diverso l'ho trovato.
In "Lolita in Love" c'è del mistero, della magia, e un po' di incanto. C'è quella sensazione di stordimento che si ha al risveglio, quando ancora si fatica a capire se, quello che fino a poco prima sembrava così vivido e reale, per quanto assurdo, sia solo un sogno, il semplice frutto della nostra fantasia.
Rainbow è una moderna Alice nel paese delle meraviglie, sospesa tra il mondo reale e quello onirico, eppure l'uno non le appare meno concreto dell'altro o degno di meno importanza.
Anche quando inizia fortemente a ritenere poco probabile ciò che le sta accadendo, non smette di dargli valore e di credere in ciò che prova e sente per il ragazzo dei suoi "sogni". 
Ovviamente dietro questi sogni c'è qualcosa di più che non posso svelarvi, dovrete scoprirlo da soli...
Da parte mia ho trovato questa lettura piacevole, leggera, ma allo stesso tempo anche intensa e ricca di belle riflessioni.
Nonostante le numerose critiche che, durante la lettura, ho mosso alla protagonista e al suo carattere, non ho potuto fare a meno di riconoscermi in alcuni suoi pensieri e ragionamenti, passioni, timori e stati d'animo.
La storia può piacere o meno, fatto sta che Pamela Geroni ha dato vita ad un personaggio imperfetto, a tratti antipatico anche, ma reale, in cui credo molte lettrici riusciranno a vedersi e riconoscersi.

Ringrazio l'autrice per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 25 maggio 2017

Recensione: "Assalto a Villa del Lieto Tramonto" di Minna Lindgren

Titolo: Assalto a Villa del Lieto Tramonto
Autore: Minna Lindgren
Editore: Sonzogno
Data di pubblicazione: marzo 2017
Pagine: 240
Prezzo: 16,50 € 

Trama:
Villa del Lieto Tramonto non è più la stessa. Un avveniristico progetto di teleassistenza, combinato alle stravaganti invenzioni della domotica, ha scombussolato ritmi e abitudini della residenza per anziani alla periferia di Helsinki.
Che fare se il frigorifero parlante ripete all’infinito la lista degli alimenti in scadenza? Come intrattenere il robottino da compagnia per evitare la raffica dei suoi stupidi quiz?
Tra una partita di canasta e un caffè solubile, sono questi i nuovi argomenti di conversazione di Siiri, Irma e Anna-Liisa, le tre arzille e affiatate amiche che mai avrebbero immaginato – a novant’anni suonati – di doversi difendere dai minacciosi prodigi della tecnica.
Da quando il personale in carne e ossa è stato licenziato, gli ospiti del Lieto Tramonto comunicano con l’esterno attraverso sofisticate e irritanti pareti intelligenti, mentre le macchine si occupano di tutto.
Ma chi controlla dal cloud questa fredda tecnologia e chi lucra sul suo massiccio impiego?
I dubbi si infittiscono nell’impavido e inseparabile terzetto di nonnine dopo la comparsa di misteriosi volontari: si presentano come fervidi credenti, ma la loro ostinazione nel racimolare donazioni in denaro è a dir poco sospetta.
Per fare luce sulle loro reali intenzioni serviranno tutto il sangue freddo di Siiri, la spensierata vaghezza di Irma, l’acume di Anna-Liisa... e un inatteso aiuto della cara, vecchia Madre Natura.

Recensione:
Avevamo lasciato Siiri, Irma e Anna-Liisa, le tre simpatiche vecchiette, intente a ristabilirsi a Villa del Lieto Tramonto, dopo la breve ma intensa esperienza della comune a Hakaniemi.
La residenza per anziani, a seguito del tanto attesa ed odiata ristrutturazione, non sembra più la stessa: ogni cosa è sotto il controllo della domotica la quale, tramite pareti intelligenti, non fa che guidare gli ospiti nelle faccende quotidiane, per di più dispensando ad intervalli regolari perle di saggezza, e soprattutto di religione.
Sì perché, l'unico personale adesso autorizzato ad entrare nella struttura è costituito dalla congregazione del Risveglio che, più che addetti alla cura, sembrano esperti nello spillare soldi a poveri malcapitati.
Come al solito saranno le nostre care e vecchie amiche a cercare di riportare la calma e la tranquillità in quel posto che bene o male è ormai la loro casa.
Se infatti i robot-infermieri, le poltrone massaggianti e la tv on demand possono apparire delle migliorie, atte ad aumentare la comunicazione in un ambiente poco abituato al contatto con l'esterno, in realtà questi accorgimenti non potranno che accrescere la solitudine dei residenti, convinti di essere giocattoli abbandonati nelle mani di macchine senza sentimenti.
Lo scoramento e il senso di sfiducia, nel prossimo e nella società in generale, sono senza dubbio i temi cardini di questa vicenda.
Gli anziani protagonisti, più di una volta, fanno riferimento al fatto che nessuno dei parenti pare sentire la loro mancanza e che anzi, avendo una vita ben avviata, non trovano più il tempo per far loro visita.
Dalle loro parole risulta palese la sensazione di essere diventati inutili, solo un peso per i propri cari, qualcosa da abbandonare alla prima occasione.
A questo poi si aggiunge l'utilizzo smodato della tecnologia che, invece di accorciare le distanze, finisce quasi sempre per allontanare gli uni dagli altri.
Niente più assistenti che ti chiedono come stai o se hai bisogno di aiuto, ma macchine che controllano i tuoi dati vitali e che perciò sanno sempre ciò che ti serve. O perlomeno quello che loro ritengano ti serva.
In questo scenario desolante si ergono le nostre paladine dalla scintillante armatura che paiono non rassegnarsi all'amaro destino. In particolare Siiri e Irma saranno capaci di organizzare un piano per liberarsi per sempre del cloud, qualunque cosa essa sia.
Dalla loro parte c'è l'amicizia che le unisce e che non conosce tentennamenti. E devo ammettere, i loro dialoghi buffi sono le parti che ho preferito, in particolare la prorompente allegria e la disarmante ingenuità di Irma.
Lei dà quel brio e quella spensieratezza ad una storia che di festoso ha poco o niente.
In effetti, se dovessi fare una stima, le parti leggere e divertenti sarebbero decisamente inferiori rispetto al mood generale, impregnato di scoramento e tristezza.
Anche nel primo libro le problematiche inerenti alla vecchiaia erano affrontate in modo responsabile, come in quest'ultima parte, tuttavia la Lindgren riusciva quasi sempre a sdrammatizzare, evidenziandone anche i lati comici.
Invece sia qui che in "Fuga da Villa del Lieto Tramonto" sembra essersi perso quello spirito iniziale, a favore del predominante desiderio di denuncia sociale. E, per essere chiari, ammiro davvero l'autrice che ha tentato di unire l'utile al dilettevole, mescolando narrativa e attualità, ma a mio avviso il cocktail in questo modo non può risultare perfettamente riuscito.
Per non parlare poi del fatto che questa sarebbe dovuta essere una trilogia gialla eppure di enigmi da risolvere nemmeno l'ombra. In "Mistero a Villa del Lieto Tramonto" le tre protagoniste avevano effettivamente vestito i panni di investigatrici, loro malgrado, per arrivare a capo dell'omicidio del cuoco Tero.
Nel secondo capitolo invece si erano limitate a fuggire ai disagi della ristrutturazione.
Nel terzo e ultimo, questo di cui vi sto parlando per l'appunto, elaborano un piano per liberarsi della domotica ma, non fanno più di tanto per indagare, essendo la situazione losca palese sin dalle prime pagine.
Per questo motivo, mi spiace dirlo, questo libro risulta poco avvincente, perde di efficacia e la lettura di conseguenza diventa inevitabilmente più prolissa.
Un vero peccato, perché, avrei tanto voluto perdermi in pagine divertenti e avvincenti, per gustare in allegria una nuova fetta di tooorta con Irma, con un sonoro chicchirichì in sottofondo.

Considerazioni:
Ero piena di aspettative rispetto a questo libro.
Dopo aver trovato il secondo capitolo decisamente sottotono, mi ero convinta che fosse solo un preludio ad un epilogo scoppiettante.
Mi aspettavo quindi quello che si suol definire "un finale col botto" ma purtroppo così non è stato.
Come vi ho detto poc'anzi, avrei voluto trovare in queste pagine un po' più commedia e un po' meno dramma. E anche un po' più di mistero, di sotterfugi e di indagini.
Ciò che invece ho apprezzato è il peso dato all'amicizia, ai legami che si cementano nel tempo e nelle avversità.

Il gruppetto di anziani rimase in silenzio a godersi il trascorrere del tempo. 
Non avevano fretta, niente e nessuno li aspettava. In una società indotta a vivere nell'impazienza dell'attimo successivo, gustarsi il presente era il loro privilegio. Siiri sorrideva felice posando gli occhi sugli amici, gli ultimi della sua vita. Irma, Anna-Liisa, Margit, Tauno... 
Prima che Irma si trasferisse al Lieto Tramonto, li conosceva solo di vista. Il destino glieli aveva messi accanto per accompagnarla nell'ultimo tratto della sua lunga esistenza. È solo lei sapeva quanto le fossero cari.

Mi sono affezionata ai protagonisti, al loro passato e alle attuali abitudini. E quando uno dei personaggi veniva a mancare (e essendo tutti quasi centenari, la cosa non è da considerarsi così insolita) non ho potuto non intristirmi, pur capendo la necessità di quelle morti.
In particolare ho subito nutrito una forte simpatia per la tenera Eila, uno dei nuovi personaggi che ci regala questo libro, e per la combattuta storia d'amore fra Tauno e Oiva.
A proposito di Tauno, trovo sia sempre istruttivo il servirsi di una figura letteraria pur di far passare un messaggio importante.
In questo terzo capitolo veniamo a conoscenza dell'omosessualità del vecchietto e di quanto lui e il suo compagno abbiano dovuto patire, a causa dei pregiudizi della gente, per doversi poi rassegnare a vivere di nascosto il loro amore.
Mi è spiaciuto molto per loro, ancor di più pensando che quelle situazioni molti le vivono per davvero.
In generale tutto il libro ha il vantaggio di riuscire a suscitare molte riflessioni sulla vecchiaia, le problematiche afferenti ad essa, e la solitudine.
Purtroppo conciliare tutto questo con la spensieratezza e la leggerezza di un giallo sui generis, come era stato appunto definito, non era opera facile.
Ma non importa. In questa storia non avrò trovato grasse risate, ma alcuni buoni amici sì.

Ringrazio la casa editrice Sonzogno per avermi fornito una copia di questo romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 22 maggio 2017

Recensione: "Leggi e sogna con Belle" di Linda Woolverton e Brittany Rubiano

Titolo: Leggi e sogna con Belle
Titolo originale: Beauty and the Beast. Belle's Library
Autore: Brittany Rubiano - Linda  Woolverton
Illustratore: Jenna Huerta
Editore: Giunti (Disney libri)
Data di pubblicazione: febbraio 2017
Pagine: 192
Prezzo: 12,90 € 

Trama:
Belle, la protagonista del film "La Bella e La Bestia", è una grande appassionata di libri. 
Il volume raccoglie non soltanto una serie di citazioni letterarie che la ragazza conserva perché hanno colpito la sua attenzione, ma anche appunti, disegni e racconti della sua vita prima, dopo e durante l'incontro con la Bestia. Corredato da illustrazioni, svela aspetti inediti della celebre storia del film e offre al lettore il personalissimo punto di vista della protagonista, che va quindi ben oltre quanto raccontato sul grande schermo. 

Recensione:
Prima di inoltrarmi a parlare del libro in sé, vorrei spendere due parole per la prefazione, che porta la firma di Linda Woolverton, sceneggiatrice di alcuni film Disney, tra cui ovviamente "La Bella e La Bestia".
L'autrice ci rivela in queste prime pagine alcuni dettagli che hanno portato alla genesi del personaggio di Belle, non un'eroina come tante altre, ma una ragazza intelligente e coraggiosa, unica nel suo genere. Per quanto riguarda il suo amore smodato per i libri, caratteristica che più di tutte la contraddistingue, e in cui noi non possiamo che riconoscerci, la Woolverton ha attinto direttamente alla sua vita, come potrete scoprire dalla sua viva voce. 
Ho trovato questa prima sezione molto carina, sia perché personale e palesemente genuina, ma anche in quanto rimarca l'importanza della lettura, non solo come evasione dalla vita di tutti i giorni, ma come fonte di accrescimento.
Ed è proprio sulla base di questa convinzione che si fonda l'impianto di "Leggi e sogna con Belle", un libro da tenere sul comodino e da leggere e rileggere quando se ne sente il bisogno.
Il tomo consiste essenzialmente in una serie di citazioni tratte dai romanzi preferiti della protagonista, e nei relativi commenti della ragazza.
Devo dire la verità, inizialmente sono rimasta un po' delusa leggendolo, perché i pensieri espressi "da Belle" mi sono sembrati abbastanza elementari, a tratti anche banali.
Ho subito avvertito una certa differenza tra le citazioni selezionate, il più delle volte profonde e cariche di significato, e l'ovvietà delle annotazioni successive (non tutte per fortuna) che nulla aggiungevano a quanto già detto.
Tuttavia andando avanti, credo di essere riuscita a cogliere il senso di questo libro che, a mio parere, vuole essere una sorta di guida morale che, per mezzo di aforismi, vuole insegnare ad apprezzare le cose importanti e rifuggire quelle futili e vane.
Ogni frase presenta infatti un titolo d'apertura che richiama l'argomento scelto, come la collaborazione, la generosità, l'accoglienza, e tanti altri ancora, tutti concetti da tenere bene a mente.
Proprio per questo motivo mi viene più naturale considerare questo libro come una lettura per bambini (target a cui credo sia rivolto) piuttosto che per adulti. Se infatti questi ultimi potrebbero trovare i "consigli" poco utili poiché bene o male già assimilati (a dispetto delle citazioni, interessanti per qualsiasi età), per i più piccini invece la cara Belle potrebbe rappresentare un modello di buona condotta e di saggezza. 
Inoltre il binomio frase/commento potrebbe costituire un punto di partenza utile per i genitori per affrontare con i propri figli alcuni argomenti più seri e delicati, come l'importanza della diversità, l'accettazione dei propri e degli altrui difetti, il valore delle emozioni, la differenza tra apparenza e sostanza.
Per di più, per la serie anche l'occhio vuole la sua parte, il volumetto è curatissimo in ogni dettaglio, con le pagine concluse da eleganti cornici e ornate da bellissime illustrazioni, inerenti sia al contenuto dell'argomento di volta in volta selezionato, che più in generale al castello della Bestia e ai suoi abitanti.
Uniche note dolenti, a mio avviso, sono la copertina (che, se ben ricordate, si è aggiudicata, meritatamente, un posto nella nostra rubrica I hate this cover), e il fatto che le citazioni riportate sono tratte da una stringata selezione di romanzi, quando una più ampia varietà sarebbe stata preferibile.

Ringrazio la casa editrice Giunti per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

mercoledì 17 maggio 2017

Presentazione: "Lolita in Love" di Pamela Geroni

Salve avventori, 
sono davvero felice di presentarvi il libro d'esordio di una delle mie book blogger preferite.
Ho conosciuto questa ragazza grazie alla blogsfera quando, né io, né lei, avevamo ancora un blog dedicato ai libri, ma a farci incontrare nei nostri rispettivi "altri blog" erano stati altri interessi in comune, ovvero quello per per le cose carine (kawaii) e per tutto ciò che è rosa XD
Poi ci siamo ritrovate anche in questa passione, quella per le storie di carta e inchiostro, e anche in questo ambito i nostri gusti sono, spesso, assai simili.
Pamela, che probabilmente conoscete come "Last Century Girl", si definisce appunto una ragazza d'altri tempi, nata forse nel secolo sbagliato, ma capace di apprezzare sia i tempi passati che ciò di bello il suo tempo ha da offrirle.
Ama le storie classiche, perciò da lei mi sarei aspettata un romanzo ambientato nella campagna inglese dell '800, invece mi ha stupito cimentandosi in uno Young Adult.
Solitamente non amo questo genere, ma sento che questo suo romanzo avrà in serbo qualcosa di atipico rispetto a quelli che ho letto sin ora.
Ora vi lascio alla sinossi del romanzo, fatemi sapere cosa ne pensate e se vi incuriosisce.


Titolo: Lolita in Love
Autore: Pamela Geroni
Data di pubblicazione: 29 Maggio 2017
Pagine: 234
Prezzo: 8,90€ (cartaceo) 2,99€ (ebook) Amazon


Trama: 

Rainbow Day ha diciassette anni, una famiglia problematica e una migliore amica che le ha sempre raccontato tutto, almeno fino a quell’ultima, strana lite. Rainbow ha anche due guilty pleasures: la scrittura e gli abiti Lolita. Una notte, al parco abbandonato vicino a casa, incontra Tristan: curioso, affascinante, un po’ sbruffone e amante della poesia. Resistergli sembra impossibile quanto vederlo alla luce del sole. Che sia reale o solo un sogno troppo a lungo desiderato?

Autore:
Pamela Geroni crede di essere nata qualche secolo troppo tardi, anche se smartphone e laptop sono prolungamenti delle sue braccia. Ha un’anima british, un fidanzato che assomiglia a Harry (il principe, non Styles), un doppio cognome con problemi d’identità e una dipendenza da tè all’ultimo stadio.
Nel 2015 ha creato Last Century Girl, un blog e un canale YouTube dove parla di libri, e di quello che ci gravita attorno. L’Inghilterra non è la sua unica patria elettiva: come Rainbow, adora il Giappone e ha un debole per l’estetica kawaii. Lolita in Love è il suo primo (ma non ultimo!) romanzo pubblicato.

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lunedì 8 maggio 2017

Recensione: "Fairy Oak. Il potere della luce" di Elisabetta Gnone

Titolo: Fairy Oak. Il potere della luce
Autore: Elisabetta Gnone
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2016
Pagine: 386
Prezzo: 14,90 € 


Trama:
La guerra travolge la valle di Verdepiano. Gli abitanti di Fairy Oak organizzano la difesa, ma il dubbio avvelena i loro animi: il Nemico è riuscito a insinuarsi tra le gemelle? L'Antica Alleanza tra Luce e Buio è spezzata? 
Nonostante l'affetto di Vaniglia, Pervinca è costretta a fuggire ed è allora che il Nemico sferra l'ultimo attacco. Le mura di Fary Oak sembrano resistere, ma il Signore del Buio ha in serbo una sorpresa che sconvolge gli assediati. Forse però non tutto è come appare...

Recensione:
"Il potere della luce" è il capitolo con cui si conclude la magica trilogia ambientata a Fairy Oak.
L'avventura narrata dalla voce della fatina Felì, che racconta la storia delle gemelle Vaniglia e Pervinca, e della dura lotta contro il Teribile 21, è giunta alla sua fase culminante. La Valle di Verdepiano è pronta ad affrontare una delle guerre più terribili che può ricordare, e la paura e la sfiducia sembrano aver colpito anche i cuori più temerari.
I bei giorni paiono davvero finiti, l'ultima battaglia sembra aver segnato gli animi degli abitanti, ormai sempre più sospettosi e diffidenti gli uni con gli altri.
Nessuno si sofferma a chiacchierare per strada, ai bambini viene vietato di uscire a giocare, ma le dicerie e gli occhi sono puntati soprattutto sulla strega del buio di casa Periwinkle: Pervinca. Al villaggio le voci che insinuano di una sua alleanza con l'antico nemico sembrano prendere sempre più piede, e il cestino delle cortesie della domenica sempre più vuoto, sulla soglia di casa, ne dà la triste conferma.
Anche zia Tomelilla viene infine esclusa dall'assemblea dei saggi, a dimostrare quanto casa Periwinkle non goda più della totale fiducia degli abitanti di Fairy Oak.
Tutto pare dunque volgere verso il peggio.
Ma come annunciato dallo stesso titolo di questo capitolo, "il potere della luce" deve ancora manifestare la sua forza e, soprattutto, le gemelle dovranno dimostrare la potenza del loro legame.
Un capitolo, questo, dai toni sicuramente più cupi, ma anche ricco di messaggi positivi: forza, speranza, coraggio e unione. Proprio così, perché è nei momenti peggiori che gli animi si rivelano, nel bene e nel male. Chi soccombe alle asperità e chi le combatte e le vince.
La piccola Vaniglia mostra, con tutta se stessa, l'estrema fiducia che nutre nella sua gemella, anche quando tutto sembra provare il contrario, Babù non dubita mai di lei e delle sue intenzioni.
Pervinca esprime tutto il coraggio e la forza di chi, pur sentendosi gli occhi di tutti puntati addosso, persevera in ciò che sa essere giusto. Si sacrifica, va incontro all'ignoto, per il bene dei suoi amici e degli abitanti di Fairy Oak, sì, anche di quelli che le hanno voltato le spalle.
Grisam, Flox, Shirley e tutti i bambini del villaggio (la ciurma del capitano Talbooth) sono i veri eroi di queste pagine (come in passato lo sono state Mentafiorita e Scarlet Violet). Loro, molto più degli adulti, si mostrano uniti e combattivi. Pronti a credere nel bene, a lottare e vincere anche contro qualcuno o qualcosa che sembra essere molto più forte di loro.
È questo, dunque, il messaggio principe di una storia che di messaggi ne ha davvero tanti. 
Si conclude così una trilogia ricca di amicizia, magia e speranza, una finestra aperta su un mondo incantato che sembra avere ancora molto da raccontare...
Un'avventura finisce ed un'altra ci aspetta, Felì pare avere ancora altre storie da raccontarci, e per fortuna! Non sono ancora pronta a dire addio a Fairy Oak!

Considerazioni:
Come ho detto nella recensione, e come era prevedibile, questo capitolo è stato caratterizzato da toni più cupi rispetto ai due che lo avevano preceduto. È giunta l'ora della resa dei conti e quasi tutto il racconto è, ovviamente, incentrato sulla battaglia finale.
Tuttavia non mancano i delicati momenti di dolcezza a cui Elisabbetta Gnone ci ha abituato.
È stato commovente e tenero leggere del capitano Talbooth, la cui figura è andata delineandosi, via via, nella trilogia. Come non affezionarsi a quell'uomo apparentemente così burbero, ma dal cuore tanto tenero?
Ma ancora più bello è stato leggere come i bambini di Fairy Oak si siano affezionati a lui, restandogli fedeli come dei buoni marinai restano fedeli al loro capitano.
Elisabetta Gnone trasforma i ragazzi nei veri eroi della storia, prime fra tutti Vaniglia e Pervinca, ma tutti i loro amici non sono certo da meno! Ognuno ha i suoi meriti, ognuno si mostra coraggioso e pronto a combattere, lottare per il villaggio in cui è cresciuto, con l'avventatezza ma anche la speranza di cui solo i bambini sono capaci.
Gli adulti invece, come accade nella realtà, si mostrano più suscettibili alle dicerie e alle paure, più diffidenti e quindi propensi a mettere in dubbio gli amici di sempre.
È stato triste leggere il voltafaccia di alcuni, vedere come il dubbio si sia insinuato in quel villaggio che nel primo capitolo sembrava legato da un'armonia indistruttibile.
È così che una storia di fantasia si mostra, di colpo, molto più reale e vera di quanto ci si potesse aspettare, perché la Gnone non ha fatto che mostrarci le debolezze dell'animo umano attraverso i suoi personaggi che, come le persone reali, nelle situazioni difficili tendono a mostrare chi il meglio, chi il peggio del proprio carattere.
La lotta contro il Teribile 21 si è conclusa, ma sono felice che la storia abbia ancora qualcosa da dirci, perché c'è ancora tanto che voglio sapere sui suoi abitanti... in particolare di Shirley Poppy che fra tutti è il personaggio che più mi ha incuriosito. Sono infatti molto contenta che ci sia ad attendermi "Gli incantevoli giorni di Shirley", un intero libro dedicato a lei, che mi aspetta!
Riguardo al passato di Fairy Oak avrei voluto sapere come Mentafiorita e Scarlet Violet sono riuscite nell'impresa che, anni più tardi, ha visto le gemelle vittoriose.
Chissà se nei quattro misteri di Fairy Oak ci verrà rivelato qualcos'altro a riguardo... 
Non mi resta che tornare a immergermi nel mondo di Fairy Oak per saperlo, e non sarà un grande sacrificio XD

Recensioni capitoli precedenti:
Ringrazio la Salani per averci omaggiato di una copia cartacea di questo libro 

il mio voto per questo libro 

martedì 2 maggio 2017

Estratto: "Le stanze dei ricordi" di Jenny Eclair

Salve avventori!
Oggi vi propongo un passo tratto da "Le stanze dei ricordi" di Jenny Eclair, libro che, come potete vedere dalla recensione, non mi ha convinto pienamente.
Quella riportata qui sotto però è una delle poche scene che mi ha colpito. Ha per protagonisti Lucas e sua madre Barbara, ormai troppo vecchia e stanca.
L'uomo, guardandola, non può non ripensare ai tempi in cui tutto era diverso, in cui la sua era ancora una famiglia felice...
Buona lettura!

Sua madre è assolutamente uguale a come l'ha lasciata, la piccola sagoma di ciò che resta di lei sotto il sudario delle lenzuola azzurre. Le posa l'album sulle coperte e spruzza un po' di Diorissimo attorno al cuscino. Per un attimo Lucas si consente di immaginare che Barbara sorrida. Avvicina la sedia al letto, le prende la mano. Non c'è altro che si possa fare.
«Sono qui, mamma, va tutto bene.»
Il sangue è forte. La madre è l'unico parente che gli sia rimasto, e forse l'ha amato troppo, ma forse è questo che fanno le madri.
Vorrebbe che Barbara se ne andasse immaginando di essere comoda su una sdraio nel patio, a River Walk: le porte-finestre della sala da pranzo sono aperte, a portata di mano ci sono una caraffa con qualche bevanda deliziosamente fresca e una delle torte che lei prepara, questa è coperta di ciliegie. C'è anche suo padre, e Lucas è un bambino tornato a casa da Witterings per le vacanze estive. Il padre fa il lanciatore, Lucas il battitore, il sole splende, e questo è uno di quei momenti dorati prima che tutto vada a catafascio.
Tac! Il rumore della palla di cuoio contro la mazza di legno di salice, il sole splende, e per un instante tutto è perfetto... 

venerdì 28 aprile 2017

I hate this cover #4

Salve avventori, dopo tanto tempo rieccoci con la rubrica più cattivella che il nostro blog può vantare, quella che vi mostra le cover dei libri che proprio non ci sono andate a genio, e quella di cui vi parlerò oggi mi ha fatto particolarmente infuriare.
Ogni infatuazione ha un inizio, anche quella per un libro, e questa è cominciata su Instagram, quando mi sono imbattuta in vari scatti di un libro carinissimo dedicato alla Bella e la Bestia, e in particolare a Belle e alle sue letture... 
Ebbene, la versione originale "Belle's Library", in lingua inglese, della Disney Press, è davvero carina, la cover fa pensare ad un libro prezioso, di valore, di quelli che potresti benissimo trovare in una bella libreria in stile "La Bella e la Bestia" appunto...
Bene, appena vista questa edizione, che le blogger americane si sono ovviamente sbizzarrite ad immortalare in vari scatti (che potete vedere cercando l'hashtag #BellesLibrary), non ho potuto trattenermi dal fantasticare di poterlo avere tra le mie mani *-*
Neanche a dirlo, ho subito cominciato a bramare l'edizione italiana, sperando che restasse invariata...
Ma quando mai! Le CE nostrane hanno la straordinaria abitudine di prendere ciò che è bello e imbruttirlo più che possono.
Non so perché lo facciano, forse si divertono. Secondo voi perché? Avete qualche idea? Lanciamo un sondaggio? Fatevi pure avanti con le vostre teorie.


Ma tornando a noi, la Giunti ha deciso di dare una sua personalissima veste al libro, che potete osservare nella sua versione originale qui in alto, trasformandola in quella che invece potete visionare qui in basso.
Ora ditemi voi, potevano, in fede loro, credere di renderlo più accattivante?
Io proprio non capisco... forse pensando che si tratti di un libro indirizzato ad un pubblico di bambini (e chi lo ha detto poi? Parla di libri no? I libri  dovrebbero essere per tutti, o sbaglio?) hanno pensato che dargli le sembianze di un album di figurine fosse la scelta più giusta -__-"
Per non parlare del titolo modificato in "Leggi e sogna con Belle", che pare essere quello di un album da colorare >.<
Non so voi, ma io sono senza parole per la mancanza assoluta di buon gusto.
Ecco, pur volendolo fare diverso, non avrebbero potuto pensare a qualcosa di più creativo? Dargli magari l'aspetto di un volume da tenere e mostrare con orgoglio in una biblioteca?
Cosa mi rappresenta piazzarci in primo piano una Emma Watson (pure scontornata male) su uno sfondo bianco? Mah!
Spero almeno che l'interno (anch'esso molto carino), che ho avuto modo di vedere in una video recensione di "Belle's Library", sia identico... ma a questo punto mi chiederei ancora di più quale sia il senso di mantenere l'interno e distruggere la cover che è, di fatto, il biglietto da visita di un libro.
Per ora non posso saperlo, dato che (e la cosa non mi stupisce affatto) non ho trovato nessuna blogger che abbia dedicato interi servizi fotografici alla versione della Giunti... casualità?
Forse questo dovrebbe fare capire alle nostre CE qualcosa.
Forse questo dovrebbe far capire che nei tempi dei social, nel tempo di instagram - in cui le bookblogger (me compresa) ci tengono a fare delle belle foto, per dare valore ai loro tesori di carta e inchiostro - rendere belli i libri realizzando copertine particolari, dalle tinte pastello, e font ricercati, non fa che aumentarne l'hype.
Insomma che qualcuno gli spieghi i principi base del marketing!!!


Belle, la protagonista de "La Bella e La Bestia", è una grande appassionata di libri. Il volume raccoglie non soltanto una serie di citazioni letterarie che la ragazza conserva perché hanno colpito la sua attenzione, ma anche appunti, disegni e racconti della sua vita prima, dopo e durante l'incontro con la Bestia. Corredato da illustrazioni, "Leggi e sogna con Belle" svela aspetti inediti della celebre storia della Disney e offre al lettore il personalissimo punto di vista della protagonista, che va quindi ben oltre quanto si può conoscere di lei dalla visone dei film che l'hanno vista protagonista.





giovedì 27 aprile 2017

Recensione: "Rex" di D. H. Lawrence

Titolo: Rex
Autore: D. H. Lawrence
Illustrazioni: Fabian Negrin
Editore: Orecchio acerbo editore
Collana: Pulci nell'orecchio
Data di pubblicazione: 16 Marzo 2017
Pagine: 40
Prezzo: 8,50 € (cartaceo)



Trama:
Una casa inglese e un Fox Terrier da crescere. Arrivato con il calesse dello zio, il cane fa il suo ingresso in famiglia per ricevere la giusta educazione. Il cane cresce, tra giochi e scapaccioni, ricambiando con affetto l’amore del piccolo Johnny e della sorella, e con selvaggia aggressività l’autorità degli adulti. Indipendente e indomito, Rex lo sarà fino alla fine.
Anche dopo che lo zio, con il solito calesse, se lo riprende, nella disperazione dei bambini...

Recensione:
Il racconto di Lawrence, come Canituccia di Matilde Serao, fa parte della collana "Pulci nell'orecchio". Protagonisti della raccolta sono i bambini con le loro storie, "schegge d'infanzia", testimonianze di un passaggio cruciale nella vita di ogni bambino, quello in cui vengono meno le certezze, in cui si scopre che, dopotutto, il mondo non è quel posto sicuro che si credeva e nel quale si confidava.
Le storie di questa collana sono crude e schiette, forse perché il loro intento è proprio quello di rendere manifesta la dura realtà della vita.
Protagonista di questo racconto è una famiglia alla quale viene affidato un piccolo e vivace cucciolo di Fox Terrier. I due bambini se ne affezionano immediatamente, mentre con i genitori, soprattutto con la madre, il rapporto sarà abbastanza difficile, per non dire conflittuale.
Il cagnolino cresce tra l'amore e le coccole dei due piccoli, e lo sdegno e i rimproveri dei genitori. In questa ferma opposizione di intenti, tra chi è deciso a viziarlo, e chi a rimproverarlo per la minima sciocchezza, nessuna delle due parti si occupa di dare al cucciolo un'educazione.
Quando questo diventa grande, il padre pretende che, per un'assurda e crudele usanza, gli venga tagliata la coda, per renderlo "adulto", per renderlo "virile".
La drammatica opposizione dei due piccoli di casa nulla può contro la testarda convinzione dell'uomo che resta fermo sulla sua posizione.
Quando Rex, ormai mutilato, torna a casa, non è più lo stesso, si è fatto scontroso, diffidente, rabbioso, quasi feroce. Gli uomini lo hanno rovinato. Non è stato certo il troppo amore a rendere Rex un cane aggressivo e prepotente, semmai sono state l'idiozia e l'ignoranza. Il credere che un animale sia un oggetto con cui divertirsi o sul quale esprimere la propria autorità.
Un animale non è un giocattolo, non lo è per i bambini e tanto meno deve esserlo per gli adulti, ma questo la famiglia che lo ha accolto non sembra proprio capirlo.
Alla fine della storia, è avvilente leggere come ai bambini venga insegnato un messaggio totalmente sbagliato, poiché gli stessi genitori non sono stati capaci di apprendere nulla dall'esperienza vissuta.
Così Johnny e sua sorella cresceranno credendo che amare "troppo" un animale sia sbagliato, e che sia stato davvero il loro amore a rovinare il loro amico a quattro zampe.
Cosi facendo, ed è questa la parte più triste della storia, gli adulti non solo hanno rovinato Rex, ma anche i loro figli, facendo passare per vero un messaggio completamente sbagliato. E così loro cresceranno, insegnando gli stessi errori ai propri figli.
Nel passato di un adulto infelice c'è quasi sempre il momento in cui il genitore ha sbagliato con lui... in "Rex" assistiamo inermi a uno di questi sbagli, uno di quelli che segna per sempre il bambino, l'uomo che diventerà, e il modo con cui si approccerà agli altri.

Considerazioni:
Quando ho terminato questo racconto avevo le idee parecchio confuse. Non ero sicura di aver colto il senso della storia e, ancora adesso non sono certa che l'interpretazione che gli ho dato sia quella giusta. Ovviamente spero che lo sia, spero che Lawrence, nello scrivere cose tipo:  "Non avremmo dovuto amare Rex così tanto, e lui non ci avrebbe dovuto amare. Ci sarebbe voluta un po’ di moderazione.", fosse solo sarcastico, o che il suo, come io l'ho interpretato, fosse un modo per mostrare come sia facile, e allo stesso tempo pericoloso, deviare in pochi gesti, e con poche parole, la mente di un bambino. Fargli credere giusto ciò che è sbagliato e viceversa.
Arrivo a dire questo perché non ho assolutamente visto "troppo amore" espresso ad un cane.
Ho visto dei bambini che vogliono bene al loro cucciolo, come è giusto che sia.
Ho visto dei bambini che vogliono dormire insieme al loro cagnolino, e non ci trovo nulla di strano, anzi!
Ho visto dei bambini che giocano con il loro cane senza pensare a comportarsi bene e "fare i bravi", come fanno tutti i bambini.
Di contro ho visto dei genitori assurdi, che ingaggiano una battaglia al più forte con un animale, anziché accoglierlo ed educarlo come un membro della famiglia.
Ho visto una madre mettersi in competizione con un cane, e un padre costringerlo ad una tortura inutile e stupida.
Ho visto un cane diventare aggressivo, sì, ma non per il troppo amore, semmai per il contrario.

Ringrazio la Orecchio Acerbo Editore per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

venerdì 21 aprile 2017

Recensione: "Le stanze dei ricordi" di Jenny Eclair

Titolo: Le stanze dei ricordi
Autore: Jenny Eclair
Editore:  Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 14 Marzo 2017
Pagine: 384
Prezzo: 18,90 € 

Trama:
Londra, Kennington Road. La casa al numero 137 è in vendita. Tanto affollata un tempo, ora è solo un nido vuoto, troppo grande per una donna sola. E così Edwina Spinner, ex artista e illustratrice, ha deciso di andarsene. Mentre conduce l'agente immobiliare di stanza in stanza, affiorano i ricordi. La mente di Edwina torna a cinquant'anni prima, quando si era trasferita lì dopo le nozze, giovanissima, con il suo grande amore. Torna ai suoi bambini, gemelli scalmanati, e al figlio acquisito che l'ha sempre detestata. Man mano che la casa rivela i suoi segreti, Edwina è costretta a fare i conti con il passato, fino al ricordo di quella notte che ha travolto per sempre le sorti della sua famiglia. Ma quella di Edwina è solo una versione parziale. Per scoprire davvero tutta la verità, dovrà affrontare l'unica persona che non avrebbe voluto rivedere mai più...

Recensione:
Ci sono libri che ti rapiscono il cuore sin dalla prima pagina, e altri che, senza un particolare motivo, non riescono proprio a fare breccia.
Mi spiace dirlo ma questo romanzo rientra nella seconda categoria.
Guardandolo da un punto di vista oggettivo, non ho un granché di appunti da fare, eppure ho fatto molta fatica a terminarlo.
Ma partiamo dal principio. Il libro narra di una casa che custodisce storie e segreti quali fossero il migliore dei tesori. E parla di una famiglia, o meglio di due famiglie, e di come una folle passione e una scelta egoistica possano causare più disastri di quanto si possa immaginare.
Il famoso "butterfly effect", riproposto in una vicenda che affonda le radici alla fine degli anni cinquanta fino ad arrivare ai giorni nostri.
Edwina è la principale protagonista di questa storia, a lei è dedicata la prima sezione del romanzo. Ormai anziana, ripercorre le tappe più importanti della sua vita, ponendo l'attenzione sugli errori da lei commessi e su quanto si sarebbe potuto evitare, conoscendone in anticipo le conseguenze.
Questa parte, sicuramente ben scritta e corredata da dettagliate descrizioni (ogni capitolo è dedicato ad una stanza della casa e ai corrispettivi aneddoti), mi è parsa un po' lenta. Essendo prettamente conoscitiva, e quindi rivolta a farci entrare in relazione con i personaggi e il loro vissuto, manca di dinamica e di pathos. È inoltre intrisa di nostalgia e rimorsi, come è ovvio che sia, considerando l'età della protagonista e il particolare momento che si ritrova a vivere.
La seconda parte del libro invece, si mostra decisamente diversa. Tutto gira intorno ad una ragazza, Fern (che in qualche modo ha a che vedere con Edwina), e alla sua folle passione per un giovane scapestrato. La narrazione da questo punto in poi diventa più frizzante e vivace.
Devo ammetterlo, questo cambio di rotta improvviso mi ha stupito, perché dà un tono completamente diverso alla narrazione.
Eppure neanche queste pagine hanno riscontrato la mia approvazione, in quanto paiono eccessivamente frivole e prive di emozioni. Insomma da un eccesso a un altro. 
La terza e ultima parte invece è stata inaspettatamente quella che ho apprezzato di più, l'unica in cui affiorano sentimenti veri e condivisibili. Ha come voce narrante Lucas, che potrebbe essere considerato il filo conduttore di tutto questo dramma familiare e, a mio modesto parere, anche la principale vittima. A lui si allude per tutto il libro, ed è stato un piacere poter conoscere finalmente anche il suo punto di vista. 
In generale non posso bocciare questo romanzo che è riuscito nella difficile impresa di plasmare le pagine, in base al personaggio di cui intende raccontare, e adeguando i toni narrativi.
Eppure non posso neanche nascondere che questa lettura non mi ha entusiasmato e che anzi, in alcuni momenti, mi è pesata più di un macigno.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Quando ho iniziato questo libro avevo grandi aspettative, soprattutto considerando la trama, per alcuni versi simile a "I segreti della casa sul lago" di Kate Morton. Le prime pagine mi avevano fatto ben sperare, al punto che credevo di poter ritrovare vaghe somiglianze con "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop", romanzo che ho letteralmente adorato. Credevo infatti che, dopo una prima parentesi nostalgica, saremmo approdati in una terra fatta di legami familiari, emozioni profonde, segreti inconfessabili e momenti pregni di vivacità e tenerezza.
E invece no, niente di tutto questo. 
Edwina ripercorre la sua vita, i brevi momenti felici con il primo marito e l'interminabile dramma che ha inizio con il suo secondo matrimonio.
Sceglie, senza pensarci due volte, di assecondare una passione fuggevole, pur sapendo di rovinare così una famiglia. E cosa ben peggiore, fino al raggiungimento della tarda età, sembra non mostrare alcun rimorso, e nessuna compassione per chi ha dovuto subire le conseguenze di questa decisione avventata. Anzi, si mostra eccessivamente dura e ostile nei confronti di Lucas, il figliastro che, da un giorno all'altro, si è ritrovato ad affrontare il divorzio dei genitori e il continuo via vai da una casa all'altra.
Lucas viene immediatamente identificato come il nemico, colui che vuole portare scompiglio nel nuovo equilibrio familiare, che vuole sabotare la ritrovata felicità.
Eppure Edwina non si ferma mai a pensare ai sentimenti del bambino, continuamente isolato o deriso dai fratellastri, in più occasioni ridicolizzato da lei stessa, e in linea di massima trattato come un estraneo. Per giunta crede di essere lei la vittima, e che il povero Lucas sia in realtà l'artefice di tutte le sventure susseguitesi nella sua vita.
Mi dispiace dirlo ma il personaggio di Edwina non ha suscitato in me alcuna simpatia, se non nelle battute iniziali, quando ci parla del grande amore con il primo marito. Dalla morte di quest'ultimo, il personaggio della donna si perde irrimediabilmente.
A dir la verità, credo che il problema di questo libro sia proprio la mancanza di empatia. È impossibile legare con alcun personaggio, immedesimarsi nelle loro vicende e prendere le loro parti. Tutti si comportano in modo sconsiderato e non mancano di puntare il dito contro gli altri, sfoggiando un senso di superiorità, ingiustificato a mio avviso.
Ne è l'esempio lampante Fern, la seconda protagonista del romanzo. Pur essendo fidanzata con l'uomo perfetto, non fa che sminuirlo e ridicolizzarlo, e non perde occasione per sbavare dietro il primo di turno. E come potrà rivelarsi l'oggetto dei suoi desideri, se non il solito sciupafemmine senza rispetto? E come potrà reagire la nostra Fern dopo averlo conosciuto? È ovvio, come la tipica protagonista di un qualsiasi puerile romanzetto rosa, ovvero sbavando ancora di più.
Lui sparisce per giorni e lei gli compra un regalo.
La usa solo per il sesso, e lei, di rimando, non fa che aspettare che lui schiocchi le dita per tornare fra le sue braccia.
Più leggevo di Fern e più pensavo che sarebbe stato utile ripubblicare quella sezione di libro con il titolo "Ciò che nessuna donna dovrebbe fare mai".
Inutile dire che, se nel corso della lettura, la mia simpatia per Edwina è stata poca, quella per Fern era pari a zero. 
Per quanto riguarda Charlie e Rowena invece, i figli di Edwina e del suo primo marito, non mi sono fatta una precisa idea. Sicuramente si dimostrano poco carini nei confronti del nuovo arrivato, Lucas, ma essendo dei bambini a loro volta non possono essere colpevolizzati.
Charlie è un personaggio controverso. Vive sentendosi inferiore sia alla sorella che al fratellastro e questa cosa non fa che distruggerlo poco a poco. Si comporta in modo sconsiderato, anche nei confronti di Lucas, eppure nel momento del bisogno non manca di mostrare le sue fragilità proprio di fronte all'acerrimo nemico.
Anche Rowena cade nell'autolesionismo, forse proprio perché pressata dalle alte aspettative e dalle cure amorevoli che la madre riserva solo a Charlie. Lei è, assieme a Lucas, l'altra vittima della tragedia. Edwina designa lei come carnefice, in quanto troppo abituata a chiudere gli occhi di fronte agli errori del suo amato perenne bambino.
Non mi dilungo a parlare del padre di Lucas, Dickie, se non per dirvi che rappresenta in tutto e per tutto il cliché dell'uomo di mezz'età che perde la testa per una donna più giovane, infischiandosene di moglie e figlio.
A questi ultimi invece vorrei rivolgere le mie ultime parole, in quanto le pagine a loro dedicate sono le uniche che hanno risvegliato in me qualche emozione.
Il rapporto Barbara-Lucas è pieno d'amore, con una madre che farebbe di tutto per il suo cucciolo, coprendolo fin troppo di attenzioni, e un figlio che vive nella costante paura che lei possa farsi del male in sua assenza.
Nelle ultime pagine purtroppo Lucas pecca di egoismo e di insensibilità, perché nemmeno lui è esime da colpe. 
In generale penso che il peccato e il perdono siano i veri attori protagonisti di questa storia. Ogni personaggio descritto ha i suoi segreti, ognuno ha il suo aguzzino, ed è a sua volta tiranno di qualcun'altro. 
Un errore dopo l'altro crea una spirale di dolore, rimpianti e rimorsi. Un'unica parola, "scusa", può mettere fine a tutto, anche quando il danno è fatto, anche quando è troppo tardi.

il mio voto per questo libro

mercoledì 19 aprile 2017

Recensione: "Canituccia" di Matilde Serao

Titolo: Canituccia
Autore: Matilde Serao
Illustrazioni: Fabian Negrin
Editore: Orecchio acerbo editore
Collana: Pulci nell'orecchio
Data di pubblicazione: 16 Marzo 2017
Pagine: 40
Prezzo: 8,50 € (cartaceo)


Trama:
Una cascina nella campagna intorno a Napoli e una bambina, Canituccia, che si è distratta e ha perduto di vista Ciccotto, il porcello della sua padrona. Una notte intera a cercarlo, scalza sulla terra gelata, le urla della padrona che la inseguono per i campi. Ritrovato, il maiale da allora la segue legato a una corda. È così che la loro amicizia, giorno dopo giorno, si rinsalda fino al momento in cui accade l’ineludibile... 

Recensione:
In queste poche pagine Matilde Serao racconta e descrive perfettamente la rigida realtà contadina. Una vita rude, aspra e severa come lo sono i suoi protagonisti adulti, persone schive che non lasciano alcuno spazio ai sentimentalismi e alle debolezze dell'animo umano.
La vita è dura e loro lo sanno, c'è da campare, da preoccuparsi per il futuro, lavorare senza sosta e senza troppo ricavo, giusto il necessario per mettere da parte le provviste per l'inverno.
Non possono permettersi sconti né gentilezze e non possono permetterle agli altri, nemmeno ai bambini.
Lo sa bene Canituccia, una bimba di sette anni cresciuta, non dai suoi genitori - che non ha mai conosciuto - ma da due contadini: Crescenzo e sua sorella Pasqualina, una zitella inacidita da una vita priva di amore.
Canituccia, come del resto ogni bambino del vicinato, è costretta ad un'esistenza che sa davvero poco della spensieratezza di cui dovrebbe godere l'infanzia.
Di contro conosce bene rimbrotti e percosse.
È proprio questo che accade quando, a causa di una svista, perde Ciccotto, il porcellino a cui ha il compito di badare. Viene picchiata, insultata, denigrata e minacciata di essere lasciata a perire di fame se non ritroverà il piccolo fuggitivo.
E quando lo ritrova i due divengono inseparabili, escono all'alba e rincasano al tramonto, fanno merenda insieme e insieme crescono.
Ciccotto è per Canituccia un vero amico, il solo.
Con lui parla, scherza e si sfoga, a lui confida e affida sogni e segreti.
Non può immaginare che quel porcellino a cui ha donato il cuore non le è affatto stato affidato con lo scopo di darle compagnia e esserle amico. Non può immaginare che quelle lunghe passeggiate, alla ricerca delle mele più gustose per farlo crescere grasso e forte, non sono che il biglietto per trovarlo bell'e pronto per la macellazione.
Canituccia è una bambina e non può sapere e, proprio per la sua condizione di esser "solo" una bambina, nulla può per sovvertire la sorte del suo amico.
Ed è in quella notte di Natale, tra i mugugni disperati del suo Ciccotto, che Canituccia perde parte della sua innocenza e prende coscienza del mondo e di quello che stare al mondo significa, e in certi casi, costringe a fare.
Gli adulti appaiono spietati, ignoranti, insensibili e probabilmente lo sono, ma la loro non è cattiveria, è deficienza empatica semmai, ma difatti è l'unico modo che conoscono per tirare avanti.
Una storia che parla di solitudine, di amicizia e della vita, che purtroppo è fatta anche di orrore e brutture, che forza a crescere, e spesso lo fa seguendo percorsi spietati.
Un racconto aspro, rude, e forte... sinceramente non so se lo farei leggere a dei bambini, seppur sia una di loro la protagonista della storia. Lo consiglio, però, e senza dubbio, agli adulti, ai quali offrirà interessanti spunti di riflessione.

Considerazioni:
La collana "Pulci nell'orecchio", di cui fa parte questo racconto, ha come protagonisti i bambini e il loro modo di rapportarsi ad un mondo che faticano a comprendere.
Un mondo severo, estraneo e, spesso, assurdo e indecifrabile: quello degli adulti. 
Se ci pensate, difatti, agli occhi dei bambini i grandi devono sembrare davvero esseri folli e sconclusionati.
Matilde Serao, in questo suo lavoro, ci mostra una scheggia d'infanzia, quella della piccola Catinuccia.
Per quanto mi riguarda, letta la sua storia non ho potuto fare a meno di chiedermi come si sarebbe potuta sentire quella bambina. 
Tradita immagino. Ancora più sola e forse anche un po' colpevole per la tragica ed ingiusta sorte del suo amico.
Non mi sento di condannare senza assoluzione i contadini per il loro stile di vita (in campagna funziona così), ma posso condannare senza dubbio i modi.
In specie il fatto che nessuno abbia avuto la sensibilità di pensare che una bambina sola al mondo, passando le sue intere giornate con un animale, potesse affezionarsene. Perché lasciare che fosse proprio lei a vederlo crescere e occuparsene?
La poca considerazione che si ha per i sentimenti dei più piccoli è una delle mancanze del mondo adulto, spesso abituato a trattare i bambini più come oggetti di proprietà che come persone dotate di sentimento e volontà propri.
Canituccia riceve così la doccia d'acqua gelata che spezzerà per sempre il suo mondo di bambina, portandola ad aprire gli occhi verso una visione più reale forse, ma sicuramente più buia e triste.

Ringrazio la Orecchio Acerbo Editore per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 13 aprile 2017

The very first page #3


Salve avventori!
Eccoci con un altro appuntamento con "The very first page", la rubrica che ha per protagoniste le dediche, ovvero le frasi d'apertura che dolcemente ci avviano alla lettura di un nuovo libro.
Quella che ho scelto per voi è tratta da "Tutta la magia dei sogni" di Cassie Beasley, un romanzo bellissimo che vi consiglio vivamente di leggere.
Ho adorato la dedica iniziale perché è carica di tenerezza e amore. Parla di quanto sia fondamentale poter contare sulla fiducia e l'appoggio dei propri cari, e di come le persone che tengono a noi siano naturalmente portati a vedere solo il meglio, magari anche i pregi che noi stessi non riusciamo a scorgere.
E ora vi lascio alle splendide parole dell'autrice!

"Per papà e mamma. Quando ero piccola, mi avete detto che avrei potuto fare qualunque cosa.
Non sono più così piccola ora, ma continuate a dirmelo.
Inizio a pensare che ci crediate veramente.
Vi amo per questo."