mercoledì 6 dicembre 2017

Recensione: "Jum fatto di buio" di Elisabetta Gnone

Titolo: Jum fatto di buio
Autore: Elisabetta Gnone
Papercut: Linda Toigo
Editore: Salani
Pagine: 215 
Prezzo: 14,90 € 



Trama:
È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. 
È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. 

Recensione: 
Sono passati diversi mesi da quando abbiamo lasciato Olga e gli abitanti di Balicò. Ora è inverno, il paesino è coperto da un manto di soffice e bianca neve: ha invaso le strade, cristallizzato le acque del fiume e coperto i giovani alberi di ghiaccio e brina. Il gelo ha preso parte alla vita del villaggio, e tutti sono in attesa che Olga torni a scaldarli con una delle sue straordinarie storie.
Il bosco, il posto preferito dalla giovane Papel, quello dove era solita rifugiarsi perdendosi nei suoi pensieri, è stato perlopiù decimato. I grandi alberi, che davano riparo a famiglie di uccellini e agli altri animali dei boschi, sono stati sacrificati per la legna, unico mezzo con cui Balicò e i suoi abitanti riescono a far fronte all'inverno.  
E ora, al posto di quel bosco rigoglioso, vi è solo un grande vuoto. È proprio osservando quella grande desolazione che alla piccola Olga torna in mente Jum la creatura fatta di buio che di buio si nutre.
Intanto, al villaggio, sono in molti a reclamare le storie della bambina, dalla arzilla  signora Erisina, alla barbiera Tomeo, dai fratelli Grampet, all'amica Mimma che vive lontana, fino a Bruco il migliore amico di Olga e suo spettatore preferito. 
Ed è proprio la storia di Jum che Olga sceglierà di raccontare. Una storia fatta di tante storie, una per ciascun abitante: ad ogni paziente la sua medicina.
E come una medicina le storie di Olga agiranno nell'animo dei paesani, amare all'inizio, ma capaci, sorso dopo sorso, di guarire.
Dalla storia della signora Inutilina, a quella dell'uomo che fissava il buio, ognuna ha per protagonista Jum, l'essere gelatinoso e informe, che si muove strisciando e vaga nel mondo in cerca di una preda, una persona triste, della cui tristezza cibarsi.
Proprio così, perché la creatura, invisibile a occhio umano, si ciba di lacrime, ed è grazie ad esse che cresce e si rinvigorisce, tanto più esse sono cariche di sofferenza e dolore, tanto più lui ne trae giovamento.
Ma Jum non è un mostro che si può combattere con le armi, non è una bestia a cui si può dare la caccia. Jum è il buio che si insinua nei vuoti che la vita ha lasciato, li occupa e vi si sedimenta, fino a che la sua presenza, e la convivenza con lui, diventa naturale, ovvia, e consueta, sino a indurre a credere che non si possa vivere altrimenti se non in sua compagnia.
Il Buio diventa parte di chi lo nutre, di chi in esso si crogiola, l'unica soluzione è reagire, trovare, giorno dopo giorno, qualcosa per cui valga la pena tornare a sorridere.
Elisabetta Gnone tramite la sua piccola Olga, bambina tanto saggia e speciale, parla con estrema dolcezza e delicatezza di uno dei più grandi mostri con cui siamo destinati a combattere: il dolore.
Quella raccontata in queste pagine non è una favola, Jum esiste, e tutti, prima o poi, siamo destinati a fare la sua conoscenza.
Sarà l'abbandono della nostra terra d'origine, il dover essere distanti da chi si ama, una malattia, la perdita di una persona cara, la paura di vivere, la paura della paura stessa. Jum è in agguato, perchè nessuno, nemmeno il più fortunato, può sfuggire al dolore.
Se il primo viaggio in compagnia di Olga ci aveva regalato incontri divertenti, posti meravigliosi e dolci emozioni, questo regala riflessioni, malinconia, tenerezza e speranza.
Il buio esiste, ma noi siamo lumini e, in quanto tali, siamo destinati a splendere, dobbiamo solo trovare il modo per farlo.

Considerazioni:
Olga Papel non smette mai di stupirmi, e io sono innamorata di lei e della sua storia.
Una bambina con un passato tutt'altro che fortunato, che ha affrontato sin da piccolina il dolore oscuro che solo la perdita di una mamma può provocare e, nonostante questo, non smette di dare amore e speranza agli altri.
È un'adulta nell'esile corpo di una ragazzina di undici anni che, come una grande saggia, va in giro per il villaggio a dispensare dolci medicine sotto forma di storie.
A ogni abitante la sua storia che, per caso o per volontà della piccola narratrice, si adatta alla perfezione con il dolore che il suo interlocutore sta affrontando.
Non ci è dato sapere se le storie narrate dalla piccola siano reali o inventate sul momento, del resto Olga è una ragazzina molto speciale (se avete letto la sua prima avventura lo saprete bene) e dando per scontato che le sue siano solo favole create ad hoc  potremmo incorrere in un grosso errore. 
Ma che sia reale o meno come creatura, Jum esiste e fa paura.
Lo sanno bene gli abitanti di Balicò, che sordi alle spiegazioni di Olga, e non comprendendo la vera essenza della sua natura, proveranno a combatterlo con le armi, facendo più danni che altro.
Ma Jum non si può combattere che con la forza di volontà, ce lo fa capire bene la piccola Papel tramite le sue storie.
Tutti i protagonisti dei suoi racconti, in un modo o nell'altro, trovano un modo per liberarsi di Jum, eccetto un'indolente famiglia che, per il terrore di agire, soccombe.
Questo è solo uno dei messaggi che si possono trovare in queste pagine in cui la Gnone, con eleganza e raffinatezza, diverte ed emoziona, ma soprattutto ci fa notare quanto il dolore faccia parte della vita di tutti.
Certo, questo lo sappiamo, eppure quando soffriamo tendiamo a credere che il dolore sia solo affar nostro, qualcosa dì esclusivo, che nessuno, eccetto noi, può davvero comprendere. E invece Olga con le sue storie ci sventola in faccia l'evidenza.
Le cause per cui si soffre sono quelle e sono più o meno uguali per tutti. Il dolore ci accomuna è come reagiamo ad esso che ci distingue.


Ringrazio la Salani per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 4 dicembre 2017

Recensione: "L'oca della Neve" di Vittorio Bocchi



Titolo: L'oca della Neve
Autore: Vittorio Bocchi
Illustrazioni: Marzia Roversi
Editore: MnM Print
Data di pubblicazione: 30 aprile 2017
Pagine: 100
Prezzo: 12,00 € 


Trama:
Benandanti, stregoneria e animali chimerici. Credete sia solo una fiaba? Non siatene troppo sicuri. L'oscurità che si cela sotto la neve potrebbe carpire i vostri sogni più ancestrali.

Recensione:
"L'oca della neve" è una bella favola dal sapore antico e arcano, in cui superstizione,  fede e magia si mescolano e intrecciano dando vita a una storia ricca di suggestioni.
In una valle florida e suggestiva, lambita da un lato da un lago incantato e dall'altra da una verdeggiante foresta, trovano scontro bene e male, stregoneria e timore reverenziale.
Il villaggio, da sempre sovrastato e sorvegliato dal castello e dal suo signore, viene ogni anno, nel giorno della Pentecoste, protetto e purificato dalla benedizione del vescovo.
Anche il lago magico, le sue meravigliose sponde e il vecchio mulino beneficiano del sacro rito che ogni anno, per volere del signore della contea, si ripete.
È difatti grazie al mulino e a Giovanni il suo rude, ma benevolo, proprietario, che il villaggio e le sue terre non sono mai cadute in malora. È merito suo se la valle è ancora prospera e piena di vita, e questo non è solo grazie alla sua buona farina e alle deliziose focacce che il mugnaio sforna, egli nasconde un segreto che lo lega ancora più intimamente a quella valle incantata.
E mentre la vita scorre uguale a sempre, un potere antico sembra tornare dal passato a turbare la vita del paese, in particolare quella di Giovanni e di sua figlia Lucinda.
"L'oca della neve" è una favola che contiene tanti ingredienti che la rendono misteriosa e affascinante: leggende, segreti, incantesimi e premonizioni, ma la cosa che più colpisce è con quanta poesia e delicatezza racconta il mondo in cui la storia si svolge. Lo scrittore fa percepire la bellezza del posto, l'affetto che lega i protagonisti alle sue terre, ma anche il timore per ciò che non riescono a comprendere.
I personaggi che si muovono in queste pagine, seppur brevemente raccontati, assumono tratti che li definiscono perfettamente e li fanno apprezzare o meno al lettore.
Passato e presente rivivono e si intrecciano in un misto di racconti e ricordi.
Vittorio Bocchi riesce a trasportarci in poche pagine in un luogo e in un tempo lontano, dove tutto ha l'irresistibile e seducente sapore della magia.

Considerazioni:
"L'oca della neve", è un piccolo libro, dalla copertina deliziosa che nasconde tra le sue pagine una favola che mescola insieme realtà e magia, e ad aiutarci ad entrare nel clima della storia le raffinate illustrazioni di Marzia Roversi, che mi hanno ricordato nello stile e nelle sensazioni evocate i ritratti del periodo preraffaellita. 
È stata una piacevole sorpresa leggere e immergermi in questa storia scritta con poesia e umorismo. 
Pur essendo una favola non parla di situazioni inconcepibili nella realtà perché affronta questioni assai comuni al nostro passato.
Stregoneria, superstizione e fede religiosa sono i temi cardini, pertanto nulla di così fantasioso o irrealistico.
La cosa che più mi ha convinto è il modo incantevole e sognante in cui il paesaggio e i fatti sono descritti, senza mancare però di ironia e umorismo quando serve. 
Anche i personaggi hanno sfumature che li rendono speciali, così come speciale è il rapporto che lega Ofelia (la figlia del signore della contea) a Lucinda.
Una ragazza di alto rango e un'umile popolana legate da un rapporto di sana e fedele amicizia. Le due ragazze sono cresciute insieme condividendo (nonostante il ceto diverso), scherzi, sogni, paure e speranze.
Non c'è invidia o ostentazione a caratterizzare il loro rapporto, esso è semplice, sincero e bellissimo come la vera amicizia dovrebbe essere.
Per quanto riguarda la storia in sé per sé ne ho apprezzato molto l'atmosfera e l'intreccio tra credenze religiose e soprannaturali, e come il tutto viene raccontato facendo, di tanto in tanto, ricorso ai ricordi o a misteriosi sogni premonitori.
Unico neo che posso trovarci è l'epilogo, un po' troppo affrettato per i miei gusti, difatti quello che inizialmente poteva sembrare un finale aperto, che lasciava spazio ad un possibile seguito (ci sarebbe stato tutto il materiale per svilupparne uno) viene poi invece concluso in fretta e furia nelle ultime righe. Ma il grande enigma resta e non ha trovato ancora risposta, della strega Gertrude cosa ne è stato? Tornerà prima o poi a insidiare la valle con il suo inverno eterno?
Non so, ma io non voglio arrendermi a questo finale, non posso pensare che la temibile strega smetterà di soggiogare il mondo al suo volere, secondo me il suo personaggio  così inquietante e allo stesso tempo accattivante ha ancora moltissimo da raccontarci. 

Ringrazio l'autore per avermi inviato una copia cartacea del libro

il mio voto per questo libro

venerdì 1 dicembre 2017

Books, Chocolate and Friends: prima tappa GDL "Lettere di Babbo Natale" di J. R. R. Tolkien


Salve avventori!
Il 1º Dicembre è arrivato e, come annunciato nello scorso post, ha oggi inizio il gruppo di lettura che, come gli anni precedenti, ci accompagna a mo' di calendario dell'avvento, fino a Natale.
Il libro che ci terrà compagnia è "Lettere di Babbo Natale" di  J. R. R. Tolkien.
Oggi il nostro calendario prevedeva la lettura dell'introduzione e delle prime quattro lettere che lo scrittore ha inviato ai suoi figli fingendosi Babbo Natale.
Il modo originale e dolcissimo con cui Tolkien ha scelto di far vivere con magia e trepidante attesa le feste natalizie ai suoi bambini.
Un’idea che se diventassi, un giorno, genitore mi piacerebbe imitare. Certo, non so se avrei la costanza e la fantasia per creare il mondo incantato e divertente che lo scrittore è riuscito ad immaginare... intanto deliziamoci con il suo ♥



Per i figli di J.R.R. Tolkien, l'interesse e l'importanza di Babbo Natale andava ben oltre il fatto che egli riempisse le loro calze la Vigilia della Notte Santa; ogni anno, infatti, Babbo Natale spediva loro una lettera in cui descriveva, con parole e con immagini, la sua casa, i suoi amici e gli eventi, divertenti o inquietanti, che si svolgevano al Polo Nord.
La prima di queste lettere arrivò nel 1920, quando John, il maggiore dei figli di Tolkien, aveva tra anni; e per più di vent'anni, durante tutta l'infanzia degli altri fratelli, Michael, Christopher e Priscilla, le lettere continuarono ad arrivare puntualmente ogni Natale.
A volte le buste, spolverate di neve e affrancate con i bolli postali del Polo, venivano trovate in casa il giorno seguente la visita di Babbo Natale; altre volte le consegnava il postino; e le letterine che invece erano i bambini a scrivere scomparivano dal caminetto quando la stanza in cui erano state messe era completamente vuota.

La prima lettera che dà inizio al rituale è datata 22 dicembre 1920.
Risulta spedita da Polo Nord (luogo in cui Tolkien ha deciso di posizionare la leggendaria casetta di Babbo Natale) e indirizzata ad Oxford, dove la famiglia Tolkien, all'epoca composta da sole tre persone, risiede. È destinata al piccolo John.
Allegato vi è un bellissimo disegno in cui l'uomo barbuto ha scelto di rappresentare se stesso e la sua abitazione.



Dalla lettera successiva, datata 1923 apprendiamo nuove informazioni.
Innanzitutto la famiglia Tolkien si è allargata con l'arrivo di Michael, e poi abbiamo un succulento scoop! Babbo Natale ci rivela la sua età: ha ben millenovecentoventisette anni!!! E ahimè i primi acciacchi della vecchiaia iniziano a farsi sentire.
È carino notare come l'autore si sia calato nella parte, vergando le sue lettere con una grafia incerta e tremolante, per rendere la sua messinscena ancora più realistica.

Le ultime due missive (per oggi intendo) sono entrambe datate 1924.
Per ora come avete visto si è trattato di lettere sbrigative, piccoli pensieri, veloci auguri, ma ben presto vedrete, le storie diventeranno più complesse e appassionanti.

Per le tappe successive ci troviamo a commentarle su Facebook! Escluse quelle evidenziate nel calendario qui sotto, per le quali torneremo invece sul blog.
Cosa ve ne pare per ora dell'idea di Tolkien? Non la trovate meravigliosa? 




martedì 28 novembre 2017

Quarta edizione del GDL "Books, Chocolate and friends"...

Dicembre è ormai alle porte e come accade da tre anni a questa parte, vorremmo fare il conto alla rovescia per il Natale assieme a voi.
Sappiamo che la comunicazione arriva in ritardo, che avremmo dovuto darvi più tempo per procurarvi il libro, ma speriamo vivamente che sia già presente nelle librerie di molti di voi.
Il libro che abbiamo scelto per questo calendario dell’evento 2017 è: rullo di tamburi... “Lettere di Babbo Natale” di J.R.R. Tolkien!!! 
Lo trovate in diverse edizioni, compresa una appena pubblicata dalla Bompiani (questa volta con il titolo “Lettere da Babbo Natale”).
Chi di voi è con noi?


Il calendario ovviamente avrà inizio il 1° Dicembre, giorno in cui leggeremo le prime quattro lettere di Babbo Natale. Quelle riportate nel libro, infatti, sono in tutto 28, quindi per ripartirle nei 24 giorni abbiamo scelto di leggere insieme quelle più brevi.
Ragion per cui, come il primo giorno, anche il 6 dicembre torneremo a leggere due lettere, ovvero la nona e la decima.

Per farla breve:
1° Dicembre: introduzione + prime 4 lettere
2 Dicembre: quinta
3 Dicembre: sesta 
4 Dicembre: settima
5 Dicembre: ottava
6 Dicembre: nona e decima
7 Dicembre: undicesima e così via, una al giorno fino al 24 Dicembre.

Per quanto concerne le tappe si svolgeranno tutte qui, sul nostro blog.
Inizieremo con un post d'apertura il 1° Dicembre e poi ci incontreremo nuovamente per discutere le nostre impressioni in altri tre appuntamenti fissati per il 12, il 19 e la tappa finale del 27 Dicembre.

Come sempre discuteremo giornalmente del libro su facebook, nella pagina evento creata appositamente.
Vi aspettiamo numerosi ♥


lunedì 27 novembre 2017

Se fosse un film... #8


Salve avventori!
Rieccoci con un nuovo appuntamento di questa rubrica, in cui, per chi non lo sapesse, noi del Café Littéraire ci dilettiamo ad immaginare ipotetici cast per ipotetiche trasposizioni cinematografiche dei libri che abbiamo letto.
Oggi vi parlerò de "Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey" di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows, un romanzo davvero adorabile.
Se non sbaglio dovrebbe essere già in cantiere il film che, per quanto ne so, dovrebbe chiamarsi semplicemente "Guernsey". Alla regia pare ci sarà Mike Newell e circolano dei rumors sugli attori prescelti, ma non è ben chiaro se si tratti del cast definitivo oppure no.
In ogni caso, mentre ero immersa nella lettura, io immaginavo ben altri volti, rispetto a quelli che probabilmente vestiranno per davvero il ruolo di protagonisti.
E potevo forse non condividerli con voi?
Ovviamente no, ecco quindi il mio cast:

Emilia Clarke nel ruolo di Juliet Ashton

Juliet è una giovane donna divertente e autoironica. È una scrittrice di successo in cerca di ispirazione e trova in Guernsey e nei suoi abitanti uno stimolo per dare una svolta alla sua carriera, e soprattutto alla sua vita. 
Mentre leggevo ho immaginato l'attrice Emilia Clarke, di cui ho apprezzato l'interpretazione in "Io prima di te". Credo sia perfetta per il ruolo di una donna brillante ed intelligente, che non ama prendersi troppo sul serio. 


Clark Gregg nel ruolo di Sidney Stark

Mentre leggevo di Sidney, editore e migliore amico di Juliet, avevo ben impressa l'immagine di un attore, eppure non riuscivo a ricordare chi fosse o dove l'avevo visto. 
Supponevo si trattasse di un personaggio di un telefilm che mi ero trovata casualmente a vedere qualche volta, ma che non seguivo assiduamente, ma non riuscivo a capire quale. Improvvisamente è arrivata l'illuminazione: era un agente dello shield, dell'omonima serie tv della Marvel! Non so bene il perché, fatto sta che il mio inconscio ha scelto lui.

Joseph Gordon Levitt nel ruolo di Dawsey Adams

Nel libro viene descritto come un uomo riservato, gentile e sempre pronto ad aiutare il prossimo. Ed in più la scrittrice ci dice che quando ride ha il sorriso più dolce del mondo. È stato in quel momento che ho visualizzato il volto di Joseph, che è tra l'altro uno dei miei attori preferiti (insieme a Leonardo DiCaprio e al compianto Heath Ledger). E da allora per me c'è sempre stato un unico e solo Dawsey possibile, Mr. Levitt ovviamente U_U

Betty White nel ruolo di Amelia Maugery

Trovo che Betty White sia un'attrice grandiosa, ma soprattutto una signora adorabile. E Amelia Maugery è una di quelle figure che amano prendersi cura degli amici, quasi fossero figli. È gentile e protettiva, una sorta di mamma chioccia. 






Lisa Kudrow nel ruolo di Isola Pribby

Isola è uno dei miei personaggi preferiti, è divertente, ingenua e buffa. Ho apprezzato molto le sue lettere, e soprattutto la sua indagine da detective. Per il suo personaggio avrei pensato all'attrice che ha interpretato, tra le altre cose, Phoebe nel telefilm Friends. 





Robert De Niro nel ruolo di Eben Ramsey

Eben è uno di quei personaggi che si scopre nel tempo. Sembra molto silenzioso inizialmente, salvo poi aprirsi con Juliet per rivelare un grande dolore per un'improvvisa e traumatica perdita.
L'ho immaginato subito con le sembianze di De Niro, proprio per questa apparenza da duro che nasconde un cuore tenero di cioccolato XD 

Leonardo DiCaprio nel ruolo di Mark Reynolds

No, non ho scelto DiCaprio perché fa parte della magica triade (vedi sopra), ma solo perché non avrei potuto fare altrimenti. 
Mark è bellissimo, affascinante, ambizioso, galante, ironico e non ultimo ricco. 
Praticamente l'uomo perfetto, e chi avrei potuto scegliere se non l'attore perfetto? 


E con questo è tutto.
Cosa ne dite delle mie scelte?

venerdì 24 novembre 2017

Affiliazione Amazon: basta un click ^-^

Salve avventori!
Quello di oggi è un post un po' atipico, e ora capirete perché.
Tenere un blog letterario sempre aggiornato sulle nuove uscite librose è un lavoro dispendioso sia in termini di tempo, che economici (insomma i libri diventano sempre più cari), per questo abbiamo deciso, tempo fa, di affilarci ad Amazon, per cercare, nel nostro piccolo, di ammortizzare un po' le spese.
Non ci piace la pubblicità nei blog, è fastidiosa e sortisce spesso l'effetto contrario a quello che si prefigge: anziché allettare nuovi clienti, li indispone.
Però Amazon è diverso, e diciamocelo, lo usiamo tutti. Per molti è addirittura indispensabile.
Certo, non è facile guadagnarci qualcosa, quante probabilità ci sono che un lettore scelga di fare un acquisto cliccando giusto giusto sul nostro link? Non abbastanza. Però grazie a voi siamo riuscite a fare alcuni acquisti librosi di tutto rispetto.
Ed è questo il dunque, vi chiediamo una mano, un favore, una piccola cortesia, un disturbo, vedetelo come volete XD
Alcuni blog chiedono donazioni per sostenersi, ma a noi l'idea non è mai piaciuta, nulla in contrario con chi lo fa, ma crediamo che esistano cause ben più meritevoli da appoggiare.
Quello che invece vi chiediamo noi non vi costerà nulla, se non il disturbo appunto.
Dato il Natale alle porte, e il Black Friday in questi giorni, siamo sicure che molti di voi ricorreranno ad Amazon per regali e acquisti vari, be' noi vi chiediamo semplicemente di fare i vostri acquisti (se ne avrete voglia) passando dai nostri link.
Non occorre che compriate necessariamente l'articolo che il link propone, o che i prodotti siano libri. Potete acquistare quello che volete, quello che conta è che effettuiate la ricerca passando da uno dei nostri link sparsi per il blog.
Come questo:

Basta un click, nulla di più. Ovviamente a voi non comporterà alcuna spesa aggiuntiva rispetto all'acquisto effettuato, sarà Amazon a conferirci una piccola percentuale in base alla categoria del prodotto.
Ne approfittiamo per ringraziare chiunque in passato già lo ha fatto e chiunque di voi lo farà.
Grazie di cuore ♥ 

giovedì 23 novembre 2017

Recensione: "Cati. Una favola di potere" di Rossana Campo

Titolo: Cati. Una favola di potere
Autore: Rossana Campo
Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: settembre 2017
Pagine: 224
Prezzo: 14,00 € 

Trama:
Cati ha tredici anni, non si piace, odia tutti tranne la sua mamma un po' punk che non c'è più, e detesta Titti, la nuova perfettissima compagna del papà. 
Nel disordine della sua vita, quando la malinconia e la rabbia sono al massimo, Cati letteralmente inciampa in Seraphine, che ha l'aria di essere una senzatetto ma in verità è una strega. Sarà con questa curiosa guida, e grazie ad altre donne alquanto bizzarre, che Cati scoprirà il potere della Casa della Luna e riuscirà a dare alle sue energie un colore che non sia il nero della ribellione, riversandole come benzina in quella favola di potere che è la sua vita: un posto pieno di nuovi legami e di grandi possibilità.

Recensione:
Si dice sempre "mai giudicare un libro dalla copertina", ma dopo oggi aggiungerei anche "mai giudicare un libro dalle prime pagine". Difatti, se mi fossi basata solo sui capitoli iniziali, avrei di certo stroncato senza mezze misure il lavoro della Campo, tuttavia, più o meno a metà lettura, ecco che arriva la sorpresa: la strampalata Seraphine, che scombina tutti i piani e rovescia completamente il registro della storia.
Per fortuna faccio parte di quella categoria di persone che, vuoi o non vuoi, per linea di principio, e anche a causa di una certa dose di curiosità, non riesce proprio a non terminare un romanzo, per quanto noioso possa essere.
Ed in effetti la vicenda di Cati non è partita nel migliore dei modi. Come avrete dedotto dalla trama, la ragazzina protagonista incarna perfettamente il ruolo della punk indisciplinata che crede di avere tutto il mondo contro. E più che il ruolo, ne incarna proprio lo stereotipo. Parla in modo affettato e artificioso, privo di qualsiasi contatto con la realtà. Sembra quasi che l'autrice abbia pensato "come parlerebbe una tredicenne ribelle, amante della musica punk/rock?" e via quindi con i luoghi comuni.

E come va con gli amici? Hai delle amiche? 
Sì, ho la mia amica, quella deficiente della Ombretta sarebbe la mia migliore amica, diciamo così, ce la contiamo sempre su, e lei ogni tanto viene da me, perché la sua vecchia trinca e a casa sua è un vero bordello... 
Vuoi dire che la madre della tua amica beve? 
Oh, sì, e parecchio, beve di brutto e la mena, dà di matto la sua vecchia!

Per non parlare poi del comportamento di Cati: vive con malessere il suo aspetto esteriore e perciò ritiene, senza alcuna prova effettiva, che tutti la odino o tramino alle sue spalle.
Fatto sta che la prima parte non è altro che una lunga fase di vittimismo gansta style, alternata a sporadici e profondi pensieri sul dolore e lo stare al mondo.
Tutto cambia nella seconda parte, grazie all'improvviso intervento della strega buffa e goffa, che convince l'adolescente problematica a trasferirsi alla Casa della Luna.
Lì assistiamo alla rinascita di Cati, e anche alla nostra, devo ammetterlo. Ci viene descritta un'esistenza nuova, all'insegna del coesistere armonico tra uomo e natura (in realtà donne e natura), della meditazione e della conoscenza di sé, della fiducia nelle proprie capacità e del rispetto delle fragilità annesse.
La nostra protagonista, sempre troppo occupata a riversare la rabbia e il rancore sugli altri e sulla sua stessa persona, imparerà a perdonare chi l'ha fatta soffrire, e a perdonarsi per gli errori commessi.
Inoltre queste pagine sono anche un'occasione per la scrittrice per focalizzare l'attenzione su un altro tema importante, ovvero la forza delle donne e il superamento delle avverse condizioni che, nel corso dei secoli, le hanno spesso viste sottomesse, soggiogate, torturate ed uccise.
Le donne, che siano streghe oppure no, devono ritrovare la fiducia nel loro potere femminile, credere in se stesse e non permettere a nessuno di sminuirle o farle sentire inferiori.

Prima di andare a dormire c'è una cosa che voglio insegnarti. 
Sono stanca! Ho protestato io. 
È una cosa veloce, vedrai. Tirati su. 
Mi sono messa seduta con la schiena dritta e le gambe incrociate sul divano. 
Lei ha detto: Ora tirati un pugno in faccia! 
CHE COSA? 
Hai capito. 
Be', no, non voglio farlo, Seraphine. 
Ho detto tirati un pugno in faccia! 
No, non mi va. Tu lo faresti? 
No, non lo farei. 
Brava, e allora? 
Allora cosa? Io non lo farei perché ho già ricevuto la lezione numero uno, tanto tanto tempo fa. E la famosa lezione numero uno è questa: non dare retta a tutto quello che le persone ti dicono. E non fare qualcosa solo perché qualcuno te lo chiede.

Questa parentesi storica, mista ad un certo ascetismo e a pratiche di brain training, si è rivelata senza dubbio interessante, nonché spunto di riflessione.
Per di più i capitoli ambientati alla Casa della Luna risultano particolarmente eccentrici e ironici, grazie al personaggio fuori dalle righe che è Seraphine, sia presa da sola che assieme alle sue allegre comari, le streghe Circe, Bessie e Janine.
E oltre alla spensieratezza, nella stravagante dimora in via Giuggiola 13, si respira anche l'amore per la terra, le erbe magiche (e anche i loro profumi), e per ogni essere vivente.
E fin qui tutto bene, direte voi. Beh, era quello che pensavo anch'io, ovvero un libro partito da premesse banali e poco stimolanti, per poi approdare a scenari inaspettati, allo stesso tempo densi di allegria e di pensieri profondi.
Sennonché, con un colpo di coda Rossana Campo, per chissà quale motivo, torna al punto di partenza. Cati è davvero cresciuta come persona, soprattutto per quanto concerne la consapevolezza dei pregi e dei difetti che la rendono speciale così com'è, eppure continua a pensare di avere nemici in ogni dove. E la cosa peggiore è che alla fine della fiera sembra avere ragione: la matrigna amante dei cibi poco calorici e del pilates è in realtà una strega cattiva, come anche tutte le altre persone per cui la povera ragazza ha sempre nutrito antipatia.
Non capisco la necessità di riportare ad uno sviluppo elementare (con tanto di battaglia finale, che consiste essenzialmente nel misero lancio di una collanina) una storia che poteva dare, e stava dando, molto di più.
Un vero peccato, perché ad un certo punto il fascino della Casa della Luna mi aveva letteralmente stregato. Ma si sa, gli effetti degli incantesimi non durano a lungo.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Cercherò di essere breve e concisa, anche se il dono della sintesi non mi appartiene.
Come avrete capito l'incipit di questo libro non mi ha colpito affatto, principalmente per due motivi.
Il linguaggio utilizzato, decisamente forzato e, a mio parere, poco credibile.
Poi non so, forse i ragazzi di oggi parlano davvero in questo modo rozzo e grossolano, e magari sono io a non esserne a conoscenza. In ogni caso, in base alle mie esperienze, mi è parso poco naturale, e anche fastidioso da leggere. Tutto qui.
Ci sarebbe poi da aggiungere anche la mancanza di discorsi virgolettati (come potete vedere anche nei passi qui riportati) che non permette di distinguere facilmente i diversi interlocutori, e rende quindi la lettura meno fluida.
Il secondo motivo riguarda invece proprio la trama. Cati ha diversi scatti di ira nei confronti degli altri e di se stessa e non se ne capisce il motivo. Prova rancore per il padre che non ha conosciuto, eppure quando lui mostra interesse per lei, la ragazza rimane indifferente.
E cosa ben peggiore si mostra ostile nei confronti della compagna del padre, "la Titti", rea di averle proposto di fare un po' di palestra o di mangiare del cibo sano. Quanta cattiveria!
E lei non fa altro che rimarcare quanto tutti siano odiosi, quando nella realtà dei fatti tutta quest'avversione non ci viene descritta.
L'unico vero motivo che avrebbe la protagonista per stare male e avercela con il mondo è la morte della mamma, eppure anche questa cosa viene solo accennata.
Ovviamente non è tutto da buttare, anzi, anche in questa prima parte non proprio ben elaborata, talvolta vengono elargite delle perle di saggezza, sullo stato di tristezza e solitudine in cui versa Cati.

Tutti quegli oggetti erano come dei frammenti di un'antica me stessa. Li guardavo e mi dicevo che anche se non ci pensavo tutto il tempo mia madre mi mancava da matti. Quella sensazione era come una lunga frase scritta con l'inchiostro invisibile sul mio cuore e su tutto il corpo, non si vedeva ma c'era, era lì, e bastava poco per farla uscire.

Della seconda parte, che mi ha permesso di rivalutare il libro, vi ho già parlato.
Vorrei aggiungere invece qualcosa sul finale. Cati capisce di essere non solo una strega, ma la predestinata che ha il compito di combattere e vincere contro il nemico, la strega Callista che, tra le altre cose, ha ucciso sua madre (complice per di più la matrigna Titti).
In quattro e quattr'otto vince la sua battaglia e può tornare tranquilla e contenta a casa.
Non capisco come, dalla intensità dei discorsi sulla condizione femminile, si sia passati a questa battaglia epica alla tarallucci e vino.
In realtà sia l'inizio che la fine mi hanno ricordato il libro "Cuore di ciccia" di Susanna Tamaro, con cui ha più di un'affinità (il cibo per integrare la carenza d'affetto, il ricovero in clinica, il processo di metamorfosi e il lieto fine). Con la differenza che quello della Tamaro è indubbiamente un libro per bambini.
Invece "Cati. Una favola di potere" sembra un libro per bambini, camuffato da libro per ragazzi, e nato con le pretese di un libro per adulti. Il risultato è una storia confusa di cui non è ben chiaro il target, e che, in questo modo, sembra non accontentare pienamente nessuno.

Ringrazio la casa editrice Bompiani per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro