mercoledì 16 agosto 2017

Sotto l'ombrellone #16


Salve avventori!
Come avete passato Ferragosto? 
E come stanno andando le agognate vacanze?
Noi ci stiamo godendo il sole ed il mare più che possiamo, sapendo che, ahimé, tra poco arriverà l'autunno :(
Ma non è il momento di pensarci, concentriamoci invece sul motivo per cui siamo qui, ovvero le letture che abbiamo scovato in spiaggia in questi giorni! 
Purtroppo non sono state numerose, la maggior parte dei bagnanti era intenta o a prendere il sole o ad intrattenersi con cruciverba e/o riviste di gossip o a trastullarsi con gli smartphone.
Forse leggere in spiaggia non va più di moda? Speriamo proprio non sia così e di essere più fortunate in futuro.
Intanto ecco i nostri ultimi avvistamenti...

♥ "Veinticuatro horas en la vida de una mujer" di Stefan Zweig

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: donna sui 35/40 anni dal fisico asciutto. Capelli castano scuro di media lunghezza, raccolti in una coda bassa. Indossava anche una paglietta. Ha trascorso buona parte del suo tempo in spiaggia alternando la lettura a brevi bagni, fino a quando una telefonata l'ha intrattenuta in una lunga discussione tutta in spagnolo.

Costume da bagno: due pezzi blu chiaro. 

♥ "La metà di niente" di Catherine Dunne

Lo conosco? Si

L'ho letto? No

Identikit del lettore: donna in carne sui 40 anni. Capelli a caschetto castani con ciocche più chiare. Indossava occhiali da sole e se ne stava comodamente seduta sulla sua sdraio, all'ombra sotto un grande ombrellone.

Costume da bagno: intero a fantasia marrone, magenta e giallo. 

♥ "Cannoni per la libertà" di Diana Gabaldon

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: donna sui 30 anni, non molto abbronzata, capelli castani e corti. Indossava occhiali scuri da sole, e leggeva mentre era seduta su una sedia, sotto l'ombra del suo ombrellone.

Costume da bagno: due pezzi, sopra a fantasia blu elettrico e bianco, sotto blu tinta unita. 

lunedì 7 agosto 2017

Sotto l'ombrellone #15


Salve avventori!
Rieccoci con un nuovo appuntamento di questa rubrica estiva, che ha per protagonisti i bagnanti e le loro letture.
Siamo già arrivati ad agosto, e se da una parte non possiamo che rammaricarci vedendo l'estate volare via, dall'altro lato cerchiamo di vederne i lati positivi. Uno di questi le spiagge improvvisamente affollate che in questi ultimi giorni ci stanno regalando, oltre a tanta sabbia allegramente sparsa sui nostri teli mare e bambini iperattivi in ogni dove, anche nuovi avvistamenti librosi!
Ecco quindi gli ultimi lettori da noi scovati...

♥ "L'eredità dell'abate nero" di Marcello Simoni

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: ragazzo sui 16-17 anni. Moro, un po' robusto. Indossava occhiali e stava disteso sulla sdraio. Alternava la lettura del suo libro a lunghe nuotate.

Costume da bagno: boxer lungo azzurro. 

♥ "Le mani della madre" di Massimo Recalcati

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: una ragazza robusta sui 35 anni, mora e molto abbronzata.
Ero desolata poiché non ero riuscita ad avvistare nessun lettore quel giorno, quando voltandomi alla mia destra, proprio accanto a me, c'era lei! Stesa di schiena che leggeva il suo libro.

Costume da bagno: due pezzi, sopra colorato con una fantasia di vari colori tra cui spiccavano il fucsia e l'azzurro. Il di sotto azzurro. 

♥ "Diario di un Minecraft zombie" di Zack Zombie 

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: bambino magrolino sui 10 anni. Capelli castano chiaro con ciuffo alla Justin Bieber XD
È uno dei bambini della colonia che frequenta la nostra spiaggia. Il libro però non era suo. Mentre tornavamo dal nostro bagno, ho assistito a questa scena: un altro bambino aveva terminato il suddetto libro, e il nostro Justin Bieber gli ha chiesto se, dato che lo aveva terminato, poteva leggerlo lui. Permesso accordato 
Che gioia vedere dei bambini scambiarsi le letture in spiaggia ^_^

Costume da bagno: slip fantasia blu e bianco.

♥ "Le otto montagne" di Paolo Cognetti

Lo conosco? Si

L'ho letto? No 

Identikit del lettore: una signora in carne sui 60 anni. Capelli biondo scuro, era seduta su una seggiolina, e indossava una paglietta chiara, con una fascia color panna a pois bordeaux, in perfetto pendant con il costume.

Costume da bagno: intero, il colore era diviso a metà: la parte bordeaux sul lato sinistro sfumava in una tonalità rosso acceso sul lato destro. Il lato bordeaux era decorato con delle stamp di grandi fiori color bianco, mentre sul lato rosso erano stampate alcune foglie fluttuanti. 

"Mio fratello rincorre i dinosauri" di Giacomo Mazzariol

Lo conosco?

L'ho letto? No

Identikit del lettore: una signora sui 40 anni. Capello corto e sbarazzino sul castano rossiccio con meches più chiare. Era seduta su una sedia e leggeva il suo libro sotto l'ombrellone.

Costume da bagno: intero, fantasia astratta dai colori grigio e rosa. La decorazione ricordava vagamente un dipinto di Chagall.

E per il momento è tutto!
Voi avete avvistato qualche libro sotto l'ombrellone?

mercoledì 2 agosto 2017

Estratto: "Bambole giapponesi" di Rumer Godden

Salve avventori!
Oggi voglio condividere con voi un passo tratto da una delle mia ultime letture, ovvero "Bambole giapponesi" di Rumer Godden.
Come avrete letto dalla recensione, ciò che mi ha colpito di più di questo libro è la straordinaria umanità, conferita alle due bambole venute dal Giappone.
Ne è esempio la scena qui riportata, in cui Felicità e Fiore sono in viaggio verso la loro nuova (e sconosciuta) destinazione. Non sanno chi troveranno ad aspettarle, possono solo sperare che sia qualcuno disposto a prendersi cura di loro.

Non so dove avessero trascorso tutta la vita, ma all'inizio di questa storia furono avvolte nell'ovatta e nella carta velina, infilate in una scatola di legno chiusa con un nastro rosso e bianco, poi avvolte ancora in carta marrone, su cui erano stati incollati un'etichetta e diversi francobolli, e infine spedite da San Francisco, in America, verso l'Inghilterra. Non credo che qualcuno avesse chiesto loro se volevano partire: nessuno fa domande alle bambole. 
"Dove ci troviamo adesso?" chiese Fiore. "È un altro paese?" 
"Penso di sì" disse Felicità. 
"È strano e freddo. Lo sento dalla scatola" disse Fiore, e gridò: "Nessuno ci capirà, nessuno saprà cosa vogliamo. Oh, nessuno ci capirà mai, ancora una volta!" 
Ma Felicità era più ottimista e più coraggiosa. "Penso di sì, invece" disse. 
"E come potranno?" 
"Perché ci sarà qualche bambina gentile e intelligente." 
"Ci sarà, eh?" chiese Fiore con desiderio. 
"Sì" 
"Perché ci sarà?" 
"Perché ce ne sono sempre state" disse Felicità. 
Fiore ebbe lo stesso un piccolo brivido da bambola, che vuol dire che si sentì come se stesse tremando anche se non si vedeva. Fiore era sempre spaventata; forse il bambino che le aveva scheggiato l'orecchio era stato brutale. 
"Vorrei che non fossimo venute qui" disse Fiore. 
Felicità sospirò e disse: "Nessuno ce l'ha chiesto" 

lunedì 31 luglio 2017

Recensione: "La furia di Banshee" di Jean-Francois Chabas e David Sala

Titolo: La furia di Banshee
Titolo originale: La Colère De Banshee
Autore: Jean-Francois Chabas
Illustratore: David Sala
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: maggio 2017
Pagine: 28
Prezzo: 18,00 €


Trama:
Banshee vuole vento. Ordina all'uragano di venire al suo cospetto e l'uragano obbedisce. Ecco scatenarsi burrasche, maestrali, una vera tempesta. Ma cosa ha provocato la furia della fata? 

Recensione:
Nella tradizione nordica la Banshee è una fata solitamente arrabbiata o piangente. Essa viene descritta e rappresentata con capelli fluttuanti e occhi quasi sempre arrossati dal pianto.
La fata di cui ci parla Chabas, in queste pagine, non è molto diversa dalla figura tradizionale, anzi, è proprio ad essa che egli si è ispirato per scrivere la sua storia.
Già all'apertura del volume, lo scrittore ci avverte con parole eloquenti:

Cari lettori,
In Irlanda paese di incantesimi, la Banshee 
è la più potente delle fate: la signora delle magie,
dei sortilegi, di tutte le meraviglie. Nessun uomo
neppure un druido, può lottare contro i suoi poteri.

Protagonista del racconto, in questo caso, è una fata ancora bambina, ma non per questo meno potente.
La piccola Banshee si sveglia al mattino e, ancora scalza e contrariata, attraversa la foresta. I suoi passi sono infuocati e la terra prende letteralmente fuoco sotto ai suoi piccoli piedi. Man mano che il racconto procede, la furia della fata diventa sempre più potente e incontrollabile. Pagina dopo pagina assistiamo al manifestarsi sempre più impetuoso della sua ira. La bambina, attraverso i suoi poteri, dà vita ad una furiosa tempesta che, in un attimo, mette in fuga uccelli, pesci e scatena l'orrore nei poveri marinai in balia dei venti.
La rabbia cresce sempre più fino a sfociare in un urlo di disumano dolore. 
Ma perché la fatina è così alterata? Cosa l'ha fatta svegliare con il piede sbagliato?
Lo scopriamo ben presto, quando la mamma giunge in suo soccorso, mostrandoci la causa di tutto quel gran trambusto.
Il risvolto pare quasi comico, non ve lo voglio svelare, ma a me è successo di ritrovarmi a ridere, dicendo tra me e me "tutto quel baccano, solo per questo?".
La prima reazione è stata questa, eppure pensandoci bene, cosa mai avrebbe potuto fare infuriare così tanto una bambina?
Jean-Francois Chabas, con la sua storia, prende una figura mitologica e la porta nel mondo reale fornendole caratteristiche umane, facendocela pertanto sentire più vicina. La sua piccola Banshee, dopotutto, è una bimba, e come tale fa i capricci e non vuole sentire ragioni, solo che, essendo dotata di straordinari poteri, ovviamente le sue bizze hanno ripercussioni un tantino più drastiche rispetto a quelle cui siamo abituati.
I bambini sicuramente saranno divertiti nel leggere di questa coetanea tanto infuriata e ostinata, e ancora di più lo saranno nello scoprire il motivo di tanta animosità.
Ma non sarà solo la storia a catturarli. Essa, seppur narrata in versi graziosi e coinvolgenti, non riuscirà a distogliere l'attenzione dalle splendide illustrazioni, ad opera di David Sala che sono, senza dubbio, il punto forte di questo albo illustrato. Ogni tavola è un'opera d'arte, impreziosita da splendidi ricami in oro a caldo e, ogni qual volta si gira pagina, ad attenderci c'è un esplosione di colori mediante i quali prendono corpo e vita le varie scene. Così, sfogliando, ci troviamo in una foresta, poi ancora sulla riva del mare, in mezzo ad una tempesta, e infine nel caldo e confortevole abbraccio materno, dove ogni bambino può sentirsi al sicuro.
La fata dopo aver dato sfogo alla sua ira, torna ad essere umana, una bambina come tante, o insomma... diciamo poi non così diversa XD

Ringrazio la Gallucci Editore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 27 luglio 2017

Recensione: "Bambole giapponesi" di Rumer Godden

Titolo: Bambole giapponesi
Titolo originale: Miss Happiness and Miss Flower
Autore: Rumer Godden
Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: 29 marzo 2017
Pagine: 112
Prezzo: 12,00 € 

Trama:
Fiore e Felicità sono due bamboline giapponesi che dopo uno scomodo viaggio dentro una scatola finiscono tra le mani di Nona. Anche lei dopo uno scomodo viaggio è finita dall'India all'Inghilterra, e non è per niente contenta. Le mancano i colori e i profumi di quando era piccola; in Inghilterra fa sempre freddo; gli zii sono tanto gentili con lei, ma i cugini sono strani e un po' pungenti, soprattutto Belinda. Fiore e Felicità vorrebbero tanto che una bambina gentile e intelligente si prendesse cura di loro; e conversando in sussurri, come fanno le bambole giapponesi, si confidano la speranza che Nona sia la bambina giusta. È proprio così, e lo scopriranno a poco a poco, quando Nona deciderà di dar loro quello che meritano: una casa di bambole giapponese da costruire e arredare, complice il cugino Tom e via via anche il resto della nuova famiglia. Perché avere una casa è importante per tutti, bambini e bambole; e quando non c'è, o non c'è più, bisogna essere capaci di inventarsela.

Recensione:
Una storia tenera, che ci parla di come possa essere terribile sentirsi soli al mondo, catapultati di punto in bianco in un posto dove non conosci nessuno e dove nessuno conosce te.
Di come possa essere difficile fidarsi di qualcuno, e pensare di poter trovare degli amici anche in un posto che non è la tua casa.
Una storia che ha per protagonista Nona, una bambina di otto anni, costretta a lasciare il papà e l'amata India per trasferirsi dagli zii nella fredda Inghilterra, ma non solo lei. Perché se è dura essere bambini in un mondo sconosciuto e a tratti ostile, non è di certo meno arduo per le bambole, abituate a viaggiare di casa in casa, da una bimba ad un'altra, da un'amica ad un'altra.
Lo sanno bene Fiore e Felicità, alle prese con l'ennesimo viaggio della speranza, perché di questo si tratta. Chiuse in una scatola, non possono fare altro che augurarsi di trovare al di là del cartone una ragazzina buona e gentile, disposta a prendersi cura di loro.
Ogni volta per loro è un terno al lotto: troveranno qualcuno pronto a coprirle di attenzioni e affetto, o una persona che le ferisca come è già successo in passato?
Per loro fortuna, questa volta ad aprire la scatola c'è Nona, quella bambina timida e silenziosa che fatica ad ambientarsi in un Paese così diverso dal suo. Fiore e Felicità capiscono cosa lei stia passando, perché è proprio quello che provano loro.
Insieme le tre amiche riusciranno a superare le difficoltà. Le bambole troveranno nella bimba un'amica sincera, e Nona, del resto, farà di loro un porto sicuro, un appiglio cui aggrapparsi per non crollare.
La loro amicizia è dolce e delicata, ritratta splendidamente, senza troppi giri di parole.
Adorabile il modo in cui, in nome di questa, Nona sia disposta a compiere atti di coraggio e superare le sue paure.
Grazie alle viaggiatrici nipponiche, la piccola indiana imparerà anche a chiedere aiuto, e a fare affidamento sugli altri, in poche parole a fare nuove amicizie.
Senza nemmeno rendersene conto, così presa dal progetto di realizzare per le due bambole la casa giapponese dei loro sogni, la vita della protagonista comincia a cambiare e quelli che per lei erano solo estranei finiscono per diventare la sua nuova famiglia.
Questo per sommi capi la trama del libro, essenziale, ma non per questo priva di sentimenti.
Anzi, ciò che caratterizza la lettura, e che personalmente mi ha colpito, è la straordinaria naturalezza con cui vengono approfondite certe emozioni, che siano la solitudine, il senso di smarrimento, l'imbarazzo, il senso di colpa ma anche la gioia e la piena soddisfazione.
Impossibile per il lettore non identificarsi nelle piccole preoccupazioni della bimba e delle bambole, e impossibile non gioire nel vedere Nona diventare una piccola guerriera coraggiosa, pronta a tutto pur di proteggere Fiore e Felicità.
Perché è questo che fanno i veri amici, tirano fuori la nostra parte migliore, ci spingono a vedere quei pregi che non sappiamo neppure di avere.

Considerazioni:
Questo libro mi è stato consigliato qui sul blog proprio da una di voi che, vedendolo tra le nuove uscite, ha pensato potesse piacere sia a me che a Muriomu. E devo ringraziarla (sto parlando di te Emy), perché ci ha visto proprio giusto.
Già la trama mi aveva incuriosito, anche grazie al connubio Inghilterra-India, che mi ha riportato alla mente due dei libri che hanno caratterizzato la mia infanzia, ovvero "La piccola principessa" e "Il giardino segreto", tra i più famosi romanzi di Frances Hodgson Burnett.
Iniziando poi la lettura, sono rimasta piacevolmente sorpresa dal modo in cui la Godden riesce a penetrare non solo nelle profondità del cuore umano, ma anche di quelli di porcellana.
I dialoghi tra Fiore e Felicità, le differenti personalità delle due (la prima apprensiva e la seconda decisamente più speranzosa), il senso di protezione che hanno l'una verso l'altra, sono le cose che più mi hanno colpito.
Mentre leggevo, non riuscivo a non pensare che solo una persona dall'animo buono e particolarmente sensibile poteva deliberatamente scegliere di dare voce ad essere inanimati, figurandoli alla stregua di normali persone con sentimenti. Tuttavia particolare attenzione viene prestata proprio alla loro condizione di bambole, che, in quanto tali, non possono fare altro che subire le decisioni degli altri (dal vivere con persone che non hanno scelto al non potersi spostare o fare movimenti autonomamente).

Potete immaginare come si sentirono spaventate e smarrite Fiore e Felicità quando si ritrovarono sul grande tavolo liscio, lì stese a guardare Nona e Belinda sopra di loro. Se Nona e Belinda fossero state bambine giapponesi, una delle due, Fiore ne era certa, avrebbe fatto fare un inchino a lei e a Felicità. 
"Non possiamo nemmeno essere educate" disse Fiore disperata, e gridò: "Una di loro può essere la bambina gentile e intelligente?" 
"Spero di sì" disse Felicità "lo desidero tanto." 
Come vi ho già detto spesso, i desideri sono cose molto potenti, persino i desideri delle bambole, e proprio mentre Felicità esprimeva il suo, Nona allungò un dito e accarezzò dolcemente i capelli di Fiore. Il suo dito incontrò la scheggia, e Nona disse: "Povera bambolina."

Per quanto riguarda invece gli altri personaggi, mi ha fatto molto tenerezza Nona. L'ho compresa, e mi sono affezionata a lei come fosse un'amica.
Il resto della famiglia rimane un po' in sordina, risulta però evidente il tentativo di tutti, ed in particolare della mamma e del cugino Tom, di mettere quanto più possibile a suo agio l'ospite venuta da lontano.
Fa eccezione Belinda, la piccola di casa, la quale, vedendosi privata delle attenzioni che tutti fino a poco prima riservavano esclusivamente a lei, inizia a nutrire gelosia e risentimento per la povera Nona.
Devo ammettere che non si è guadagnata la mia simpatia, ma ho comunque capito il suo sentirsi messa da parte e la paura di essere dimenticata.
È proprio questo il bello di questo lettura, l'essere sincera e genuina e il dare sfogo agli stati d'animo così come sono, senza troppi sotterfugi e senza filtri.
C'è un'unica critica che mi sento in dovere di fare. Da un certo punto in poi il libro si incentra sulla missione di Nona, ossia il creare una perfetta casa delle bambole in stile giapponese.
L'avanzamento dei lavori, la descrizione degli interni, e delle tradizioni nipponiche, è senza dubbio interessante, ma ciò non toglie che, così facendo, l'autrice finisce per dedicarsi sempre meno al progressivo ambientamento dell'indiana nel nuovo nucleo familiare, sottraendo, per giunta, spazio alle due bambole, la cui voce diviene man mano sempre meno udibile per noi lettori.
Un vero peccato perché nelle prime fasi il libro era oserei dire perfetto e, se fossi stata al posto della Godden, avrei senza dubbio continuato su questa linea.
Detto ciò, non posso che consigliare questo libriccino, piccolo ma profondo. Una di quelle letture capace di comunicare tanto con poche parole, e condensare in un centinaio di pagine una splendida storia ed un bellissimo messaggio d'amore.

Ringrazio la casa editrice Bompiani per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per il libro

lunedì 24 luglio 2017

La mia 101 bambina ribelle: Rosalind Franklin, realizzata per il contest della Mondadori "Racconta la tua storia"

Salve avventori!
Non molto tempo fa vi abbiamo parlato del concorso artistico-letterario indetto dalla Mondadori Libri per ragazzi, che prevedeva la realizzazione di una storia e di un'illustrazione con protagonista una "bambina ribelle", non ancora presente nel libro "Storie della buonanotte per bambine ribelli".
Bene, come già rivelato in questo post, il contributo di Muriomu (che illustrava la vita della famosa scrittrice e disegnatrice Beatrix Potter),  è risultato uno dei cinque vincitori!!!
Ancora complimenti alla mia talentuosa sister... come sempre sono fiera di te ^-*
Anch'io ho partecipato a questa simpatica iniziativa, ma ahimè non sono stata selezionata.
Il mio racconto non sarà presente quindi sul sito della nota casa editrice (musica melodrammatica maestro), ma non vedo alcun motivo per non condividere almeno con voi il frutto del mio lavoro.
Spero vi faccia piacere leggerlo ^^
Ho scelto di raccontare della brillante chimica Rosalind Franklin che, stranamente (e vergognosamente aggiungerei), non risulta tra le cento memorabili donne del duo Cavallo-Favilli.
Un vero peccato, perché credo che i suoi meriti siano stati troppo spesso omessi, e che la sua vita meriti di essere raccontata e ricordata.
Anche perché non riesco ad immaginare un esempio migliore, per le generazioni del futuro, di una donna che si è fatta da sola, e che da sola ce l'ha fatta.

Rosalind Franklin 
Chimica 
25 luglio 1920 - 16 aprile 1958 
Londra, Regno Unito 

C'era una volta una bambina di nome Rosalind, che viveva a Londra con la sua famiglia. Amante della natura, trascorreva il tempo tra passeggiate all'aria aperta, visite in campagna dai nonni, e... giochi matematici. 
Ebbene sì, perché Rosalind, a dispetto della giovane età, era già "spaventosamente intelligente", come la definì ben presto sua zia. 
Sin da piccola dimostrò di essere versata in ogni materia, dalle lingue straniere allo sport, ma ciò in cui eccelleva erano la matematica e le dottrine scientifiche. 
Nonostante le perplessità dei genitori, e grazie al suo forte spirito d'indipendenza, riuscì a laurearsi in chimica e a trovare lavoro come ricercatrice in un laboratorio a Parigi. 
Anni dopo, tornata a Londra, fu assunta al King's College, ed ebbe il permesso di dedicarsi alla tecnica chiamata cristallografia a raggi X, che aveva appreso in Francia e di cui poteva considerarsi ormai un'esperta. 
Il laboratorio era a quel tempo diretto dal biofisico Wilkins, il quale sperava di apprendere quanto più possibile di questa tecnica, ancora poco nota nell'università inglese. 
Ciò che non sapeva era che la Franklin era tremendamente gelosa del suo lavoro. Tra i due nacque subito una rivalità, in parte dovuta al comportamento risoluto e rude della ricercatrice, e in parte all'atteggiamento di superiorità del direttore. 
Rosalind, come altri scienziati in quel periodo, iniziò a studiare la struttura del DNA per cercare di capire il funzionamento alla base della replicazione delle cellule. 
Per dirla in parole povere, tentò di spiegare perché ogni persona è diversa da tutte le altre, e il motivo per cui i bambini somigliano un po' alle mamme e un po' ai papà. 
Un giorno, dopo una discussione con Wilkins, che l'accusava di essere arrogante e non voler condividere il risultato delle ricerche, la Franklin subì un furto. 
Wilkins, a sua insaputa, le sottrasse la famosa fotografia 51, che dimostrava la struttura a doppia elica del DNA, e la fece visionare ai colleghi Watson e Crick, che si stavano dedicando allo stesso campo di ricerca. 
Ora, non sappiamo se i due scienziati avessero già elaborato la teoria della doppia elica, ormai accreditata, e se la fotografia funse solo da convalida, o se ne fu invece il punto di partenza. Fatto sta che nel 1962 Watson, Crick e Wilkins vinsero il premio Nobel per la medicina, proprio grazie alla scoperta della struttura del DNA, ed il contributo fondamentale della chimica inglese non fu neppure menzionato. 
Da quel giorno Rosalind divenne uno dei simboli del movimento femminista, l'eroina negata dalla scienza, la vittima dell'ambiente maschilista e della discriminazione delle donne nel mondo del lavoro. Ma se è vero il detto "una donna di successo è colei che ha costruito castelli, con i mattoni che le hanno lanciato per vederla cadere", Rosalind Franklin ne è l'esempio lampante. 
Nonostante il sopruso subito, non si diede per vinta. Continuò i suoi studi, raggiungendo grandi risultati. A lei vennero dedicati molti riconoscimenti, tra cui numerosi istituti di ricerca, e persino un asteroide, il 9241 Rosfranklin. 
Dopo anni di silenzio, finalmente oggi sappiamo che la genetica non sarebbe stata la stessa senza Rosalind Franklin, e che, sebbene dimenticata dalla storia a lei contemporanea, lei è una delle donne che la storia l'ha scritta per davvero.

venerdì 21 luglio 2017

Recensione: "Una voce di piombo e oro" di K.L. Going

Titolo: Una voce di piombo e oro
Titolo originale: Pieces of why
Autore: K.L. Going
Editore: Il Battello a Vapore
Data di pubblicazione: 14 marzo 2017
Pagine: 212
Prezzo: 12,00 € 


Trama:
Più di ogni altra cosa, Tia sogna di diventare una cantante, una la cui voce sia capace di cambiare il mondo. Il che non è affatto semplice, visto che è povera, con una mamma che si spacca la schiena lavorando in un supermercato e un papà in galera.
Però la sua voce è davvero pazzesca e Tia già canta con un coro gospel in cui è una delle poche ragazze bianche. Un giorno, a pochi metri da dove il coro sta provando, viene ucciso un bambino e la verità riguardo al motivo per cui suo padre è in carcere esplode, facendo crollare il muro di silenzio che la mamma e i suoi amici hanno costruito attorno a lei. È una verità talmente scioccante che Tia non riesce più a cantare. Anche il suo sogno è morto per sempre?

Recensione:
Tia ha dodici anni, una famiglia sgangherata (con un padre in galera e una madre che ha deciso di affrontare la vita rintanandosi nella vergogna), poche possibilità economiche e un grande sogno: quello di diventare una grande cantante, una di quelle voci capaci di cambiare il mondo.
Il giovedì, il giorno delle prove con il coro, è per lei il più bello della settimana, quello per cui vale la pena alzarsi dal letto, affrontare l'afoso caldo estivo e attraversare il quartiere più malfamato di New Orleans. 
Ma quel giovedì le cose andranno diversamente, quel giovedì un fatto che apparentemente ha poco o nulla a che fare con Tia e la sua vita, la cambierà per sempre, portando a galla segreti sepolti e verità dimenticate.

"Certi giorni dovrebbero arrivare con un avviso di pericolo, tipo: ATTENZIONE! Questo giorno sarà nocivo per la vostra salute. Invece la maggior parte delle giornate comincia in modo normale. A volte anche meglio del normale. Il che è molto peggio."

Tia è in chiesa, sta facendo la cosa che più ama fare, cantare dando voce alla sua anima, quando, all'esterno, il rumore di uno sparo sconquassa tutto, interrompe il canto, ferma la musica e dà avvio ad una serie di eventi a catena che turberanno il presente della ragazza, di sua madre e di chi sta loro attorno.
Il mondo di Tia sembra essere cambiato dopo quello sparo, non solo il suo animo è turbato, ma tutto ciò che le gravita attorno sembra essere stato condizionato dall'accaduto. Non può fare a meno di chiedersi perché tutti ora la guardino con quel misto di curiosità e imbarazzo, e perché al suo passaggio tutti sembrino ammutolirsi, interrompendo discorsi che probabilmente avevano lei come protagonista.
L'uccisione di quel bambino cosa ha a che fare con lei? Perché la gente del quartiere sembra guardarla con occhi diversi? E perché sua madre, da sempre taciturna, sembra ora essersi rinchiusa ancora più nel suo guscio?
Saranno questi gli interrogativi che spingeranno Tia a porsi delle domande e a esigere quelle risposte su suo padre che sua madre ha sempre eluso con abilità.
Una storia che in poche pagine affronta con grande intelligenza e delicatezza vari temi, difficilmente affrontati nei romanzi per ragazzi.
Parla di pregiudizio, di sospetto e razzismo, ma anche di vergogna, paura e perdono.
L'autrice ci racconta di quelle vite spezzate dalla violenza, ma lo fa invitandoci a metterci nei panni di tutti quelli che subiscono tale dramma, vittime, carnefici, familiari di entrambe le parti e vicini (sia quelli più spregevoli che quelli più comprensivi).
Soprattutto ci invita a metterci nei panni della figlia e della moglie dell'assassino. Innocenti su cui, loro malgrado, ricadono le colpe del carnefice. 
Un romanzo concreto, che racconta la verità senza infiocchettarla o addolcirla, racconta la vita che è dura e piena di cose brutte e ingiuste, ma dove, di tanto in tanto si può inciampare in qualcosa o qualcuno di bello, un sogno anche, per cui valga la pena avere forza e speranza. 

Considerazioni:
Ho trovato questa lettura molto più profonda e intensa di quanto mi sarei potuta aspettare.
Un romanzo per ragazzi che consiglio di leggere e far leggere, perché racconta di una situazione tutt'altro che rosea e di come, nonostante tutto, le sue protagoniste (madre e figlia) riescano, insieme, a farcela. A superare la disgrazia che è loro capitata.
L'autrice, attraverso queste pagine, ci porta tra le strade di New Orleans, nei quartieri più difficili e poveri, dove la tranquillità è solo un miraggio e la delinquenza all'ordine del giorno.
Ci porta a casa di Tia, un'adolescente come tante, che come tante cova i suoi sogni e desideri che condivide con l'amica di sempre.
Ma la vita di Tia non è affatto semplice, e attraverso lei l'autrice coglie l'occasione di narrare la storia di una bambina cresciuta portando inconsapevolmente sulle spalle il terribile peso di una colpa non sua.
Tia e sua madre sono marchiate, additate e giudicate pur non avendo alcuna responsabilità, anzi essendo esse stesse vittime.
È triste e profondamente ingiusto leggere di una ragazzina che viene condannata per le colpe di suo padre. Perché una moglie ignara e una bimba di soli quattro anni sono costrette a sentire su di loro il disprezzo la disapprovazione? 
Qual è la loro colpa? Cosa avrebbero potuto fare per impedire ciò che è accaduto? 
Fa pensare il poter guardare la situazione dal loro punto di vista e rendersi conto come è facile sentenziare, e quali orrori possono provocare i giudizi affrettati.
La madre di Tia, ad esempio, non ha saputo reagire a ciò che l'ha travolta. A quegli sguardi che la condannavano ha risposto condannandosi a sua volta. Rinchiudendosi nel suo mondo fatto solo di casa/lavoro e liberando il quartiere dalla sua vergognosa presenza, evitando di partecipare a feste ed eventi pubblici.
Ovviamente i segreti, le cose non dette, e i troppi rifiuti all'apertura, hanno compromesso ed incrinato il rapporto madre/figlia.
E una delle cose più belle di questa lettura è leggere di loro, degli scontri e degli incontri, così reali, così dolorosi, eppure così teneri.
Toccante è stato anche leggere di Tia e delle sue riflessioni sulla vita, sulla morte, sul tempo strappato via a tutte quelle vittime delle pessime scelte altrui, e su quel padre macchiatosi di un crimine fin troppo mostruoso.
È giusto volere ancora bene a chi compie una cosa tanto orrenda? È giusto cercare di perdonare? Le persone come suo padre sono sempre state persone cattive o hanno solo fatto delle scelte sbagliate?
Tante domande che la piccola protagonista si pone e che di rimando ci invita ad affrontare... interrogativi che troveranno risposta solo nella nostra coscienza, o che molto più probabilmente ci sentiremo semplicemente fortunati da non dovercene davvero preoccupare.


Ringrazio Il Battello a Vapore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro